Doctors assign the term erectile dysfunction to medical conditions of different patients: those who are not able to maintain an erection without aid viagra australia like his physical form and other aspects, but age related decrease of sexual intercourse doesn't happen overnight.

Programma provvisorio



I Quaderni ZooBioDi
N. 3/2010
Herbal Remedies in Animal Farming
Rimedi Vegetali in Zootecnia
Giovedì 9 Settembre 2010
XXII SALONE INTERNAZIONALE DEL NATURALE
9-12 settembre 2010



Il Quaderno ZooBioDi N.3/2010 raccoglie i lavori presentati al convegno "Herbal
Remedies in Animal Farming - Rimedi Vegetali in Zootecnia" nell'ambito del XXII
Salone Internazionale del Naturale che si è tenuta a Bologna il 9 settembre 2010, presso
il Quartiere Fieristico Bologna, Sala Opera.

COMITATO SCIENTIFICO
Mauro Serafini,
Università degli studi di Roma, Sapienza
Agostino Macrì,
Istituto Superiore di Sanità
Roberto Balducchi,
ENEA BAS-BIOTEC C.R. La Trisaia
Renzo Nazareno Brizioli,
Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana
Paolo Ranalli, Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura
COMITATO ORGANIZZATORE
Paola del Serrone
, Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura CRA
Marcello Nicoletti, Società Italiana di Fitochimica S.I.F.
Marinella Trovato, Società Italiana Scienze e Tecniche Erboristiche S.I.S.T.E.
Paolo Pignattelli,
Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica -
ZooBioDi
Giovanni Giacometti,
Associazione Scientifica Internazionale di medicina tradizionale,
Complementare e Scienze Affini - OLOSMEDICA

SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
S.I.S.T.E.
- Via Filagro, 38 20143 Milano, Tel: 02-45487428 Fax: 02-4548790,

PROGETTO GRAFICO
Susanna Lolli
, ZooBioDi.
FOTO
Archivio del Laboratorio di Sostanze Naturali del Dipartimento del Farmaco, Istituto
Superiore di Sanità.

Tutti i diritti riservati
Copyright 2010, ZooBioDi – Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e
Biodinamica
Pubblicazione fuori commercio
ISBN 978-88-903475-3-5


Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica

L'Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica è un'associazione
prettamente scientifica, apolitica, senza fini di lucro. E' nata a Milano nel 1999.
Gli Obiettivi dell'Associazione sono:
a) tutelare la promozione e la valorizzazione della zootecnia biologica e della zootecnia biodinamica in ogni campo della sua produzione; b) rappresentare il settore della zootecnia biologica e della zootecnia biodinamica nei confronti delle istituzioni, delle amministrazione delle organizzazioni economiche, politiche, sindacali e sociali, a livello locale, nazionale, comunitario ed internazionale; c) tutelare il consumatore e la professionalità dei produttori associati; d) stabilire rapporti con le autorità italiane e comunitarie preposte al settore sia della zootecnia che dell'agricoltura biologica e non, e di collaborare con Enti pubblici e privati, Scuole ed Università sui problemi della formazione e dell'insegnamento della zootecnia biologica e biodinamica e di materie affini per l'organizzazione, diretta o indiretta, di ricerche e studi, dibattiti e convegni su temi tecnico-scientifici, economici e sociali d'interesse nel settore; e) promuovere il coordinamento di iniziative sociali, legali, legislative ed associative per l'affermazione della zootecnia biologica e biodinamica, nonché per la tutela delle attività degli associati sul piano economico, giuridico-normativo, tecnico e sindacale. I Quaderni ZooBioDi sono pubblicazioni curate dalla commissione scientifica dell'Associazione Italiana di Zootecnia Biologica e Biodinamica e costituiscono un'iniziativa editoriale finalizzata alla diffusione di materiale di ricerca e review, di specifico interesse per la zootecnia biologica. Tutti i volumi de I Quaderni ZooBioDi sono consultabili e scaricabili on line dal sito





CON IL PATROCINIO DI

Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura
Società Italiana di Fitochimica
Società Italiana Scienze e Tecnologie Erboristiche

Univ. degli studi di Bologna Alma Mater Studiorum Fac. Med. Vet.
Federazione Italiana Produttori Piante Officinali
Ass. italiana fra coltivatori, raccoglitori, trasformatori import-esportatori,
Grossisti e Rappresentanti di PMA e spezie

Unione Italiana Erboristi UNIERBE
Confesercenti
Federazione Erboristi Italiani FEI

Confcommercio Imprese per l'Italia


Associazione di Zootecnia Biologica e Biodinamica - ZooBioDi
Associazione Scientifica Internazionale di medicina Tradizionale, Complementare e Scienze Affini - OLOSMEDICA Comitato Permanente di Consenso e Coordinamento per le Medicine Non Convenzionali IL CONTRIBUTO DI
XXII Salone Internazionale del Naturale Indice degli autori………….…………………………………………….103 PREFAZIONE
Prof. Marcello Nicoletti
Università degli Studi di Roma, Sapienza L'orizzonte di utilizzo dei prodotti naturali si è allargato progressivamente negli ultimi anni. Un mercato in continua espansione che ha usufruito di una serie di fattori positivi, compresi un sempre più deciso orientamento dell'opinione pubblica e la proposta di numerose nuove forme di utilizzazione. Non ultime, se non altro per importanza, le validanti cognizioni scientifiche, che si sono aggiunte a quelle tradizionali. L'impatto maggiore è stato registrato nel settore alimentare e la sensazione è che si sia solo all'inizio di un processo che rischia di esondare ulteriormente. I valori irrinunciabili dell'alimento, da quello salutistico a quello preventivo, travalicano ormai quello classico nutrizionale ed emergono con sempre maggiore evidenza, facendone un elemento determinante della qualità della vita. La nuova realtà dell'alimento si contestualizza e, coniugandosi con la tecnologia, origina un caleidoscopio di proposte, che si adattano facilmente e rapidamente alle richieste di un mondo in movimento. Mano a mano che la forma si adatta alla neonata richiesta, si corre il rischio di allontanarsi dalle necessità oggettive e dalla qualità della materia prima, che entrambi dipendono dalle sostanze naturali, sia come composizione che come trattamenti. Senza dimenticare i confronti e le sfide tipiche della globalizzazione. Impiegare le sostanze naturali oggi significa quindi accettare una sfida, esplorare un mondo in movimento, confrontarsi con una realtà dalle radici antiche ed un futuro in espansione e proteiforme. Ci sono tuttavia alcuni forti elementi a favore. La congiuntura positiva determinata dall'atteggiamento dell'opinione pubblica, basata su una fiducia spesso irrazionale ma crescente verso il naturale, deve quindi affrontare e risolvere i percorsi di una maturità necessaria ed incombente. La ricerca, la sperimentazione, lo studio sono chiamate a svolgere il loro ruolo fondamentale. Il Convegno, giunto ormai alla sua quarta edizione, nell'usuale ed ideale collocazione del SANA, fotografa esattamente questo momento e le conseguenze che ci potrebbero essere nell'immediato futuro. Gli aspetti principali vanno dagli integratori alimentari fino ai trattamenti sanitari per animali da allevamento e non. Comincia a delinearsi un approccio alle sostanze naturali più qualificato e coinvolgente settori prima in situazione di nicchia, che travalica il concetto di filiera e determina tutti i fattori che interessano l'intero processo di produzione, distribuzione, EVALUATION OF SOME PLANTS SPECIES
TRADITIONALLY USED TO TREAT MYASIS IN
SOUTHERN AFRICA FOR ANTIBACTERIAL AND
LARVAL GROWTH INHIBITION
J.N. Eloff, L. Mukadiwa, V. Naidoo
Phytomedicine Programme, Faculty of Veterinary Science, University of Pretoria, Private Bag X04, Onderstepoort, South Africa Myiasis, the growth of larvae of blowflies on wounds in animals is one of the most common parasitic problems of livestock and is responsible for severe economic losses in developing and developed countries. The control of myiasis depends largely on the use of antiparasitic chemicals. These may be not freely available, expensive, and lead to pesticide accumulation in the environment and potential development of insecticide resistance. The search for alternatives becomes increasingly important. Published information of plant species used traditionally to treat wound myiasis in South Africa and Zimbabwe was used to select seven species that were widely available. The aim of this study was to determine if these plant species are effective by using in vitro assays under controlled conditions. The antibacterial activity against four nosocomial pathogens was determined with a serial microplate dilution method. Most of the acetone extracts of the selected species had good to reasonable antibacterial activity with MICs ranging from 0.04 to 0.6 mg/ml. This indicates that compounds in these extracts could protect wounds against secondary infections. A larvicidal assay was carried out in which third instar larvae of blowfly were fed to meat treated with the acetone leaf extracts of the selected species. Four of the plant species induced developmental anomalies in the blowfly including paralysis, prolongation of the prepuparium stage, reduced pupation rates, pupal malformation and reduced adult emergence. The results suggest that the plants may contain compounds that interfere with the neuroendocrine control mechanisms in the blowfly. It appears that some of these plant species have the potential to deliver a product that can be used to control myiasis. Keywords: Plant extracts, movement larvae, development, antibacterial activity La Miasi è una tra le più comuni avversità negli allevamenti ed è causa di pesanti perdite economiche nei paesi industrializzati e in via di sviluppo. Il controllo della miasi è effettuato con prodotti chimici antiparassitari. Questi non sono facilmente reperibili, sono costosi, e causano inquinamento ambientale. È pressante la necessità di individuare un' alternativa ai prodotti di sintesi. Sono state quindi individuate sei specie di piante in Sud Africa e in Zimbabwe note per essere usate tradizionalmente per la cura delle ferite. Lo scopo dello studio è stato determinate la loro efficacia in test in vitro a condizioni controllate. L'attività antibatterica (MIC) è risultata compresa tra 0.04 e 0.6 mg/ml. Il test larvicida è stato condotto trattando le larve della mosca miasigena con acetone. I risultati ottenuti suggeriscono che le piante contengano composti che interferiscono con i meccanismi di controllo neuroendocrino degli insetti. Myiasis, the infestation of the skin of mammals by larvae of a variety of fly species of the arthropod order Diptera, is a worldwide problem affecting livestock. It is one of the most common parasitic problems of livestock in a number of surveys (Snoep, et al., 2002; Farooq, et al., 2008; Chhabra and Pathak , 2009). It is responsible for severe economic losses in developing and developed countries through abortion, reduced milk production, losses in weight and fertility, and poor hide quality (Otranto and Stevens, 2002). The estimated average annual cost of fly strike to the South African sheep industry is estimated at R40 million a year (BISA, 2009) whilst in the Australian sheep industry it is $280 million (Sackett et al. 2006). In cattle production the economic costs of screwworm myiasis include occasional animal deaths, decline in production (milk and meat), damage to hides and underlying muscles and the cost of treatment. Untreated animals may die in 7 to 14 days from toxicity or secondary infections (OIE, 2008). Over the years, the control of myiasis has depended largely on the use of chemical compounds, such as macrocyclic lactones (avermectins and milbermycins), carbamates, pyrethroids and organophosphate insecticides, on the newly hatched larvae, immature forms and adult flies. Insect growth regulators (IGRs) that affect insect growth and development have also been used. This use of chemical compounds has continued despite the potential human and animal toxicity and contamination of the food chain and the environment. The sustainability of this approach to disease control is also questionable with the development of resistance. The aim of this project was to determine whether using plant extracts can provide a feasible solution to treating myiasis. MATERIALS AND METHODS
Plants that have been used traditionally in southern Africa based on publications and are widely available were selected. Blowfly larvae were collected from a vulture restaurant and were cultivated in the laboratory under controlled conditions. After emergence of the flies, the population was identified as a mixture of Chrysomya marginalis and Lucilia cuprina. The antibacterial activities of several different extracts of the seven selected species against four nosocomial pathogens (Escherichia coli Enterococcus faecalis, Pseudomonas aeruginosa and Staphylococcus aureus) were determined using a serial dilution microplate method (Eloff 1998). The effect of an acetone extract on the movement of larvae, the larval morphology, larval development and emergence of flies were determined after treating meat with different concentrations of dried acetone extracts of the plants. Larval movement was determined by taking a video of the larvae and measuring their movement out of a demarcated area. Ivermectin was used as a positive control. (0.1 ml of I % Ivermectin) RESULTS AND CONCLUSIONS
All the plant species had a reasonable to good activity against the four nosocomial bacteria with minimum inhibitory concentrations generally varying from 0.04 to 0.6 mg/ml. In general the acetone extracts had the highest activity followed by dichloromethane, methanol and hexane extracts. This indicates that intermediary polarity compounds are probably responsible for the antibacterial activity. Some of the problems of myasis are caused by subsequent bacterial infections; extracts of these plant species may therefore be used by rural pastoralists to combat bacterial infections. For topical infections it would be easy to attain concentrations of 0.6 mg/ml. The two Gram negative bacteria Pseudomonas aeruginosa and Escherichia coli were more sensitive to the extracts than the Gram positive Enterococcus faecalis and Staphylococcus aureus. The larvae were much more resistant to the plant extracts than the bacteria, but one should keep in mind that the bacteria were immersed in the plant extract where the larvae consumed meat treated with the plant extract thus subjected to a lower dose. At a concentration of 10 mg/ml no larvae were killed, but there was a distinct effect on the movement of the larvae. Treatment with ivermectin led to a 100% inhibition of movement compared to values of 97, 89, 89, 73, 69, 7 and 2% for the different acetone plant extracts and 0% for acetone. There were also differences in the emergence of flies from the meat treated with different plant acetone extracts. For the Ivermectin treatment the value was 0%, for acetone 100% and for the plant extracts it varied from 1, 69, 74, 88, 93, 97 to 100%
emergence. When larvae were fed on meat treated with concentration of 50 mg/ml of the four most active plant extracts the morphology of the pupae were affected. The pupation rate was 72, 71, 58 and 38% with a value of 95% for acetone the negative control. The percentage of flies that emerged after treatment was 0, 0, 16 and 17% for the extracts and 84% for the acetone negative control. Although there were major differences in the activity of the extracts of different plants on the bacteria and larvae it seems that with a sufficiently high dosage some of these plant extracts may be effective in controlling myiasis and subsequent bacterial infections. There are different approaches that can be followed to investigate the development of a product to treat wound myiasis in animals. After stability and toxicity of the extracts have been investigated, one approach would be to isolate the active compound and investigate its potential use as an antiparasitic agent. The likelihood of synergism with other compounds in the extract has to be kept in mind. A second approach is to develop a well defined plant extract with activity that may be possible to produce at a low cost to be used in commercial animal production. A third approach would be to look at possibilities in which rural pastoralists can improve the efficiency of the extracts they use. It is clear that there is low activity with aqueous extracts and extractants such as acetone would not readily be available. It is possible that mixing the dried plant leaves with a fat may extract some of the active compounds so that a past prepared in such a way could be used for the treatment of wound myiasis. ACKNOWLEDGEMENTS - The National Research Foundation of South Africa and the
University of Pretoria provided funding. REFERENCES - Bio-Insectaries South Africa (BISA), 2009. Lucitrap for blowflies.
http://www.bioinsectsa.com/luci.html; ChhabraM.B., Pathak K.M.L. 2009. Myiasis of
domestic animals and man in India. Journal of Veterinary Parasitology 23(1); Eloff J N
1998 A sensitive and quick microplate method to determine the minimal inhibitory concentration of plant extracts for bacteria. Planta Medica 64, 711-714; Farooq Z, Iqbal Z,
Mushtaq S, Muhammad G, Iqbal MZ, Arshad M. 2008. Ethnoveterinary practices for the treatment of parasitic diseases in livestock in Cholistan desert (Pakistan). Journal of Ethnopharmacology. 118(2):213-9; OIE, 2008. Terrestrial Manual. Screwworm
(Cochliomyia hominivorax and Chrysomya bezziana). Chapter 2.1.10; Otranto, D. and J.
R. Stevens. 2002. Molecular approaches to the study of myiasis-causing larvae. International Journal for Parasitology 32:1345–1360; Sackett D, Holmes P, Abbott K,
Jephcott S & Barber M. 2006. Assessing the economic cost of endemic disease on the profitability of Australian beef cattle and sheep producers. A report to Meat & Livestock Australia, North Sydney, Australia http://www.mla.com.au/TopicHierarchy/Research and Development; Snoep, J.J., Sola, J., Sampimona O.C, Roeters N., Elbers A.R.W., Scholten
H.W., Borgsteede, F.H.M. 2002 Myiasis in sheep in The Netherlands Veterinary Parasitology 106 : 357–363. PRODUZIONE E VENDITA DI MANGIMI
COMPLEMENTARI OTTENUTI DA ERBE OFFICINALI
ED OLI ESSENZIALI DA AGRICOLTURA
CONVENZIONALE E/O DA RACCOLTA SPONTANEA
C. Vender1, C. Malavasi2
1CRA-Unità di ricerca per il Monitoraggio e la Pianificazione Forestale – Villazzano(TN) 2BIOTRADE, Mirandola, Modena Durante gli ultimi 30 anni nei paesi sviluppati si è assistito ad un cambiamento del tipo di alimentazione animale che ha permesso di aumentarne la produttività e le performances. Nel frattempo però sono comparse anche le cosiddette "malattie della nutrizione", per rispondere alle quali, gli allevatori sono ricorsi largamente all'uso di antibiotici a basso dosaggio. Tuttavia le sconvolgenti patologie comparse di recente, nonché il problema della resistenza agli antibiotici, hanno portato alla loro interdizione totale in Europa, come fattori di crescita, nel gennaio del 2006. Alcune ditte specializzate nella produzione di mangimi di alta qualità, lavorando a stretto contatto con la comunità scientifica, si sono messe ad utilizzare piante, estratti di piante ed oli essenziali, al posto degli additivi sintetici. Una di queste è la ditta italiana, BIOTRADE che produce una vasta gamma di prodotti utilizzabili in ambito zootecnico, sia come mangimi/coadiuvanti alimentari, sia ad uso topico. Parole chiave: alimentazione animale, controllo dei parassiti, prodotti italiani.
Production and trade of feedstuff enriched with medicinal and aromatic plants and
essential oil coming from conventional cropping and/or wild collecting. Over the last 20
years in the developed countries the different way to feed animals has increased their productivity and performances. Nevertheless at the same time the so called "nutritional diseases" have also appeared and, in order to contrast the possible malfunctions during the phases of cattle development and reproduction, cattle breeders have largely employed antibiotics at a low dosage. But the upsetting pathologies lately appeared (mad cow), and the resistance to antibiotics, have determined their total interdiction in Europe, as growth factors, in January 2006. The firms specialized in feedstuff production, pulled between the consumers safety expectations, legislations changes and the need to safeguard the cattle chain income, have committed themselves to find alternative solutions, working in tight collaboration with the scientific community. In this general context, some smaller firms devoted to a high quality feedstuff production, have tried to use natural products from vegetal origin instead of synthetic additives. These natural vegetal additives have the purpose both to improve the feed technological qualities (duration, smell and storage) and the animal performances (growth, digestion, well being and health). The aim of this presentation is to show the products of an Italian Firm, BIOTRADE, which researches in medicinal and aromatic plants an alternative to the most common synthetic additives in order to: Improve feed taste and smell to increase the attractiveness and to stimulate the appetite in case of weakness. Better the visual quality of meat and eggs color (carotenoids) Favour the the immunostimulation thanks to feed enriched with natural antioxidant Keep a low parasitosis level: worms, skin parasites, coccidiosis. Check inflammatory diseases (enterities, flu, breathing problems and mastitis) Contrast low fertility and food intoxication. Here follows a presentation of the main Biotrade products with a short description of the origin of the foodstuff employed. La maggioranza degli alimenti per gli animali da allevamento è fabbricata da ditte specializzate che utilizzano soprattutto cereali, farine oleo-proteaginose, minerali ed un certo numero di micro ingredienti denominati "additivi". Le dimensioni di questo mercato sono notevoli e si stima che la produzione di alimenti industriali per gli animali da reddito, a livello mondiale, si aggiri attorno a 600 milioni di tonnellate. Negli ultimi 30 anni, nei paesi in via di sviluppo, grazie al miglioramento del tenore di vita, il consumo di prodotti ottenuti da allevamenti di tipo industriale (carne, pesce, latte, uova) è notevolmente aumentato. Nel frattempo nei paesi sviluppati si è assistito ad un cambiamento del tipo di alimentazione animale che ha permesso di aumentare sia la produttività che le performances zootecniche. Nel frattempo però sono comparse anche le cosiddette "malattie della nutrizione" e nelle varie fasi della crescita del bestiame, si sono manifestati frequenti sintomi di squilibrio. Per rispondere a questi problemi, per anni, gli allevatori sono ricorsi all'aggiunta costante nella dieta degli animali di antibiotici a basso dosaggio, come se si trattasse di normali additivi. Questa pratica ha consentito di migliorare la crescita degli animali, nonché il giro di affari degli antibiotici utilizzati come "fattori di crescita", stimato, nel 2000, attorno ai 400 milioni di $. Tuttavia, le sconvolgenti patologie comparse negli ultimi 10 anni (mucca pazza ecc.), nonché l'emergenza determinata dalla resistenza agli antibiotici, hanno portato alla loro interdizione totale in Europa, come fattori di crescita, nel gennaio del 2006. Produzione e vendita di mangimi complementari: un esempio italiano
Di fronte ai cambiamenti legislativi le ditte specializzate nella produzione di mangimi, in bilico fra le aspettative di sicurezza dei consumatori e la necessità di salvaguardare la redditività della filiera, si sono impegnate a trovare delle alternative agli antibiotici, a dei costi accettabili, lavorando a stretto contatto con la comunità scientifica e da qualche tempo in qua, nei mercati di nicchia dell'alimentazione animale di alta qualità, al posto degli additivi sintetici si utilizzano piante, estratti di piante e prodotti naturali. Anche la BIOTRADE, una ditta italiana che svolge la sua attività in provincia di Modena dal 1997, ricerca nelle erbe officinali, negli estratti e negli oli essenziali ricavati da radici, semi e frutti, una valida alternativa agli additivi di sintesi più comuni. Questa ditta produce una vasta gamma di prodotti utilizzabili in ambito zootecnico, sia come mangimi/coadiuvanti alimentari, sia come gel ad uso topico per il benessere animale. La maggior parte dei prodotti è formulata sia in forma liquida che in polvere e tutti hanno il vantaggio di poter essere somministrati senza tempi di sospensione per latte, carne e uova, a partire dallo svezzamento fino allo stadio di finissaggio. Nel caso dei ruminanti questi prodotti sono finalizzati a rispondere alle seguenti esigenze:  stimolare l'immunità cellulomediata per migliorare la resistenza alle affezioni respiratorie  apportare sostanze ricostituenti e stimolanti dell'appetito e della digestione;  apportare sostanze con attività antibatterica, antinfiammatoria ed astringente sulle forme  apportare sostanze con attività antibatterica, mucolitica ed espettorante sulle forme  apportare sostanze calmanti, stimolanti l'appetito e la digestione, antiossidanti.  stimolare l'immunità cellulomediata a beneficio della salute del vitello e della sanità della  apportare sostanze disintossicanti, antinfiammatorie e stimolanti dell'appetito per ridurre le patologie post parto (chetosi e steatosi) e stimolare la ripresa dell'attività ovarica;  apportare sostanze immunostimolanti, antinfiammatorie e disintossicanti per ridurre le infiammazioni della mammella e, quindi, le cellule somatiche nel latte;  apportare sostanze disintossicanti del fegato per migliorare la caseificazione del latte;  apportare sostanze antinfiammatorie e stimolanti l'attività dell'apparato circolatorio per ridurre lo stress da caldo;  uso topico sulla mammella per mastite, intertrigo, piaghe e ragadi.  apportare sostanze con attività vermifuga e coccidiostatica. Nel caso dei monogastrici questi prodotti sono finalizzati a rispondere alle seguenti  apportare sostanze immunostimolanti in asciutta per migliorare la salute dei suinetti e ridurre il danno da attacchi virali;  apportare sostanze antinfiammatorie e stimolanti l'apparato circolatorio per ridurre gli effetti dello stress da parto e favorire la ripresa del ciclo ovarico.  apportare sostanze con attività antibatterica, antinfiammatoria ed astringente sulle forme enteriche, ridurre la mortalità e migliorare l'indice di conversione (I. d. C.) alimentare;  apportare sostanze calmanti per evitare eccessiva aggressività. MAGRONI ed INGRASSO  Apportare sostanze antinfiammatorie e digestive per migliorare I. d. C.;  apportare sostanze calmanti per ridurre l'aggressività durante i trasporti. AVICOLI-GALLINE OVAIOLE  apportare sostanze con attività vermifuga (vermi piatti e tondi)  apportare sostanze con attività disintossicante ed antiossidante per migliorare la quantità delle uova prodotte e quindi I. d. C. alimentare.  apportare sostanze con attività coccidiostatica;  apportare sostanze atte alla regolazione della funzionalità intestinale e di controllo della  apportare sostanze con attività antisettica, mucolitica ed espettorante sulle forme  apportare sostanze con attività antiparassitaria in particolare istomoniasi; CONIGLI-FATTRICI  apportare sostanze con attività immunostimolante per migliorare la salute dei coniglietti;  apportare sostanze per migliorare la stimolazione dei calori;  apportare sostanze con attività anti micosi e stafilococcosi. CONIGLI SVEZZAMENTO  Apportare sostanze atte alla regolazione dell'attività digestiva (in particolare enterocolite) e quindi a migliorare l'I.d.C. CARATTERISTICHE DELLE ERBE UTILIZZATE
La maggior parte delle erbe utilizzate nella preparazione dei mangimi è di origine straniera, anche perché molte di loro sono esotiche (Tab. 1). L'acquisto di erbe italiane, è limitato a piccoli quantitativi, fatta eccezione per l'echinacea che è disponibile in qualità e quantità adeguate. I prodotti BIOTRADE sono composti da erbe selezionate ad elevato contenuto di principi attivi, inoltre, ad es. nel caso del cardo mariano, al seme macinato e selezionato viene aggiunto dell'estratto secco titolato all'80% di silimarina, che garantisce un altissima concentrazione del principio attivo ed un costante standard qualitativo. Inoltre anche gli oli essenziali utilizzati sono titolati. Nel laboratorio di produzione viene adottato il sistema HACCP e si lavorano esclusivamente erbe e loro derivati, pertanto non sono possibili contaminazioni con altre sostanze. Il mercato della BIOTRADE è prevalentemente nelle regioni del nord Italia ed in alcune aree del sud, ed è costituito da allevamenti che operano con metodi convenzionali oppure certificati nel biologico. La gamma dei prodotti è relativamente ampia e viene associata alla consulenza del personale tecnico per individuare i prodotti idonei a soddisfare le specifiche esigenze del singolo allevamento. Il personale tecnico di BIOTRADE si occupa di ciò con visite mirate in allevamento e tramite internet. Tabella 1 Nome scientifico, parte di pianta, principi attivi e proprietà delle principali piante
utilizzate.
Nome
di Principi attivi
Ananas comosum Bromellina,enzimi Antinfiammatoria, Cetraria islandica Oli essenziali, acidi Espettorante, antisettica, organici antinfiammatoria Cinchona calisaya Alcaloidi,tannini, Febbrifuga,astringente resine,oli essenziali Crataegus Cardiotonico,sedative, oxyacantha Cinarina, resine Colagoghe, coleretiche cardunculus Echinacea sp Immunostimolante echinacoside ecc. Eleutherococcus Immunostimolante, senticosus Marsdenia e., Digestivo,aperitivo, cundurango resine, fitosteroli Hypericum principi Calmante, aperitiva, perforatum amari, flavonoidi Lythrum salicaria salicarina Astringente, Melissa officinalis olio Tranquillante,digestiva, Psidum guajava e Antidissenterica, proteine, Galafora e nutritiva vitamine, steroli Eterosidi salicilici Saponaria gomme, Antiparassitaria officinalis resine, ac. organici Silybum marianum Silimarina, flavonoidi Epatoprotettrici, Tanacetum vulgare Sommità Oli essenziali, resine, Vermifugo, stimolante, tannini Zingiber officinale Oli essenziali, resina, Stimola l'appetito, migliora gingeroli CONCLUSIONI
Uno studio di mercato abbastanza recente (2007) effettuato dalla ditta svizzera Pancosma in più di 10 paesi, su un campione di 100 industrie di mangimi, ha dimostrato che le piante officinali, gli estratti e gli oli essenziali hanno trovato un posto importante nel campo dell'alimentazione degli animali monogastrici (polli, maiali, conigli ecc.) e le industrie li utilizzano proprio in alternativa ai fattori di crescita antibiotici. I principi attivi che hanno dato risultati significativi in questo mercato molto competitivo sono relativamente pochi (circa una ventina) ma, in effetti, nel campo dell'alimentazione animale è difficile barare perché i mangimi devono percorrere delle tappe obbligate: 1. processi di lavorazione industriale ben precisi (granulazione, trattamento ad alta pressione, vapore ecc.) 2. margini di guadagno molto ristretti 3. misurazione sistematica degli effetti attesi attraverso dei test sperimentali sugli animali, condotti col massimo rigore scientifico. BIBLIOGRAFIA-Battaglini, L. 2009. Impiego dei prodotti fitoterapici nell'alimentazione
dei bovini da latte e da carne. Programma regionale di ricerca, sperimentazione e dimostrazione. Relazione conclusiva del 3° anno di attività. Biotrade. Schede tecniche.
Gautier, F. 2007. Utilisation des plantes aromatiques et medicinales comme sources de
nouveaux additifs en alimentation animale. 6° colloque Médiplant-ACW. Qualitè des plantes médicinales : des sciences de la plante aux sciences du bien-être: 74- 81. Iteipmai
2007.Utilisation des plantes médicinales et aromatiques en alimentation animale. La
Rocca, G., Righi, F.,Bruni R.,Quarantelli, A.,Renzi, M., 2007. Un approccio non
convenzionale alla enteropatia epizotica cunicola. Obiettivi e Documenti veterinari. Quarantelli, A., Righi, F., Bonomi, A., Renzi, M., Bruni, R., Schiamone, A., 2007.
Impiego della silimarina nell'alimentazione del pollo da carne. Atti del congresso nazionale SISVET 2007. Quarantelli, A., Righi F., Renzi M., Bruni R. 2008. Impiego della
silimarina nell'alimentazione della gallina ovaiola. Atti del congresso nazionale SISVET 2008. Tezzele, R., Taddei, S., Martelli, P., Cavirani, S., 2001. Studio sull'attività
immunostimolante indotta da polisaccaridi di origine vegetale nel bovino. ATTI della SOCIETA' di BUIATRIA-Congresso nazionale 2001. MIGLIORAMENTO DELLE PERFORMANCE
PRODUTTIVE IN POLLI RIPRODUTTORI CON
ALIMENTAZIONE INTEGRATA DA FITOPREPARATI
P. Pignattelli 1-2, M. Scozzoli 3
1ZooBioDi-Facoltà di Medicina Veterinaria, Milano. 2Olosmedica, Saronno VA 3Centro Sp. per la Promozione del Metodo Biologico, Forlì Due diversi fitopreparati (MV1α e MV2β) a base di miscele di erbe officinali sono stati utilizzati quale integrazione dell'alimentazione di polli riproduttori di razza Valdarnese Bianca (VB), razza rustica per eccellenza, particolarmente esigente di spazi aperti, di movimento, di alimentazione al pascolo e relativi principi nutritivi, ecc. La prova è stata condotta in due allevamenti, A e B (A, formato da 5 famiglie e B solamente da due) di riproduttori di VB che, per ragioni logistiche, ma soprattutto climatiche, non erano in grado di fornire agli animali un pascolo adeguato all'esigenze della razza stessa. I due fitopreparati sono stati posti a confronto fra loro (Famiglie 1 e 2 x MV1 verso Famiglie 3 e 4 x MV2) e con il gruppo controllo (Famiglia 5) nell'allevamento A, mentre in quello B è stato testato solo il fitopreparato MV1. Le prove hanno avuto la durata di un anno ed hanno fornito risultati positivi, evidenziando come sia possibile mantenere standard di produzione significativamente superiori ai controlli non trattati, in condizioni di stress, quando l'allevamento non risulta rispondente ai capitolati. Il fitopreparato MV1 ha fornito risultati superiori, ma non statisticamente significativi, a quelli del fitopreparato MV2. Parole chiave: Fitopreparati, polli riproduttori di razza Valdarnese Bianca, stress, performance produttive. Performances improvement with integrated feeding chickens bred with herbal drugs.
Two different herbal drugs (MV1α and MV2β) based mixtures of medicinal herbs were used as power integration of chickens bred Valdarnese Bianca (VB), rustic breed for excellence, particularly demanding open spaces, motion, feeding on grass and related nutrients, etc. The test was conducted in two farms, A and B (A, consisting of 5 families and B only by two) pure VB that for logistical reasons, but especially climatic, were not able to provide an adequate grazing animals to the needs of that breed. The two herbal drugs were compared among themselves (Families 1 and 2 x MV1 towards Families 3 and 4 x MV2) and with the group control (Family 5), while in the B has been tested only MV1. The tests have lasted a year and have provided positive results, showing how you can maintain production significantly higher standard untreated controls, under stress, when farming is not meeting specifications. The herbal drug MV1 has provided superior results, but not statistically significant, to those of herbal drug MV2. Key words: Herbal drug, Valdarnese Bianca breeders, stress, performances. PREMESSA
Le produzioni avicole italiane hanno superato nel 2009 il fatturato di 5.320 milioni di euro, di cui 3.840 milioni per le carni avicole e 1. 480 milioni per le uova. Una cifra di tutto rispetto pari al 33,8% del PLV della nostra zootecnia, relativa a un settore, quello avicolo, che da anni ha raggiunto l'autosufficienza. A questo positivo risultato concorrono, a vario titoli, tutti i comparti avicoli, dal pollo alle ovaiole, dal tacchino alle faraone, dalle oche alle anatre, ecc. allevati, sia con metodi cosiddetti industriali o convenzionali, sia con metodi cosiddetti non convenzionali, biologico e rurale compresi. Degli oltre 700 milioni di capi avicoli allevati annualmente in Italia, oltre 4 milioni sono riproduttori delle varie razze e tipologie (carne, uova). Fra questi stanno acquistando sempre maggior interesse i riproduttori di razze avicole autoctone e non, destinati a soddisfare le richieste di pulcini per il mercato del non convenzionale costantemente in crescita, biologico incluso. Com'è noto i metodi d'allevamento dei riproduttori avicoli sono diversi rispetto a quelli dei boiler e delle ovaiole, soprattutto per quanto riguarda gli spazi pro capite e l'alimentazione. In questo contesto rientrano anche i riproduttori appartenenti a razze autoctone allevati con metodo biologico e non, i quali dovrebbero, per regolamento, poter usufruire del pascolo per adeguati periodi di tempo. Proprio il pascolo dovrebbe fornire una quota consistente dell'alimento e apportare tutta una serie di principi attivi (provitamine, vitamine, enzimi, pigmenti, aromi, oligoelementi, ecc.) indispensabili, insieme al movimento, a fare la "differenza" del prodotto con quello ottenuto con l'allevamento cosiddetto industriale. Purtroppo, con una notevole frequenza, accade che per varie ragioni (cattive condizioni climatiche, eccessivo calpestio, assenza di rotazione, assenza di ombra, ecc.) i riproduttori finiscono per non potere usufruire dei vantaggi di un vero pascolo. Scopo del presente lavoro è stato quello di verificare se l'integrazione nell'alimento con fitopreparati a base di miscele di erbe officinali, appositamente studiate, fosse in grado di migliorare le performance produttive di riproduttori di un'antica razza avicola italiana, la Valdarnese Bianca (VB), [razza rustica per eccellenza, particolarmente esigente di spazi aperti, pascolo, ecc.] quando, in condizioni di stress, vengano a mancare i "vantaggi" apportati dal pascolo. MATERIALI E METODI
Le prove sono state condotte in due diversi allevamenti (A e B) di riproduttori di VB situati rispettivamente nei comuni di Figline Valdarno, il primo e di San Giovanni V.no, il secondo. L'allevamento A era formato da 5 diverse unità familiari (10 femmine e 1 maschio, ciascuna) allestiti secondo il capitolato d'allevamento (APA, Arezzo) della razza stessa (ricoveri fissi e parchetti, recintati da rete metallica, di circa 180 m2 ciascuno). L'allevamento B era costituito da due unità familiari (11 femmine e 1 maschio, ciascuno) mantenute come le precedenti salvo l'ampiezza dei recinti, pari a circa 170 m2 ciascuno). Ha condizionato la scelta dei due allevamenti il fatto che tutte le famiglie avessero la stessa età (nascite fra fine febbraio e inizio marzo ed accasate a giugno) e le unisse lo stesso problema, quello legato alla tipologia del parchetto (natura del terreno, esposizione a sud, molto soleggiate, stessa qualità iniziale di cotico erboso, assenza di piante ad alto fusto, ecc.) il cui cotico erboso, risultava completamente scomparso nei primi 30 giorni di pascolamento. I polli di entrambi gli allevamenti erano alimentati con lo stesso mangime commerciale tipo "riproduttori leggeri" (proteine 16,5%; lipidi 3,7%; fibra 4,8; Ca 3,3; P disponibile 0,4; E.M. Kcal 2.750) ad libitum, ma saltuariamente integrato con prodotti aziendali (mais marano, semi di girasole, avena, ecc.). I due fitopreparati utilizzati per la prova, il primo che chiameremo MV1α),a base di estratti di essenze naturali di origine vegetale da Poligonaceae, Fabeceae, Gentianaceae, Araliaceae, Rosaceae e Labiatae ed il secondo, che chiameremo MV2β) da Rosacee, Araliacee, Labiate, Fabacee e Composite. I prodotti sono stati somministrati da fine giugno a metà ottobre, accuratamente diluito nell'acqua da bere (100 g/100 litri) il primo (MV1) e miscelato al mangime (100 g/100 kg) il secondo (MV2), secondo il seguente schema: Allevamento Famiglia 1
Famiglia 2
Famiglia 3 Famiglia 4
Famiglia 5
Le rilevazioni, in entrambi gli allevamenti, sono iniziate a luglio e sono terminata nel maggio successivo. I parametri monitorati per ciascuna unità familiare, oltre allo stato di salute, sono stati: a) l'inizio della deposizione (prima settimana > 20%); b) numero e peso totale (kg) delle uova prodotte (320 gg.); c) peso medio delle uova; d) percentuale di uova incubate, cioè di quelle di peso superiore ai 58 g ed inferiore ai 70 g come da regolamento; e) percentuale di uova feconde (speratura al 6° giorno di incubazione). Il consumo del mangime non è stato considerato un parametro di confronto attendibile. RISULTATI E DISCUSSIONE
Va innanzitutto precisato che, nonostante le avverse condizioni climatiche, soprattutto estive, lo stato di salute di tutti i soggetti è stato molto buono, se si esclude una lieve forma di corizza che ha colpito il 60-70% dei capi dell'allevamento A, all'inizio del mese di aprile. Passando ai risultati, nella tabella 1 sono riportati quelli della prova condotta nell'allevamento A, dove è stato possibile confrontare i due fitopreparati (MV1 e MV2). Dal loro esame, innanzitutto appare evidente che gli animali sono entrati in deposizione praticamente negli stessi giorni a conferma dell'uniformità dei soggetti, del loro buono stato di salute e di condizioni di allevamento molto simili. Il numero delle uova prodotte è stato, per tutti i gruppi nei valori dello standard, ma con una netta differenza a favore dei gruppi trattati, +4,6% per MV1 e +3,2% per MV2 rispetto al gruppo controllo e anche con una differenza di + 1,4 punti percentuale a favore di MV1 rispetto a MV2. Il peso medio delle uova ha registrato un +1,55% a favore dei gruppi trattati, senza evidenziare differenze fa MV1 e MV2. Va sottolineato che due galline del gruppo controllo hanno manifestato il desiderio della cova e sono state opportunamente trattate consentendo un parziale recupero dell'ovodeposizione. La percentuale di uova feconde, riferita solamente a quelle usate per la rimonta di ciascun allevamento, è risultata pressoché identica nei diversi gruppi, mentre la percentuale di uova incubabili, cioè comprese fra 58 e 70 g (come da regolamento) è risultata a favore dei gruppi trattati, +2,9 punti percentuali per MV1 e +2,4 punti percentuali per MV2; va registrata anche una differenza di + ½ punto percentuale a favore di MV1 rispetto a MV2. Tabella 1: Allevamento A – Risultati ottenuti con l'impiego di 2 diversi Fitopreparati
(MV1 e MV2) aggiunti all'alimento di Riproduttori VB allevati in condizioni di stress.
Uova deposte
Peso medio
familiari
deposizione
incubabili
feconde (ϕ)
(> 20%)
(58-70 g)
Φ - % riferita alle sole uova incubate per la rimonta aziendale. α) – MV1: Nuovo Apasprint, APA-CT srl, Forlì. β) – MV": Ergostress Plus, Biotrade snc, Mirandola MO Tabella 2: Allevamento B – Risultati ottenuti con l'impiego del Fitopreparato MV1
aggiunto all'alimento di Riproduttori VB allevati in condizioni di stress.
Peso medio
deposizione
incubabili
familiari
(> 20%)
(58-70 g)
(ϕ) (6°gg)
Φ - % riferita alle sole uova incubate per la rimonta aziendale. Nella tabella 2, sono riportati i risultati della prova condotta nell'allevamento B, dove è stato possibile testare solamente il fitopreparato MV1. Come nella prova precedente non ci sono state variazioni interessanti per quanto concerne l'inizio della deposizione fra gruppo trattato e gruppo controllo, mentre è risultata molto evidente, anche per il diverso numero di galline, la differenza a favore del gruppo trattato riguardo il numero di uova deposte (+ 9,30%), al peso totale delle uova ed il loro peso medio, +9,9% e +9,7%, rispettivamente. Nessuna sostanziale differenza è emersa relativamente alla percentuale di uova feconde, mentre la percentuale delle uova incubabili è risultata a favore del gruppo trattato (+ ½ punto percentuale). I risultati ottenuti nel gruppo trattato rientrano nella media "alta" dello standard di razza e la sostanziale differenza con quelli del gruppo controllo è stata sicuramente favorita dall'entrata in cova di due galline del gruppo stesso. CONCLUSIONI
La somministrazione di due diversi fitopreparati a base di miscele di erbe officinali (MV1 e MV2) come integrazione dell'alimentazione di polli riproduttori di razza Valdarnese Bianca (VB), [razza rustica per eccellenza, particolarmente esigente di spazi aperti, di movimento, di alimentazione al pascolo e relativi principi nutritivi, ecc.] allevati in condizioni di stress, proprio per inadeguato utilizzo del pascolo, ha fornito interessanti risultati positivi, evidenziando come sia possibile produrre performance nella media "alta" dello standard di razza, e significativamente superiori ai controlli non trattati. Va sottolineato che nessuna gallina dei gruppi trattati ha manifestato la tendenza alla cova, mentre il fenomeno si è presentato su due galline per ciascun gruppo controllo. Il fitopreparato MV1 ha fornito risultati superiori, ma non percentualmente significativi, se si esclude il parametro dell'ovodeposizione (+1,4%), a quelli del fitopreparato MV2. Va anche evidenziato che l'integrazione di appropriate miscele vegetali in aggiunta alla normale alimentazione potrebbe risultare particolarmente interessante, non solo per mantenere o migliorare le performance produttive in condizioni stressanti di media e lunga durata, ma anche per migliorare le caratteristiche qualitative, in particolare quelle organolettiche della carne e delle uova. Un interessante capitolo quest'ultimo che sarebbe interessante da approfondire in un prossimo futuro assieme ad una più attenta verifica dell'assenza della cova nelle galline dei gruppi trattati rispetto ai controlli. BIBLIOGRAFIA-Arduin M., 2001. Il recupero delle razze autoctone. L'Allevatore,
3.3.2001, 7. De Maria G., 1992.ante e erbe medicinali - Edizioni Polaris. Gualtieri M.,
Pignattelli P., Michelotti R. & Rapaccini S., 2003, Valdarnese Bianca: riconoscimento e valorizzazione, Atti del Convegno Nazionale "Parliamo di Allevamenti Alternativi e Valorizzazione del Territorio" Cuneo, 25 settembre. Penso G., 1993, Piante medicinali
nella terapia medica. Ed. Organizzazione Editoriale Medico Farmaceutica. Pietta P. &
Pietta A., 1999, Fitomedicine e nutrienti, Ricchiuto editore, 2° ed. Pignattelli P., 2001, Il
consumatore ha scelto la Valdarno bianca. Avicoltura, 1, 12-17. Pignattelli P. & Cristalli
A., 2004. Valorizzazione della biodiversita' avicola: la Valdarnese Bianca. Tavola rotonda
su "Valorizzazione economica della biodiversita'" Corte Benedettina, Legnaro PD – 24 novembre 2004. Pignattelli P. 2008. Le diverse fitoterapie in medicina veterinaria: la
storia, lo stato dell'arte, le prospettive e normativa. Atti Convegno su: Fitoterapia In Medicina Veterinaria19 novembre 2008, Fac. Med. Vet. – LODI. Repertorio Fitoterapico.
ANTIVIRALI NATURALI PER LA TERAPIA DELLE
MALATTIE DIFFUSIVE DEGLI ANIMALI
V. Galligioni1, D. Zanichelli2, A. Castagna3, A. Scagliarini1
1Dip. di Sanità Pubblica Vet. e Patologia Anim. Alma Mater Studiorum, Univ. di Bologna
2Phenbiox srl; 3Adama srl
L'utilizzo di farmaci ad azione antivirale in medicina veterinaria potrebbe contribuire a ridurre l'impatto economico delle malattie limitando, nel contempo, la disseminazione dei patogeni nell'ambiente e, di conseguenza, il rischio sanitario per altri animali e per l'uomo. Le piante sono sempre state utilizzate dall'industria farmaceutica per l'isolamento di composti attivi, e molti farmaci moderni contengono principi d'origine naturale, sia sotto forma di estratti, che nella loro versione sintetica. Nel nostro studio abbiamo valutato l'attività antivirale in vitro di alcuni estratti di piante nei confronti del virus del cimurro del cane (CDV). In particolare è stata saggiata l'efficacia intra ed extracellulare di estratti idroenzimatici di Echinacea (Echinacea angustifolia), Noce (Juglans regia), Mirtillo (Vaccinium Myrtillus), propoli e Melissa (Melissa officinalis) oltre che di idrolizzati di Noce, crusca, uve ed olive. I risultati ottenuti confermano che le sostanze naturali possono rappresentare un'importante fonte di molecole antivirali per lo sviluppo di terapie innovative. Parole chiave: CDV, antivirali naturali, selettività Natural antivirals for the treatment of animal infectious diseases. Antiviral compounds in
veterinary medicine could both decrease the economic impact of diseases and limit microorganisms spread in the environment, and consequently the health risk for other animals and humans. Plants have ever been used in the pharmaceutical industry to isolate active compounds and most of modern drugs contain natural active principles, either as pure extracts or as synthetic compounds. In our study we have evaluated the in vitro antiviral activity of some plant extracts against Canine Distemper Virus (CDV). In particular, hydroenzymatic extracts from Echinacea (Echinacea angustifolia), walnut (Juglans regia), blueberry (Vaccinium Myrtillus), propolis, Melissa (Melissa officinalis) and hydrolysed extracts of walnut, bran, grapes and olives have been tested for their intra- and extracellular antiviral activities. Resulting data confirm that natural compounds can be an important source of antiviral molecules for the development of innovative therapies. La scoperta degli antivirali è ancora relativamente recente ed il loro utilizzo si limita alla patologia umana con poche applicazioni pratiche in veterinaria. La ricerca e lo sviluppo di farmaci antivirali ad uso veterinario dovrebbe essere incentivata per rendere disponibili nuovi mezzi in grado di ridurre l'impatto socio-economico delle epidemie negli animali da reddito così come degli animali d'affezione in accordo con quanto previsto dalla Community Animal Health Policy (CAHP) 2007-2013. La ricerca nel settore degli antivirali veterinari potrebbe avere diverse ricadute positive nel campo della salute animale, ma ad oggi gli studi di efficacia nei confronti di virus animali sono stati principalmente finalizzati allo sviluppo di terapie nei confronti di virus umani filogeneticamente correlati. A questo proposito esiste un crescente interesse per le patologie animali che possano fungere da modello per le patologie umane. Il virus del cimurro del cane (CDV) e il virus del morbillo umano (MV) sono membri del genere Morbillivirus nella famiglia Paramixoviridae, entrambi sono noti per la loro capacità di causare lesioni demielinizzanti al SNC nei loro ospiti naturali, rispettivamente il cane e l'uomo. Gli studi sulla neuropatogenesi del cimurro possono essere utilizzati come modello di altre infezioni da Morbillivirus, suggerendo nel contempo nuovi approcci per il controllo delle malattie da essi causate, in particolare questo modello può essere considerato valido per testare nuovi farmaci antivirali. Nonostante la diffusa pratica della vaccinazione, il CDV è un patogeno ancora estremamente diffuso nella popolazione canina con alti tassi di letalità che si registrano soprattutto nelle forme neurologiche. Attualmente non esiste alcuna terapia specifica nei confronti di CDV anche se è stata dimostrata l'efficacia antivirale della ribavirina RBV 1-(-D-ribofuranosyl)-1,2,4-triazole-3-carboxamide (Ribavirin, RBV) nei confronti di CDV (Scagliarini et al., 2006; Elia et al., 2007), la molecola è in grado di inibire l'enzima inosine monophosphate dehydrogenase (IMPDH) e la RNA polimerasi RNA dependente (vRdRp) (Dal Pozzo et al., 2010) ma presenta basso indice di selettività. Lo scopo del nostro lavoro è stato quello di di valutare l'attività antivirale in vitro di sostanze naturali nei confronti di CDV. MATERIALE E METODI
Virus - Il virus del cimurro del cane (CDV) è stato considerato come prototipo di virus a
RNA a polarità negativa per i saggi antivirali. Prima dei saggi sull'attività antivirale, il virus è stato titolato su cellule VERO e la sua concentrazione è stata espressa in TCID50/ml, corrispondente alla dose infettante il 50% della coltura cellulare. Sostanze naturali - Gli estratti naturali utilizzati in questo studio sono stati forniti da
Adama srl. Sono stati testati estratti di piante presenti in Italia come: Vaccinium myrtillus (Fam. Ericaceae), Echinacea (Echinacea angustifolia), Noce (Juglans regia), Melissa (Mellissa officinalis), Propoli, enocianina e gli idrolizzati di noce, crusca, uva ed olive. Test di citotossicità - In via preliminare, sono stati realizzati i test di citotossicità allo
scopo di identificare la concentrazione di ciascun composto in grado di inibire la crescita cellulare del 50% (CC50). I composti sono stati quindi diluiti in terreno di coltura e saggiati in piastre da 96 pozzetti. Ogni diluizione di composto è stata testata in duplicato per un periodo di incubazione di 72 ore. Al termine dell'incubazione la citotossicità è stata valutata con test MTT (Hussain 1993). Test antivirali - Gli estratti sono stati testati a diverse diluizioni a partire dalla CC50 per
valutarne l'attività antivirale sia intra che extra cellulare. In tutti i test in vitro è stata utilizzata la ribavirina [1-(-D-ribofuranosyl)-1,2,4-triazole-3-carboxamide] come controllo positivo per la sua attività già documentata nei confronti di CDV. L'efficacia antivirale intracellulare è stata valutata seguendo il protocollo pubblicato da Scagliarini et al. (2006) mentre per l'attività extracellulare ciascuna diluizione di composto è stata incubata per 2 ore con il virus a temperatura ambiente. La soluzione contenente virus e composto è stata lasciata per due ore a contatto con le cellule, successivamente rimossa e sostituito da normale terreno di coltura. Anche in questa prova sono stati inseriti pozzetti controllo cellule e controllo virus, in cui l'inoculo iniziale è stato rappresentato da virus più medium. L'attività antivirale è stata espressa come la concentrazione di composto richiesta per ridurre del 50% l'effetto virale (IC ). Infine è stato calcolato l'indice di selettività (IS) dato dal rapporto tra il valore medio di CC50 e il valore medio di IC50. RISULTATI E DISCUSSIONE
Considerando i risultati ottenuti, il composto più promettente per la sua attività antivirale intracellulare è risultato l'estratto idroenzimatico di noce, con un IS 25 volte superiore a quello della RBV, l'unico composto in commercio con dimostrata efficacia antivirale nei confronti di CDV. La noce è già nota per la sua attività antivirale nei confronti dell'Herpes Simplex virus tipo1 (HSV-1) (Ruffa et al., 2004), virus a DNA. E' invece interessante notare come l'idrolizzato di noce, dimostri un IS inferiore a quello della RBV (1,236 vs 1,645). L'estratto idroenzimatico di propoli si è dimostrato attivo a livello extracellulare confermando quanto riportato da Shnitzler et al. (2010) che hanno dimostrato come la propoli sia in grado di inibire l'ingresso di HSV-1 nelle cellule. Gli Autori hanno evidenziato che l'attività intracellulare nei confronti di questo virus è pressoché nulla, mentre sia l'estratto acquoso che alcoolico interferiscano con l'adsorbimento del virus alla superficie cellulare, impedendo quindi la penetrazione del virus all'interno della cellula. Anche l'estratto idroenzimatico di mirtillo si è dimostrato attivo a livello extracellulare. e l' attività di inibizione virale a livello extracellulare è stata registrata anche per l'estratto idroenzimatico di Melissa, che concorda con i dati di Schnitzler et al. (2008). Questi Autori hanno dimostrato che l'olio essenziale di M. officinalis, possiede attività antivirale extracellulare nei confronti di Herpes symplex di tipo 1 e di tipo 2 (HSV-1 e HSV-2), inibendone l'adsorbimento cellulare, mentre non aveva dimostrato alcuna attività dopo la penetrazione del virus nella cellula. In conclusione, i dati ottenuti da questo studio vanno ad arricchire le conoscenze relative all'efficacia antivirale delle sostanze naturali nei confronti di virus di interesse veterinario, nel nostro studio abbiamo infatti dimostrato l'attività antivirale in vitro di alcuni estratti di piante nei confronti di CDV, per il possibile sviluppo di terapie specifiche nei confronti del cimurro canino e di altre patologie causate da BIBLIOGRAFIA-Dal Pozzo F, Galligioni V, Vaccari F, Gallina L, Battilani M,
Res Vet Sci. 2010 Apr;88(2):339-44, Elia G, Belloli C, Cirone F, Lucente MS,
Caruso M, Martella V, Decaro N, Buonavoglia C, Ormas P. (2008). Antiviral R 77(2):108-13. Hussain RF, Nouri AM,
Oliver RT (1993). A new approach for measurement of cytotoxicity using colorimetric assay. J. Immunol. Methods. 160(1), 89-96. Ruffa MJ, Wagner ML, Suriano M, Vicente C,
Nadinic J, Pampuro S, Salomón H, Campos RH, Cavallaro L. (2004) Inhibitory effect of medicinal herbs against RNA and DNA viruses. Antivir Chem Chemother. 15(3):153-9. Scagliarini A., Vaccari F., Gallina L., Dal Pozzo F., Prosperi S. (2006). In vitro evaluation
of antiviral activity of ribavirin against canine distemper virus. Veterinary Research Communications Suppl1:269‐72. Schnitzler P, Schuhmacher A, Astani A, Reichling J.
(2008) Melissa officinalis oil affects infectivity of enveloped herpesviruses. Phytomedicine. 15(9):734-40. Schnitzler P, Neuner A, Nolkemper S, Zundel C, Nowack H, Sensch KH,
Reichling J. (2010) Antiviral activity and mode of action of propolis extracts and selected compounds. Phytother Res. 24 Suppl 1:S20-8. I GLUCOSINOLATI: UNA CLASSE DI METABOLITI
SECONDARI AD AMPIO SPETTRO D'AZIONE DI
POTENZIALE USO COME FITOTERAPICI ANCHE IN
ZOOTECNIA
G. R. De Nicola1, E. Pagnotta1, M. Bagatta1, P. Rollin2, R. Iori1
1CRA - CIN Centro di Ricerca per le Colture Industriali, Bologna, Italia 2ICOA-UMR 6005, Université d'Orléans, Orléans, France I glucosinolati (GLs) costituiscono una vasta classe di composti β-tioglucosidici, esclusivi del regno vegetale, fra i quali i più importanti e studiati sono la glucorafanina, la glucoerucina, la glucorafasatina e la sinigrina. Essi sono presenti in un vasto numero di piante dell'ordine Brassicales comunemente consumate con la dieta. Mentre i GLs di per sé non sono molecole bioattive, gli isotiocianati (ITC) che si formano a valori di pH prossimi alla neutralità per azione dell'enzima mirosinasi (EC 3.2.1.147), anch'esso presente nelle Brassicaceae, sono considerati i principali responsabili dell'attività biologica. Studi recenti hanno mostrato che questi composti sono in grado di abbattere in vivo la tossicità di micotossine prodotte da funghi che contaminano facilmente i cereali utilizzati come mangime per gli animali. L'esperienza maturata negli ultimi decenni ci ha consentito di isolare una vasta gamma di GLs ad elevato grado di purezza (>95%), e di ottenere ITC bioattivi di interesse fitoterapico. Parole Chiave: glucosinolati, isotiocianati, glucorafasatina, zearalenone. Glucosinolates: a major class of secondary metabolites with a broad activity range,
potentially useful as herbal remedies in livestock. Glucosinolates (GLs) are important
sulfur-containing metabolites found in all plant families of the order Brassicales. Many of them are present in human and animal diets, such as sinigrin (cabbages), glucoraphanin (broccoli), glucoerucin (rocket) or glucoraphasatin (radishes). In association with the endogenous enzyme myrosinase (EC 3.2.1.147), GLs constitute for plants a critical defence system against pathogenic agents, by delivering through hydrolysis highly bio-active isothiocyanates. Recent studies have shown that these compounds are able to reduce in vivo toxicity of mycotoxins produced by fungi that easily contaminate the crops used as animal feeds. Over the past decades, our group has developed a multi-faceted expertise in analysis and characterization of GLs in plants, chemical and enzymatic studies and production of pure GLs and isothiocyanates of potential phytotherapeutical interest. I glucosinolati (GLs) costituiscono una vasta classe di composti β-tioglucosidici, esclusivi del regno vegetale, presenti in sedici famiglie di dicotiledoni angiosperme, che includono un vasto numero di piante del genere Brassica normalmente consumate con la dieta. I più importanti e studiati sono la glucorafanina (broccoli), la glucoerucina (rucola), la sinigrina (cavoli) e la glucorafasatina (rafano) (Fahey et al., 2001). In natura sono stati identificati oltre 120 GLs che possiedono una struttura comune formata da una parte glucidica unita, tramite legame tioglucosidico, ad un atomo di carbonio di un'ossima solfonata e una catena laterale R variabile (Figura 1). Sulla base del diverso gruppo R, che si origina da alcuni amminoacidi precursori tra cui metionina, fenilalanina e triptofano, i GLs si possono suddividere in tre classi: alchilici, aromatici e indolici. I GLs insieme all'enzima mirosinasi (β-glucosidasi glucoidrolasi, EC 3.2.1.147) costituiscono per la pianta un importante sistema di difesa contro gli attacchi di patogeni, in particolare di funghi e nematodi. A differenza dei GLs che si accumulano nei vacuoli, la mirosinasi è confinata nel citosol delle cellule. La rottura dei tessuti, causata dalla masticazione o dal taglio del vegetale, comporta la perdita della compartimentazione cellulare a cui segue, così, il contatto tra i GLs e l'enzima. Ne consegue l'idrolisi del legame β-tioglucosidico dei GLs e la formazione di isotiocianati (ITC) a valori di pH 6-7 (Fig. 1). Figura 1. Struttura dei glucosinolati e loro trasformazione enzimatica.
Tabella 1: I principali GLs e loro derivati presenti nelle Brassicaceae della dieta umana.
Gruppo -R
Principali
Principali fonti
derivati
alimentari
Cavoli e cavolfiori 4-metilsulfinil-butile Ravanello giapponese Gluconasturtiina Crescione d'acqua Indol-3-carbinolo Cavoletti di Bruxelles La concentrazione e il tipo di GLs variano a seconda del vegetale; ad esempio, nei broccoli, prevale la glucorafanina mentre nei cavoli e nei cavolfiori prevale la sinigrina. Le concentrazioni di GLs, all'interno di piante della stessa specie e dello stesso genere, variano in funzione dell'età e dello stato di salute della pianta, delle condizioni di coltivazione, della quantità e della qualità dei concimi utilizzati. Nei semi e nei germogli tali concentrazioni sono solitamente maggiori di almeno dieci volte rispetto ad altre parti della stessa pianta, dove, durante la crescita si assiste ad un fenomeno di diluizione. Mentre i GLs di per sé non sono molecole bioattive, i composti che si formano a valori di pH prossimi alla neutralità, gli ITC, sono considerati i principali responsabili dell'attività biologica. Tutti gli ITC sono caratterizzati dalla presenza di un gruppo –N=C=S, il cui atomo di carbonio è fortemente elettrofilo. Si ritiene che l'attività biologica degli ITC sia in primo luogo mediata dalla particolare reattività di questo carbonio nelle reazioni con gruppi nucleofili dei bersagli cellulari. In Tabella 1 sono riportati i principali GLs, i loro derivati presenti nelle Brassicaceae della dieta umana e le principali fonti vegetali in cui si trovano. Glucosinolati e salute umana
Una correlazione diretta tra il consumo di Brassicaceae e la riduzione dell'incidenza di numerose forme tumorali è sostenuta sia da studi epidemiologici, sia da studi in vitro ed in vivo. L'attività chemioprotettiva è attribuita a diverse funzioni biologiche degli ITC; infatti numerosi lavori scientifici riportano che essi sono in grado di inibire lo sviluppo del cancro attraverso molteplici meccanismi (Zhang Y. et al., 2004). In molti studi in vivo, numerosi ITC sono risultati in grado di prevenire la cancerogenesi indotta da diversi xenobiotici, attraverso l'inibizione degli enzimi attivati da questi ultimi. Esiste, tuttavia, una notevole variabilità nella selettività e nella potenza di tale inibizione, in funzione della struttura dell'ITC considerato. Oltre alla citata proprietà chemiopreventiva, gli ITC sono ormai largamente conosciuti anche per la loro azione antibatterica e antifungina (Halkier B.A. 1999). In un recente studio è stato riportato che il sulforafano (l'ITC prodotto per idrolisi della glucorafanina) inibisce, a concentrazioni pari o inferiori a 22.5 µM, ceppi di Helicobacter pylori resistenti agli antibiotici (Fahey et al., 2002). Essendo H. pylori implicato in gastriti, ulcera peptica e cancro allo stomaco, la somministrazione orale del sulforafano, che agisce direttamente sul batterio, è stata proposta nella prevenzione del cancro allo stomaco (Fahey et al., 2002). In un recente lavoro (Luciano et al., 2009) è stata descritta una potente azione inibente dell'allil ITC contro E. coli O157:H7 a valori di pH acido. Gli autori riportano un'inibizione degli enzimi tioredossina reduttasi e della acetato chinasi, responsabili di importanti reazioni metaboliche nei batteri. Essi ritengono che anche altri ITC possiedono un'analoga attività antimicrobica "multi-target" in quanto causano una inibizione enzimatica e un danno alle membrane. Gli ITC possiedono anche attività antinfiammatoria. Il trattamento di macrofagi di topo Raw 264.7 con sulforafano (1- 10 µM 24 ore) determina un'inibizione, dose dipendente, della secrezione di fattori proinfiammatori quali ossido nitrico, prostaglandina E2 e del fattore di necrosi tumorale α (TNFα, Tumor Necrosis Factor µ) indotta da lipopolisaccaridi (Heiss et al., 2001). Glucosinolati e salute negli animali
Una delle problematiche nella gestione della sicurezza alimentare dei prodotti della filiera cerealicola per uso animale è la presenza di micotossine. Lo zearalenone (ZEN) fa parte di una classe di micotossine contaminanti i cereali e gli alimenti prodotti da cereali che causa danni genotossici e induce la formazione di tumori sia nell'uomo che in animali. ((a) Ben Salah-Abbès et al., 2009). La presenza di ZEN può causare perdite economiche con effetti negativi sugli animali da allevamento o dar luogo ad un potenziale aumento di effetti negativi sulla salute delle persone che consumano prodotti di origine animale quale latte e carne contaminati da ZEN. Il valore limite del contenuto di ZEN in prodotti destinati all'alimentazione animale (mangimi al tasso di umidità del 12%) è stato fissato a 2 mg per Kg (Raccomandazione della Commissione europea del 17 agosto 2006). Nel caso dei mangimi a base di cereali, occorre prestare particolare attenzione che il loro utilizzo nella razione giornaliera non comporti un'esposizione degli animali alle micotossine superiore a quella stabilita. Al fine di ridurre la tossicità esercitata da ZEN sugli animali, sono stati effettuati studi, condotti con saggi in vitro ed in vivo, per valutare l'efficacia del 4-metiltio- 3-butenil isotiocianato (rafasatina), purificato da radici di Raphanus sativus coltivate in Tunisia. Anche un estratto preparato dalla medesima fonte vegetale e contenente la rafasatina è stato testato. ((a) Ben Salah-Abbès et al., 2009 ; (b) Ben Salah-Abbès et al., 2009). I risultati hanno evidenziato una buona protezione sia del composto puro che dell'estratto che lo contiene contro la tossicità esercitata da ZEN. Glucorafasatina, fonti e purificazione
Gli autori del CRA-CIN di Bologna, in collaborazione con l'Università d'Orléans, da molti anni conducono studi inerenti i GLs e i corrispondenti ITC ottenuti per idrolisi enzimatica. In particolare nel corso del 2010 è stata pubblicata una review (Montaut et al., 2010) incentrata sulle proprietà chimiche e biologiche della glucorafasatina (GRH), il GLs precursore dell'ITC rafasatina. Il GRH è stato purificato per la prima volta, con metodo originale, da radici liofilizzate di rafano (Visentin et al., 1992); recentemente la purificazione del composto dai germogli di rafano ha consentito di ottenerne quantità di grammi e di studiarne le proprietà antiossidanti (Barillari et al., 2005). Con l'intento di ottenere un prodotto di relativo basso costo, contenente GRH da cui ricavare l'ITC rafasatina, da addizionare a mangimi al fine di ridurre la tossicità di micotossine, in particolare di ZEN, sono state preparate alcune decine di grammi di germogli liofilizzati di due cultivar di rafano, R. sativus cv major e R. sativus cv Sango. Tabella 2: Valutazione della percentuale di ITC prodotti per autoidrolisi di campioni di
germogli liofilizzati di rafano.
Autolisi in Acqua
Germogli liofilizzati Glucosinolati Totali ITC Totali prodotti Conversione (%)
(µmol/g s.s)
(µmol/g s.s)
Raphanus sativus
cv Daikon
Raphanus sativus
cv Sango
I semi di ogni campione sono stati sterilizzati in ipoclorito di sodio all'1% per alcuni minuti e successivamente lavati ripetutamente con acqua sterile. I semi sono stati posti in un germinatore VitaSeed SUBA & UNICO e innaffiati con acqua distillata ad intervalli regolari di tempo di sei ore. I germogli al settimo giorno di crescita sono stati delicatamente raccolti e liofilizzati. E' stata valutata la quantità di GLs mediante analisi HPLC in accordo con il metodo ufficiale ISO 9167-1. Gli ITC bioattivi, rilasciati per autoidrolisi catalizzata dalla mirosinasi endogena, dopo idratazione dei campioni vegetali liofilizzati, sono stati determinati in accordo con il metodo di ciclocondensazione che si basa sulla reazione quantitativa degli ITC con il 1,2-benzenditiolo (Kristensen M. et al., 2007). Il prodotto di reazione, il benzo[d]-1,3-ditiolo-2-tione è stato analizzato mediante analisi HPLC. I risultati sono riportati in Tabella 2. CONCLUSIONI
L'elevata percentuale di rilascio per idrolisi enzimatica degli ITC bioattivi nei campioni di germogli liofilizzati di rafano, maggiore del 95%, consentirà di proseguire nello studio addizionando questi vegetali in quantità opportune a mangimi a base di cereali contaminati da ZEN o da altre micotossine. Si potranno eseguire prove su animali da latte o da carne al fine di verificarne l'impiego su vasta scala per ridurre la contaminazione e/o il danno prodotto dalle micotossine. BIBLIOGRAFIA - Barillari, J., Cervellati, R., Paolini, M., Tatibouët, A., Rollin, P., Iori,
R., 2005. Isolation of 4-methyltio-3-butenyl glucosinolate from Raphanus sativus sprouts (Kaiware Daikon) and its redox properties. J. Agric. Food Chem. 53(26):9890-9896. (a)
Ben Salah-Abbès, J.B., Abbès, S., Ouanes, Z., Abdel-Wahhab, M.A., Bacha, H., Oueslati,
R., 2009. Isothiocyanate from the Tunisian radish (Raphanus sativus) prevents genotoxicity of Zearalenone in vivo and in vitro. Mutat. Res. 677(1-2):59-65. (b) Ben Salah-Abbès,
J.B., Abbès, S., Abdel-Wahhab, M.A., Oueslati, R., 2009. Raphanus sativus extract protects against Zearalenone induced reproductive toxicity, oxidative stress and mutagenic alterations in male Balb/c mice. Toxicon 53(5):525-533. Fahey, J.W., Zalcmann, A.T.,
Talalay, P., 2001. The chemical diversity and distribution of glucosinolates and isothiocyanates among plants. Phytochemistry 56(1):5-51. Fahey, J.W., Haristoy, X.,
Dolan, P.M., Kensler, T.W., Scholtus, I., Stephenson, K.K., Talalay, P., Lozniewski, A., 2002. Sulforaphane inhibits extracellular, intracellular, and antibiotic-resistant strains of Helicobacter pylori and prevents benzo[a]pyrene-induced stomach tumors. Proc. Natl. Acad. Sci. 99(11):7610-5. Halkier, B.A., 1999. Glucosinolates. In Naturally Occurring
Glycosides: Chemistry, Distribution and Biological Properties (Ikan, R., ed). New York: John Wiley & Sons, pp.193-223. Heiss, E., Herhaus, C., Klimo, K., Bartsch, H., Gerhäuser,
C., 2001. Nuclear Factor κB is a molecular target for sulforaphane-mediated anti- inflammatory mechanisms. J. Biol. Chem. 276(34):32008-32015. Kristensen M.,
Krogholm K.S., Frederiksen H., Duus F., Cornett C., Buegel S.H., Rasmussen S.E., 2007. Improved synthesis methods of standards used for quantitative determination of total isothiocyanates from broccoli in human urine, J. Chromatogr. B, 852:229-234. Luciano,
F.B., Holley, R.A., 2009. Enzymatic inhibition by allyl isothiocyanate and factors affecting its antimicrobial action against Escherichia coli O157:H7. Int. J. Food Microbiol. 131(2- 3):240-245. Montaut, S., Barillari, J., Iori, R., Rollin, P., 2010. Glucoraphasatin:
chemistry, occurrence and biological properties. Phytochemistry 71(1):6-12. Visentin, M.,
Tava, A., Iori, R., Palmieri, S., 1992. Isolation and identification of trans-4-(methyltio)-3- butenyl glucosinolate from radish roots (Raphanus sativus L.). J. Agric. Food Chem. 40:1687-1691. Zhang, Y., 2004. Cancer-preventive isothiocyanates: measurements of
human exposure and mechanism of action: Mutat. Res. 555(1-2):173-190. UTILIZZO DELL'ESTRATTO DI NEEM CAKE
(AZADIRACTHA INDICA) IN ACQUACOLTURA
BIOLOGICA: PRIME VALUTAZIONI SU UN POSSIBILE
IMPIEGO COME ANTIPARASSITARIO
E. Guandalini1, S. Gridelli2, M. Nicoletti3
1Istituto Superiore di Sanità-DSPVSA 2Acquario "Le Navi" di Cattolica 3Dip. Farmacologia, Università degli Studi di Roma, Sapienza E' stato testato l'estratto di neem cake (Azadiractha indica) su stadi giovanili di orata (Sparus aurata) e di spigola (Dicentrarchus labrax) con l'obiettivo di verificare la tollerabilità del prodotto e l'eventuale azione contro i diversi ectoparassiti dei pesci. Nella prima fase di sperimentazione, sono state somministrate quattro differenti concentrazioni dell'estratto di neem cake, 2-4-8-16 mg/l, per 5 giorni consecutivi a gruppi di 20 orate e di 20 spigole per ogni concentrazione. La sostanza è risultata ben tollerata dai pesci a tutte le concentrazioni e non sono stati osservati effetti collaterali o tossici. Nella seconda fase di sperimentazione, si è testato il prodotto su un focolaio di infezione causato da Neobenedenia melleni (Capsalidae), parassita monogeneo, che aveva colpito pesci di un bioparco marino, dei Platax pinnatus. È stata impiegata la concentrazione di 8 mg/l dell'estratto di neem cake su 5 Platax (peso medio 250 g). Il trattamento è durato 5 giorni. In questo primo test, si è potuto rilevare senza alcun dubbio che la sostanza ha determinato un blocco nello sviluppo degli stadi giovanili di Neobenedenia durante il periodo di trattamento. Parole chiave: neem cake (Azadiractha indica), acquacoltura, ecto parassiti pesci. Use of the neem cake (Azadiractha indica) for Aquaculture: a preliminary investigation
as anti-parasites. Neem cake extract (Azadiractha indica) has been tested on fingerlings of
seabream (Sparus aurata) and seabass (Dicentrarchus labrax) in order to determine the potential activity against fish ectoparasites (Oodinium sp., Gyrodactylus sp., Trichodina sp., Benedeniella sp.). Neem cake extract contains several complex nortriterpenoids, with predominant components as azadirachtin, azadirachtin B, nimbin, salannin, that have proved to have insecticide, anti-fungal and anti-bacterial properties. In the first experimental phase, we used four different concentrations of neem cake extract for immersion therapy: 2-4-8-16 mg/l. Each concentration has been administered on groups of 20 seabream and 20 seabass for five consecutive days. In the second experimental phase, the neem cake extract was tested on Platax pinnatus infested with monogenean parasites, Neobenedenia melleni (Capsalidae). A group of 5 Platax (average weight of 250 g) has been treated with a concentration of 8 mg/l/day for five days. In this investigation we observed that neem cake extract was effective in term of inhibit the young stage of this monogenean parasites during treatment time. Le patologie ittiche, ancora oggi, possono costituire un rischio per gli allevamenti ittici determinando problemi nella gestione sanitaria dell'azienda e, talvolta, causare perdite del prodotto. Gli interventi terapeutici o di profilassi, con farmaci veterinari autorizzati, non sono sempre sufficienti ed efficaci per le diverse patologie ittiche. Nella maggior parte dei paesi comunitari non è elevato il numero di sostanze veterinarie ufficialmente registrate per l'uso in acquacoltura. In Italia, risultano registrate solo 5 antimicrobici (clortetraciclina, ossitetraciclina, amoxicillina, flumequina, sulfadiazina+trimetropim) e 1 disinfettante (bronopol). Nessun principio registrato ad azione antiparassitaria e nessun anestetico (Guandalini, 2003). Oltre a queste difficoltà , si osserva una crescente sensibilità, da parte dei media e dell'opinione pubblica, verso le problematiche di impatto ambientale dovute alla dispersione di sostanze farmacologicamente attive nell'ecosistema acquatico e sulla sicurezza degli alimenti relativamente alla concentrazione di residui chimici nei tessuti degli organismi acquatici allevati. In questo quadro, appare utile prendere in considerazione nuovi approcci terapeutici attraverso ricerche atte ad individuare principi attivi provenienti da piante ed estratti vegetali. Questa impostazione viene anche sollecitata nel Reg. CE n.710/2009 relativo all'acquacoltura biologica, dove si invita (art.25), qualora dovesse insorgere un problema sanitario, a ricorrere a trattamenti veterinari con sostanze di origine vegetale, animale o minerale in diluizione omeopatica; a piante ed estratti vegetali; a oligoelementi, immunostimolanti o probiotici (Reg. Ce. N.710/2009; Guandalini e Hull, 2009). Il neem cake è il residuo finale del processo di pressatura dei frutti di Azadiractha indica, da cui si ricava l'olio di neem. Si tratta essenzialmente di un sottoprodotto, ma sta incontrando interesse commerciale come fertilizzante. Tra i componenti principali presenti nell'olio di neem, i nortriterpeni noti come azadiractine, tra cui azadiractina, azadiradione, salannina e nimbina, la cui azione insetticida e antimicrobica è stata ampiamente dimostrata in numerosi studi (Awad, 2003; Mulla, 1997; Nicoletti et al., 2010). Tuttavia la composizione percentuale relativa è totalmente diversa e vi è una rilevante presenza di altre sostanze. A nostra conoscenza non sono stati pubblicati studi sull'attività di questo prodotto per applicazioni in acquacoltura. MATERIALI E METODI
Il Neem cake utilizzato è stato soggetto a ripartizione acetato di etile/acqua. La fase organica ottenuta ha rivelato tre principali componenti: 1) una componente lipidica, contenente acidi grassi e derivati trigliceridi; 2) una componente ricca di composti aromatici, visibili all'UV e che all'analisi RMN ha premesso di evidenziare la presenza di una struttura comune policiclica; 3) una componente priva di reazione all'UV, ove si trovano nor-triterpeni, tra cui le azadiractine, che svolgono l'azione pesticida e antimicrobica più marcata. In questa prima fase di sperimentazione è stata valutata la tollerabilità del prodotto somministrato, consistente nell'estratto con acetato di etile, addizionato con una piccola quantità di tween per aumentarne la solubilità, a diverse concentrazioni su stadi giovanili di spigole ed orate in allevamento. In una avannotteria di un impianto di allevamento di specie marine, sono state utilizzate 6 vasche circolari tronco- coniche in resina da 500 l. Due vasche contenevano 20 orate, 2 vasche 20 spigole, una vasca come controllo per le orate ed 1 vasca come controllo spigole. Sono state testate 4 concentrazioni dell'estratto di neem cake: 2-4-8-16 mg/l. Ogni concentrazione veniva somministrata in due frazioni/giorno. Il periodo di somministrazione dell'estratto è stato di 5 giorni consecutivi. Il tempo di esposizione dei pesci alle concentrazioni piene è stato di 45 minuti (chiusura dell'acqua in entrata). Alle concentrazioni 2 e 4mg/l sono state utilizzate orate e spigole che pesavano in media 15 g/pz. Alle concentrazioni 4 e 8mg/l il peso dei pesci era di circa 40 g/pz. Nella seconda fase di sperimentazione, è stato testato il prodotto su un focolaio di infezione causato da Neobenedenia melleni (Capsalidae), parassita monogeneo, che aveva colpito pesci di un grande acquario marino. I pesci infestati erano dei Platax pinnatus(Ephippidae). È stata impiegata la concentrazione di 8 mg/l dell'estratto di neem cake su 5 Platax (peso medio 250 g) trasferiti in appositi acquari. Il tempo di trattamento è stato di 5 giorni. RISULTATI E CONCLUSIONI
I test per verificare la tollerabilità sui pesci dell'estratto di neem cake alle diverse concentrazioni (2-4-8-16mg/l) sono risultati positivi, non avendo rilevato fenomeni di tossicità acuta o reazioni avverse o anomale nei pesci durante i trattamenti. Va peraltro considerato che le orate e le spigole utilizzate nei test erano stadi giovanili e quindi particolarmente sensibili ad esposizioni di sostanze estranee. Inoltre, le concentrazioni di 8 e 16 mg/l sono da considerarsi significativamente alte, se paragonate alle concentrazioni di altri principi attivi generalmente impiegati in acquacoltura. Nella prima prova di efficacia sull'ectoparassita Neobenedenia melleni che infestava dei Platax pinnatus si è potuto osservare senza alcun dubbio che la sostanza ha determinato un blocco della crescita e di sviluppo degli stadi giovanili del parassita durante il periodo di trattamento. Evidentemente le componenti presenti nell'estratto del neem cake riescono ad interferire su qualche meccanismo fisiologico del parassita che dovrà essere appropriatamente studiato. Questi parassiti monogenei si attaccano sulla pelle, sulle pinne e sulle branchie dei pesci. Secondo il grado di infestazione il pesce può diventare letargico, nuotare sulla superficie, strofinarsi sul fondo della vasca e perdere appetito. I soggetti giovani sono più sensibili. La perdita di peso e infezioni secondarie da parte di batteri opportunisti possono concorrere a esiti letali dei soggetti parassitati (Colorni, 1994; Deveney et al., 2000; Whittington, 2004). Al momento, in Italia, secondo la normativa vigente, non ci sono farmaci veterinari o disinfettanti ufficialmente registrati per trattamenti antiparassitari sui pesci. Tale vuoto potrebbe spingere molti operatori a far ricorso a sostanze disinfettanti non autorizzate. Questa prima fase di studio sulla tollerabilità ed efficacia dell'estratto del Neem cake, ha fornito interessanti risultati e incoraggia a continuare questa ricerca, estendendo la sperimentazione ad altri parassiti dei pesci che più frequentemente possono colpire gli allevamenti ittici come Oodinium sp., Gyrodactylus sp., Trichodina sp. BIBLIOGRAFIA - Awad, O.M., 2003. Operational use of neem oil as an alternative
anopheline larvicide. Part B: environmental impact and toxicological potential. Who Eastern Mediterranean Health Journal 9(4): 637-645. Colorni, A., 1994. Hyperparasitism
of Amyloodinium ocellatum (Dinoflagellida:Oodinidae) on Neobenedenia melleni (Monogenea:Capsalidae).Dis. of Aquatic Organisms, 19:157-159. Deveney, M.R.,
Chisholm, L.A., Whittington I.D., 2001. First publishes record of the pathogenic monogenean parasite Neobenedenia melleni (Capsalidae) from Australia. Diseases of Aquatic Organisms, 46:79-82.Guandalini, E., 2003. Farmaci e disinfettanti utilizzabili in
acquacoltura in Italia e nei paesi UE (Reg.CE n.2377/90). Monografia, Ed.API, 1-54. Guandalini, E., Hull, V., 2009. Potenzialità e limiti delle medicine non convenzionali
(MNC) nella gestione sanitaria degli impianti di acquacoltura. "L'importanza delle piante medicinali in zootecnia:mercato, prospettive, nuove applicazioni" Quaderni ZooBioDi, 44- 50.XXI Salone Internazionale del Naturale 10-13/09/09-Bologna. Mulla,M.S., & Su,T.,
1999. Activity and biological effects of neem products against arthropods of medical and veterinari importance. Journal of American Mosquitoes Control Association, 15(2):133- 152. Nicoletti,M., Serafini, M, Aliboni,A., D'Andrea, A., Mariani, S., 2010. Toxic effects
of neem cake extracts on Aedes albopictus (Skuse) larvae. Parasitology Res., 17(1):89-95. Whittington, I.D., 2004. The Capsalidae (Monogenea): a review of diversity, classification
and phylogeny with a note about species complexes. Folia Parasitologica, 51:123-130. UTILIZZO DEL PANNELLO DISOLEATO E DELL'OLIO
DI SEMI DI CANAPA IN ACQUACOLTURA BIOLOGICA
G. Grassi1a, P. Rema2, K. Pedrosa2, J. Dias3, P. Del Serrone1b
1 Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura: (a) Dip. Trasformazione e Valorizzazione delle Colture Industriali; (b) Dip. Biologia e Produzione Animale. 2 CIIMAR-CIMAR L.A., Centro Interdisciplinar de Investigação Marinha e Ambiental and Universidade de Trás-os-Montes e Alto Douro, Quinta dos Prados, Vila Real, Portogallo 3 SPAROS Lda. & CCMAR-CIMAR L.A., Centro de Ciências do Mar, Università di Algarve – Campus Gambelas, Faro, Portogallo La farina e l'olio di semi di canapa (Canapa sativa L.) sono stati utilizzati come ingredienti alternativi alla farina e all'olio di pesce nella dieta del novellame di rombo (Scophthtalmus maximus L.).Quattro diete isoproteiche (proteina grezza, 50% S.S.) e isolipidiche (15% S.S.) sono state formulate in cui la farina e l'olio di pesce sono stati sostituiti, rispettivamente, con il 40% e 44% di farina disoleata e olio. Ogni dieta sperimentale è stata testata su due vasche per un periodo di 77 giorni di allevamento utilizzando un gruppo omogeneo di novellame di rombo. I pesci alimentati con la dieta a base di prodotti di canapa hanno mostrato un valore di efficienza nutrizionale superiore (P < 0,5%) rispetto al gruppo di pesci alimentato con la dieta standard. Nei campioni di filetti di pesce ottenuti con le tre diete a base di canapa il livello di -9- tetraidrocannabinolo (THC), valutato in HPLC, ha presentato un valore inferiore al limite di rilevamento rappresentato da 1 mg kg-1. Parole chiave: acquacoltura biologica, rombo, fonti proteiche alternative, canapa. The use of defatted cake of hemp in organic aquaculture. The hempseed meal and
hempseed oil (Canapa sativa L.) were used as alternative ingredients to fishmeal and fish oil in diets for juvenile turbot (Scophthtalmus maximus L.). Four isoproteic (crude protein, 50% DM) and isolipidic (15% DM) experimental diets were formulated where both fishmeal and fish oil were concomitantly replaced at 40 and 44% levels by hempseed meal and hempseed oil. Each dietary treatment was tested in duplicate tanks over 77 days of trial on homogeneous groups of juvenile turbots. Fish fed diets with hempseed meal and/or oil showed significantly higher feed efficiency values (P < 0.05) than those fed with the control diet. The levels of -9-tetrahydrocannabinol (THC) were measured by HPLC in muscle samples from all treatments derived from the three diets made with hemp products and the values were below the detection limit of 1 mg kg-1. Keywords: organic acquaculture, turbot, alternative vegetable protein; hemp. Nel 2008, la produzione mondiale della pesca e dell'acquacoltura ha raggiunto i 141,6 milioni di tonnellate, Ma mentre la pesca si è stabilizzata intorno ai 90 milioni di tonnellate, l'acquacoltura è cresciuta del 2,5% raggiungendo i 51,6 milioni di tonnellate (FAO, 2009; Staples, and Funge-Smith, 2009). Nelle ultime decadi la produzione è passata da 24,4 milioni di t nel 1995 ai 52 milioni di t nel 2008, con una crescita di circa il 6% per anno e con un contributo del 36% del totale delle produzioni ittiche. Sempre sulla base delle stime FAO, il 43% del pesce destinato al consumo umano è di allevamento. Questo dato è rilevante tenuto conto che entro il 2030, riguardo alla crescita della popolazione mondiale, saranno necessari ulteriori 40 milioni di organismi. Nel 2006 l'acquacoltura ha utilizzato 3,06 milioni di tonnellate (56%) della produzione mondiale di farina di pesce e 780.000 tonnellate (87%) della produzione totale di olio di pesce, da ciò si comprende come l'allevamento di specie ittiche carnivore, al quale va oggi il 12% del pescato mondiale, sia diventato un problema ambientale e sociale. Oltre il 50 % dell'impiego di olio di pesce del settore è stato assorbito dagli allevamenti di salmone. E' urgente un uso più efficiente dei mangimi e l'individuazione di complementi di proteine alternative, magari di origine vegetale. l'UE per rispondere alle esigenze contrastanti della domanda crescente di prodotti ittici da parte dei consumatori e della diminuzione delle risorse naturali della pesca, punta con decisione ad un'acquacoltura il più possibile sostenibile. L'impatto della nuova normativa per l'acquacoltura biologica sul piano produttivo e commerciale, anche se difficile da stimare, sarà sicuramente rilevante, soprattutto nel giro di qualche anno. Per l'Italia, l'acquacoltura biologica sarà un settore da sostenere e valorizzare, anche per creare nuove imprese e dare nuove fonti di reddito ad allevamenti già esistenti, che potrebbero vedere valorizzata la propria produzione proprio grazie alla certificazione biologica. Il regolamento n.710/2009 affronta tutti gli aspetti dell'allevamento degli animali: dall'origine degli animali alle norme di allevamento, dalla riproduzione all'alimentazione, dalle norme specifiche per alcuni animali, come i molluschi, agli aspetti della profilassi e dei trattamenti veterinari, un aspetto particolarmente delicato in acquacoltura. Il Comitato agricoltura biologica SCOF dell'Unione Europea ha approvato il regolamento di attuazione integrativo al Regolamento 889/08/CE sull'Acquacoltura biologica. Su queste premesse, ICEA ha attivato un nuovo schema di certificazione volontaria che prende a riferimento il disciplinare che l'Associazione Italiana Agricoltura Biologica ha da poco redatto, disciplinando gli allevamenti in vasche a terra e la maricoltura. Recentemente, presso il Centro di Scienze Marine (CCMAR) dell'Università di Algarve, Portogallo, sono stati condotti esperimenti sull'idoneità dell'olio e della farina ottenuti dai semi di canapa per la preparazione di mangimi destinati all'allevamento di stadi giovanili di pesci di mare (rombo). I risultati hanno dimostrato che la sostituzione di una quantità di circa il 40% dei derivati del pesce olio e farina nel mangime standard con i derivati della canapa ha apportato un evidente vantaggio sia in termini qualitativi sia quantitativi nell'allevamento. In Europa il seme della canapa comincia ad essere oggetto di attenzione di aziende che operano in Francia, Germania e Romania, mentre in Italia solo negli ultimi tempi si è riscontrato qualche preliminare esperimento di impiego. L'ostacolo è quello di stabilire i contenuti massimi ammessi della molecola psicotropa THC che risulta bandita da ogni prodotto dalla D.P.R. 309/90. Solo nel 2009 sono stati recepiti gli studi e le decisioni prese negli altri Paesi europei sui limiti ammessi e per questo il seme e l'olio derivati dalla canapa sono ammessi al consumo umano anche come componenti di integratori alimentari. La coltivazione della canapa sta sempre più dimostrando quanto utile potrebbe essere il suo impiego in una rotazione per il controllo dell'infestazione da malerbe, come coltura a richiesta limitata di in-put chimici o energetici e di facile produzione in regime di agricoltura biologica o biodinamica. In questa prospettiva tutti i suoi derivati, ed in particolare il seme ed il suo olio, possono essere inseriti in filiere a conduzione biologica anche al fine del miglioramento del benessere animale. In quest'ottica si è impostata una ricerca finalizzata a valutare l'idoneità dell'olio di semi ed il relativo pannello disoleato di canapa nella preparazione dei mangimi destinati all'alimentazione degli allevamenti ittici. MATERIALI E METODI
Le varietà di canapa ammesse alla coltivazione nell'EU sono incluse in un elenco inserito nel Reg. EU. 796/2004 e tutte devono rispettate il limite massimo dello 0,2% di THC. Il campione di olio e farina di pannello disoleato di semi di canapa è stato recuperato dal mercato e su questi campioni sono stati rilevati i principali parametri qualitativi che li distinguevano (tabella 1). I due co-prodotti derivati dall'estrazione per pressione a freddo dal seme di canapa sono stati utilizzati nella preparazione di tre diversi mangimi destinati all'alimentazione di stadi giovanili del rombo. Le modifiche alla miscela standard, in cui le componenti proteiche e lipidiche prevalentemente sono derivate dal pesce, sono state sostituite dai prodotti ottenuti dal seme di canapa come riportato in tabella 2. Le tre nuove formulazioni sono state confrontate con il mangime standard nell'alimentazione di due gruppi omogenei di 15 pesci ciascuno del peso medio iniziale di 27,5 g, allevati in due distinte vasche con lo stesso trattamento, per un ciclo complessivo di 77 giorni. Le vasche del volume complessivo di 60 litri erano riempite con acqua di mare che era stata filtrata attraverso un filtro di sabbia e fatta passare attraverso un riscaldatore che garantiva un intervallo di temperatura di 18-19°C. Al termine del periodo di prova i pesci sono stati pesati ed una frazione dei filetti ottenuti da un campione di 10 esemplari è stato sottoposto ad analisi per appurare se nel muscolo dei pesci si fosse accumulato la sostanza psicotropa Tabella 1: Composizione dei co-prodotti del seme di canapa impiegati
nella preparazione dei mangimi. Parametro
Pannello disoleato
Olio di semi
Proteina grezza % Valore energetico MJ kg-1 Acidi grassi (% del totale)
C18: 1n-9; Oleico C18: 2n-6; Linoleico C18: 3n-6; γ-linolenico C18: 3n-3; α-linolenico Aminoacidi (% s.s.)
1,33
2,05
1,07
0,38
0,12
0,89
-
1,56
Tabella 2: Formulazione dei mangimi impiegati nella prova
Ingrediente (%)
CPSP-G, idroliz. Farina di canapa Glutine di grano MCP (Sali) Chiave: F = farina; P = pesce; O = olio; C = canapa. a Sostituzione del 40% della farina di pesce
ab Sostituzione: del 44% dell'olio di pesce

RISULTATI
Il confronto della dieta standard (FPOP) con le preparazioni integrate con farina di semi di canapa e olio di canapa ha aumentato significativamente (per P > 0,05) il parametro dell'aumento di peso FBW (Final Body Weight), l'indice DGI (Daily Growth Rate) e il FE (Feed Efficency). Il parametro ADC (Apparent digestibility coefficient) delle proteine non è stato influenzato dai diversi mangimi. Per quanto riguarda la composizione complessiva dei filetti di pesce al termine del periodo di prova, il contenuto proteico non differiva significativamente nelle diete somministrate, mentre il livello dei grassi era statisticamente significativo nei pesci alimentati con le diete che contenevano olio di canapa (FPOC e FCOC), tabella 3. Il profilo degli acidi grassi contenuti nei filetti di pesce al termine della prova riproduceva l'andamento caratteristico delle diete utilizzate, mentre nel filetto il valore del TBARS (Thiobarbituric Acid Reactive Substance) non era influenzato dai diversi trattamenti. L'elemento che più condiziona l'impiego dei derivati della canapa è il THC e nella prova in oggetto, nei filetti di pesci analizzati con il metodo HPLC non è stata rilevata traccia della molecola nonostante il livello di sensibilità del metodo sia molto basso (1,0 Tabella 3: indici di produttività delle diete in prova.
Trattamento
Medie di 2 gruppi di 15 soggetti e le lettere diverse indicano medie significativamente diverse per P > 0,05; FBW = Peso corporeo finale (g); DGI = indice di crescita giornaliero; FE = Efficienza nutritiva; PER = Indice di efficienza proteica; N Gain = assorbimento di azoto (mg/kg g/day). CONCLUSIONI
Per quanto riguarda i mangimi, in acquacoltura sono ammesse anche materie prime di origine vegetale per cercare di ridurre i costi. Attualmente, le principali fonti proteiche di origine vegetale sono le farine ottenute dall'estrazione dell'olio dai semi di oleaginose. La più utilizzata è sicuramente la farina di estrazione di soia per il limitato contenuto di fibra, l'elevata digeribilità della sua proteina (superiore all'86%) ed il profilo aminoacidico . Ma, la presenza di fattori anti nutrizionali, quali gli inibitori di tripsina e chimitripsina (inattivati con processi termici, ma comunque potenzialmente residuabili) ed al contenuto di acidi fitici, fattori riducenti della disponibilità di zinco, che possono causare anche una riduzione della digeribilità della proteina, unitamente alla scarsa appetibilità, limitano l'inclusione nella dieta solo al 25%. Un'altra materia prima utilizzata nell'alimentazione dei salmonidi è la farina d'estrazione dei semi di cotone. Tale farina ha una discreta appetibilità ed essendo anch'essa un'ottima fonte proteica potrebbe essere facilmente impiegata per la formulazione di mangimi per l'acquacoltura. Ma a causa della presenza del gossipolo, un principio tossico, ed essendo carente in lisina e metionina, la sua inclusione nei mangimi deve essere molto ben valutata e comunque mai superiore al 15%. Queste materie prime sembrano poter offrire solo una soluzione parziale al problema della sostituzione delle farine di pesce con materie proteiche di origine vegetale. Per l'alimentazione, il regolamento ricorda che i regimi alimentari devono perseguire tre priorità: salute degli animali; buona qualità del prodotto, anche dal punto di vista della composizione nutrizionale che deve conferire un'ottima qualità al prodotto finale commestibile; scarso impatto ambientale. Inoltre, si prevede l'uso di mangimi privi di Ogm, a garanzia del consumatore ed equilibrati rapporti nutrizionali a garanzia della salvaguardia della specie. La salubrità dei prodotti della canapa è garantita dal fatto che per la sua coltivazione non sono richiesti trattamenti chimici e la sua coltivazione si adatta perfettamente al regime di agricoltura biologica. Questa importante condizione fa assumere ai derivati della canapa un ruolo importante nella futura acquacoltura biologica. I due derivati della canapa olio e farina di pannello disoleato in particolare, possono trovare utile applicazione nella preparazione di mangimi destinati all'allevamento di novellame di pesci di rombo, dato che sono risultati superiori per molti parametri di efficienza rispetto a quelli ottenuto con una dieta standard preparata con i derivati del pesce (olio e farina). Mentre l'olio di semi di canapa ha come primo mercato quello più remunerativo dell'alimentazione umana, il pannello di estrazione che residua dall'estrazione dell'olio può trovare un valore economicamente accettabile nel caso della preparazione di mangimi nel settore della itticoltura tenuto conto anche del fatto che è una delle poche fonti proteiche di origine vegetale in cui la presenza di OGM è assolutamente da escludere perché non sono al momento disponibili varietà di canapa di questo tipo. BIBLIOGRAFIA-de Padua, L.S., N. Bunyaprafatsara & R.H.M.J. Lemmens (Eds.),
1999. Plant Resources of South-East Asia: Medicinal and Poisonous Plants, Vol. 1, No. 12, pp. 167–175. Backhuys Publishers, Leiden. DPR 309/90 Decreto del Presidente della
Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309, recante: "Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza". (Gazzetta Uff. Suppl. Ordinario del 15-3-2006). EIFAC
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Sweden,7–12/09/09. Staples, D. & Funge-Smith, S. 2009 Ecosystem approach to fisheries
and aquaculture: Implementing the FAO Code of Conduct for Responsible Fisheries. FAO Regional Office for Asia and the Pacific, Bangkok, Thailand. RAP Publication 2009/11, 48 pp Regolamento (CE) n° 710/2009 G.U. Unione Europea L204/15 del 6 agosto 2009
Regolamento (CE) n° 889/2008 G. U. Un. Eu. L250 del 5/09/08. Xiaozhai, L. & R.C.
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R. Mechoulam, 1993. Early medical use of cannabis. Nature 363(6426): 215.
STUDIO DELLA VARIABILITÀ DELLA
COMPOSIZIONE CHIMICA E DELL'EFFETTO
INSETTICIDA DI DIVERSI TIPI DI NEEM CAKE
M. Nicoletti¹, A. D'Andrea2 S. Mariani2
¹ Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia, Dipartimento di Biologia Vegetale, Università degli Studi di Roma Sapienza ²Unità Tecnica UTAGRI – ENEA, C.R.Casaccia - Roma Dall'albero della Azadiractha indica (A. Juss), volgarmente noto come Neem, si ottiene, mediante spremitura dei semi, l'olio di neem, il quale è molto utilizzato soprattutto nell'industria cosmetica e dei saponi. Il neem cake è il sottoprodotto di scarto del processo di estrazione dell'olio di neem, ma esistono differenti tipologie di neem cake in funzione delle molteplici metodologie di estrazione dell'olio. Scopo della attività sperimentale descritta è di verificare l'esistenza di variabilità nella composizione chimica del prodotto e nel contempo verificarne anche la variabilità dell'attività insetticida, mediante una sperimentazione in vitro condotta, come modello, su uova e larve di zanzara tigre. A tal fine sono state analizzate 6 differenti partite di neem cake, commercializzate da diverse ditte sia indiane che europee. Parole chiave: Neem cake, Aedes albopictus, zanzara tigre, Azadirachta indica Evaluation of insecticidal activity of different types of Neem cake, in function of
chemical profile variations of different samples. The aim of this work is to show the results
obtained by analyzing the chemical profiles and evaluating the insecticidal activity of different samples of Neem-cake. In the first part of the report one provides information on Neem-cake, a by-product of industrial production of oil from the seeds of Neem (Azadirachta indica A. Juss.), on the different extraction processes and the different types of products on the market. Then one shows that the biological activity on the model-insect tiger mosquito (Aedes albopictus Skuse, Diptera: Culicidae) is exercised only by Neem cake samples corresponding to a specific TLC profile. The results allow, by means the TLC profile, to determinate if the a Neem cake is suited to use as bio-insecticide in agriculture and organic farming. Azadirachta indica A. Juss (Meliacee) è un albero originario dell'India che presenta una vasta ed interessante gamma di utilizzi. Cresce spontaneamente nel subcontinente indiano e nel sud-est asiatico, dall'Indonesia all'Iran. Importanti impianti di coltivazione sono stati ultimamente effettuati in Cina e l'essenza è stata importata anche nel continente africano per combattere i processi di desertificazione. Nella medicina tradizionale indiana ayuervedica viene utilizzato per curare molteplici malattie e gli viene attribuito lo status di albero farmacia del villaggio. La Comunità Scientifica Internazionale, alla luce dell'enorme mole di risultati che avvalorano le proprietà medicinali del Neem, lo include nel novero delle prime dieci piante da studiare e da utilizzare per lo sviluppo ecosostenibile del pianeta e per la salute degli esseri viventi. Dalla spremitura meccanica del seme della pianta si ottiene un olio, che rappresenta il prodotto commercialmente più importante, e che viene utilizzato nella industria cosmetica, per produrre saponi ed altri prodotti utilizzati nella medicina tradizionale indiana, nonché per la produzione di prodotti insetticidi che sono utilizzati largamente in tutto il mondo. Il sottoprodotto di scarto del processo di spremitura dell'olio, il neem-cake, viene attualmente utilizzato come fertilizzante organico. La sola India ha una potenziale annuo di 80.000 tonnellate di olio e 330.000 tonnellate di neem- cake ottenuti da 14 milioni di piante che crescono spontanee. Il neem cake è un prodotto pertanto di bassissimo costo e disponibile in grandi quantità sul mercato che viene commercializzato come fertilizzante del terreno. L'obiettivo del Progetto "Bluetongue- Biocontrol", finanziato dalla Regione Lazio, terminato nel dicembre 2006, è stato una innovativa ed interessante valorizzazione del Neem-cake. In particolare il fitoestratto isolato esercita una attività insetticida contro le larve di Aedes albopictus, la cosiddetta zanzara tigre, dieci volte più elevata se paragonata con l'attività prodotta da soluzioni di azadiractina, il metabolita secondario, derivato dal Neem, più studiato per le sue proprietà bio-insetticide (Nicoletti 2010). La commercializzazione del neem cake, generalmente proveniente dall'India, nel mercato europeo è già una realtà poiché è ammesso il suo uso come fertilizzante ed integratore in mangimi in agricoltura e zootecnia biologica, in accordo con l'attuale legislazione. Il controllo di qualità del prodotto, per ora, prevede solo un etichettatura che attesti il contenuto di N, K, P e l'indicazione se si tratta di un prodotto oiled o deoiled a seconda del tipo di processo di estrazione (solo cold-pressed o cold- pressed seguito da estrazione con solvente organico). L'uso insetticida dei prodotti da neem ci ha spinto a studiare ulteriormente l'attività del neem cake o dei suoi estratti nei confronti della zanzara tigre. I primi avvistamenti di zanzara tigre in Italia risalgono a metà anni '90 e da allora è dilagata. La zanzara tigre è molto aggressiva, punge l'uomo, ma anche uccelli ed altri animali, costituisce ormai una noiosa piaga sociale, ma anche un vettore di malattie. La zanzara tigre può passare il verme parassita della Dirofilaria immitis a cani e gatti, oltre che in rari casi all'uomo. Il parassita vive nella zona cardiaca e nel cuore stesso, causando gravi infezioni che possono addirittura portare alla morte dell'animale. Il trattamento della malattia non è senza rischi. Di solito l'uomo non è l'oste naturale del parassita, ma sono noti dei casi in cui pure l'uomo è stato infettato. M ATERIALI E M ETODI
1) Alleva mento di Aedes albopictus
Una popolazione di Aedes albopictus (Skuse) (Diptera: Culicidae) proveniente da uova raccolte in campo nell'estate 2010, nel comune di Anguillara Sabazia (RM), è stata allevata in una cella termostatata mantenuta alla temperatura di 26C°, con umidità relativa del 70-80 %, con un fotoperiodo fissato a 14 ore di luce e 10 ore di oscurità. Al 5° giorno successivo al pasto di sangue, somministrato mediante topolini anestetizzati, le femmine gravide pronte per deporre le uova, venivano lasciate deporre. A tale scopo venivano poste nelle gabbie delle vaschette di plastica da 50 ml riempite con acqua piovana sul fondo. Le pareti delle vaschette venivano internamente ricoperte con della carta bianca increspata utile come sito di ancoraggio per le uova. Nei Test 1 e 2 sono state utilizzate uova di 7giorni di età lasciate essiccare per 24 ore prima dell'utilizzo. Nel Test 3 sono state utilizzate larve di III e IV età. 2) Preparazione delle soluzioni acquose
I Test condotti per misurare gli effetti biologici di soluzioni acquose di neem cake su uova e larve di A. albopictus sono stati messi appunto utilizzando, come solvente, acqua stagnante contenuta in vasche ricche materiale vegetale e terra, un ambiente adatto allo sviluppo di un plancton naturale, costituito da batteri alghe e protozoi di cui le larve si nutrono. I campioni di Neem cake utilizzati sono stati i seguenti: Campione
Tipologia
Neem cake da Green Neem 2009 Neem cake da Neem Italia Az/4 N 3% Neem cake aza 0,1% da Neem Italia Deoiled Neem cake da Medors Oiled Neem cake da Medors Neem cake da Green Neem 2006 TEST 1: Valutazione dell'effetto su larve I età lasciate schiudere in soluzione sterile
per ultrafiltrazione. 3 g di ognuna delle 6 tipologie di neem cake sono stati lasciati a
macerare in 80 ml di acqua. Le soluzioni sono state mantenute nella camera di crescita a 28 C° in oscurità per una settimana. Al settimo giorno la soluzione acquosa è stata filtrata, prima con normale carta da filtro, e successivamente sono stati utilizzati filtri professionali da HPLC con pori da 20 μm. Per ogni campione sono state allestite tre repliche costituite da contenitori con tappo a vite, in ogni replica sono state messe a schiudere 20 uova di zanzara TEST 2: Valutazione dell'effetto su larve di I età lasciate schiudere in soluzione ricca
di plancton e nutrienti. 3 g di ognuna delle 6 tipologie di neem cake sono stati lasciati
macerare in 40 ml di acqua. Le soluzioni sono state mantenute nella camera di crescita a 28 C° in oscurità per una settimana. Al settimo giorno la soluzione stata filtrata con carta da filtro WHATMAN grado 41 (ritenzione delle particelle 22-25 μm). Il filtrato ottenuto è stato portato ad un volume doppio aggiungendo pari volume di acqua con placton naturale. Per ogni campione sono state allestite tre repliche costituite da contenitori con tappo a vite, in ogni replica sono state messe a schiudere 20 uova di zanzara tigre. TEST 3: Valutazione della stabilità dell'effetto su larve di IV età in acqua ossigenata e
ricca di plancton. Al decimo giorno dalle provette del Test 2 sono stati prelevati 5 ml di
soluzione ed è stata allestita una nuova serie di provette da 5 ml; in ognuna di esse sono state trasferite dal vascone di allevamento 5 larve di III-IV età. 3) Allestimento test
I test relativi agli effetti biologici di estratti di neem cake su A. albopictus sono stati condotti in una cella di allevamento mantenuta ad una temperature di 26 ± 1°C, il 70-80 % di umidità relativa (RH) e con un fotoperiodo fissato a 14 ore di luce e 10 ore di oscurità. Il Test 1 ed il Test 2 sono stati condotti partendo da uova di zanzara tigre che avevano completato il loro sviluppo embriologico .Sono state utilizzate 20 uova di A. albopictus che sono state immerse nelle sospensioni. Il Test 3 è stato effettuato utilizzando larve di IV età. Ogni test è stato replicato 3 volte, l'osservazione della mortalità delle larve è stata compiuta giornalmente ed i risultati sono stati annotati. Durante l'esperimento le larve di I età, sia nei contenitori trattati che nei controlli, non sono state nutrite nelle prime 24 ore. Successivamente le larve sopravvissute e le larve di IV età del Test 3 sono state nutrite seguendo le modalità utilizzate per il mantenimento della colonia di allevamento. 4) Analisi statistica dei dati
Tutti i dati di mortalità sono stati analizzati applicando il test di Tukey di confronto multiplo HSD ANOVA ed utilizzando il programma SPSS-Windows (Release 11.0.1). RISULTATI E CONCLUSIONI
Il Test 1 (Tabella 1) ha dimostrato che la sopravvivenza delle larve appena schiuse in assenza di plancton viene fortemente ridotta rispetto al testimone costituito anch'esso da acqua filtrata e deprivata del plancton naturale. Infatti le larve nascono nelle soluzioni perfettamente limpide di colorazione gialla derivanti dalla filtrazione delle sospensioni di neem cake. I risultati di attività registrati e riportati nelle Tabelle non sono omogenei e tali diversità sono da ascrivere alla differente composizione chimica dei vari neem cake, come dimostrato dall'analisi HPTLC: alcuni prodotti hanno evidenziato una forte presenza di composti lipofili del tipo acidi grassi insaturi, mentre altri contenevano quantità rilevanti dei nortriterpeni tipici della Meliacee. La comparazione chimica sarà ora meglio definita tramite analisi HPLC e permette di correlare la differente attività con la diversa Tabella 1. Andamento della mortalità di larve di A. albopictus nelle soluzioni acquose
ottenute dai diversi tipi di neem cake e sottoposte a processo di ultrafiltrazione (0.20 µm).
Lettere differenti sulla stessa riga orizzontale indicano differenze significative nella mortalità delle larve (Test di
Tukey 0.05 ).
Campione
Mortalità II°
Mortalità III°
Mortalità IV°
Mortalità VII°
Il Test 2 Tabella 2 ha dimostrato che in presenza di plancton naturale solo alcune sospensioni esercitano un'attività insetticida ed in particolare i tipi di Neem 2 e 3 non esercitano un'azione significativa. Tabella 2: Andamento della mortalità di larve di A. albopictus nelle soluzioni acquose
ottenute dai diversi tipi di neem cake e sottoposte a processo di blanda filtrazione (22-25
µm). Lettere differenti sulla stessa riga orizzontale indicano differenze significative nella mortalità delle larve
(Test di Tukey 0.05 )
Campione
Mortalità II° giorno1
Mortalità III° giorno1
Mortalità IV° giorno1
70.0 ± 30.0 a,b Anche il Test 3 (Tabella 3) ha dimostrato che in presenza di plancton naturale solo alcune sospensioni esercitano un'attività insetticida sulle larve già sviluppate ( III° e IV° stadio) ed anche in questo caso i tipi di Neem 2 e 3 non esercitano un'azione significativa. Tabella 3. Andamento della mortalità di larve del III° e IV° stadio di A. albopictus nelle
soluzioni acquose ottenute dai diversi tipi di neem cake e sottoposte a processo di blanda
filtrazione (22-25 µm). Lettere differenti sulla stessa riga orizzontale indicano differenze significative nella
mortalità delle larve (Test di Tukey 0.05).
Campione
Mortalità 3 ore1
Mortalità II°
Mortalità III°
55.6 ± 15.8 a,b 41.7 ± 38.2 a,b 61.7 ± 12.6 a,b 70.0 ± 26.5 a,b 70.0 ± 26.5 a,b 63.1 ± 44.1 a,b 56.1 ± 21.1 a,b 65.8 ± 19.4 a,b Un particolare ringraziamento va al dott. Maurizio Calvitti e al dott. Riccardo Moretti dell'Unità Tecnica ENEA-UTAGRI del C.R. CASACCIA che hanno fornito le uova e le larve per tutte le prove sperimentali. BIBLIOGRAFIA-Amorose, T., 1995. Larvicidal efficacy of neem (Azadiractha indica)
oil and defatted cake on Culex quinquefasciatus Say. Geobios. 22, 169-173. Awad, O.M.,
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environmental impact and toxicological potential. WHO East. Mediterr. Health J. 9(4), 637- 645. 46(1), 107-114. Immaraju, J.A., 1998. The commercial use of Azadirachtin and its
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ESTRATTI VEGETALI CONTRO IL PATOGENO DELLE
API NOSEMA CERANAE
G. Formato1, A. Giacomelli1, C. Ferrari2, M. Milito1, G. Maisano1, C. Muscolini1, A.
Ermenegildi1, E. Aquilini1, V. Spallucci1, F. Corrias1, I. Taccori1, G. Braion1, F. Scholl1,
P. Scaramozzino1
1 Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana 2Azienda USL RM/G Nosema ceranae è un patogeno delle api dovuto a funghi unicellulari (microsporidi), spesso non conosciuto dagli apicoltori, che è in grado di indurre negli alveari forme di spopolamento e morte. Api Herb e Vita Feed Gold sono prodotti naturali in vendita nella UE per la prevenzione ed il controllo della nosemiasi. Mentre Api Herb è costituito da un complesso di estratti vegetali e vitamine, Vita Feed gold è un prodotto a base di estratti di bietole e melasse. Nel presente lavoro riportiamo i risultati della efficacia dei 2 suddetti prodotti nel contenere il numero delle spore di Nosema ceranae durante sei settimane di trattamento. Sia Api Herb che Vita Feed Gold si sono dimostrati prodotti in grado di contenere l'infezione da nosema, come dimostrato dall'analisi statistica. Parole chiave: Nosema ceranae, Vita Feed Gold, Api Herb, Apis mellifera Field trails to test effectiveness of herbs extracts against Nosema ceranae, a honeybee
pathogen. Nosema ceranae is a bee pathogen caused by unicellular fungi (Microsporida)
frequently unknown by the beekeepers. This pathogen is able to induce in beehives depopulation and death. Api Herb and Vita Feed Gold are liquid feeds that are on sale in EU for the prevention and control of Nosemosis. While Api Herb is based on vegetable essences and vitamins, Vita Feed gold is based on natural beet extract and molasses. In this work we report the results of the effectiveness of the two mentioned products in reducing the number of spores of Nosema ceranae, after six weeks of treatments. Both Api Herb and Vita Feed Gold resulted able to control the nosema infection, as it proven by a statistically significant difference between the untreated group and the two treated groups (Bonferroni post-hoc test for multiple comparisons). Dalla seconda metà degli anni 90 ad oggi, inizialmente in Francia e poi e nel Nord America, si è verificato un fenomeno particolarmente grave di moria degli alveari. Una situazione simile si è presentata anche in altri Paesi dell'Unione Europea, fino ad arrivare all'emergenza di questi ultimi anni che ha richiamato l'attenzione dei media e delle più alte autorità politiche per i suoi risvolti economici, ambientali e sociali. La gravità di tale evento ha messo in guardia il settore agro-zootecnico non tanto per il calo della produzione di miele, quanto il prezioso ruolo di impollinazione che le api non possono più svolgere per le produzioni agricole e la preservazione della biodiversità. Tra i fattori responsabili di moria delle api, a tutt'oggi è stato chiamato in causa il microsporidio N. ceranae. Quest'ultimo è una nuova specie di fungo unicellulare, che è in grado di colpire le api domestiche (è stato isolato per la prima volta su Apis mellifera nel 2004) provocando uno spopolamento progressivo delle famiglie fino alla loro scomparsa. Un principio attivo per combattere la nosemiasi, che però non può essere utilizzato in Europa, è la fumagillina, antibiotico prodotto dalla fermentazione dell'Aspergillus fumigatus. Per contrastare questa malattia, che dai primi studi del progetto APENET risulta molto diffusa sul territorio nazionale, è necessario quindi intervenire con nuove strategie di lotta da indicare agli apicoltori. Nel presente lavoro viene verificata l'efficacia nel controllo dell'infezione di alveari interessati dal N. ceranae, di due prodotti naturali a basso impatto ambientale presenti in commercio in Italia: Api Herb® e Vita Feed Gold®. MATERIALI E METODI
Api Herb® (figura 1) è un mangime complementare per api commercializzato dalla Ditta Chemicals Laif, a base di essenze vegetali essiccate e vitamine. Si presenta in bustine monodose da 40gr (estratto secco) da somministrare alle api previa sospensione in 500 ml di sciroppo zuccherino. Figura 1 – Bustine di Api Herb®
Figura 2 - Flacone di Vita Feed Gold®
Vita Feed Gold® (figura 2) è un integratore alimentare biostimolante per api prodotto dalla Ditta Vita Europe, basato su estratti di Beta vulgaris varietà altissima. La composizione appare molto simile a nettare e si presenta commercializzato in flaconi da 250 ml e 1000 ml da diluire in sciroppo zuccherino prima della somministrazione alle api. La prova di campo realizzata per verificare l'efficacia dei trattamenti è stata effettuata su un apiario ubicato nella provincia di Roma costituito da 20 alveari colpiti da Nosema ceranae. La somministrazione dei prodotti è avvenuta nel periodo dal 7 agosto al 10 settembre 2009, per un totale di sei settimane di trattamento. Le 20 famiglie sono state divise in tre gruppi di trattamento, costituendo gruppi omogenei per forza e livello di infezione da N. ceranae. I gruppi di trattamento erano così suddivisi: Gruppo 1, costituito da 5 famiglie, sottoposte a trattamento con Api Herb®; Gruppo 2, costituito da 5 famiglie, sottoposte a trattamento con Vita Feed Gold®; Gruppo 3, costituito da 10 famiglie, non sottoposte ad alcun trattamento. Il livello di infezione di N. ceranae è stato monitorato mediante il prelievo di almeno 30 api bottinatrici per ciascun alveare (figura 3). Tali api sono state immesse in buste presto- chiuse sterili che, dopo essere state opportunamente etichettate, sono state poste in congelatore fino alla realizzazione delle analisi di laboratorio. La conta delle spore è stata realizzata secondo la metodica OIE mediante osservazione al microscopio ottico del contenuto intestinale delle api utilizzando camera di Burcher, mentre la diagnosi di N. ceranae è stata effettuata tramite polymerase chain reaction (PCR). Figura 3 – Campionamento delle api
bottinatrici per le analisi di laboratorio
Api Herb® è stato diluito (figura 4) come da indicazioni di etichetta sospendendo 40g di prodotto (tutto il contenuto della singola busta monodose), in 500ml di sciroppo zuccherino al 50%. Questa sospensione e' stata sufficiente a trattare 10 arnie. Sono stati gocciolati 50 ml della soluzione così ottenuta sia sulle api che sugli spazi interfavo (figura 5 e figura 6). Figura 4 – Diluizione di Api Herb® con sciroppo zuccherino, prima della
somministrazione
Figure 5 - 6 – Somministrazione di Api Herb® all'interno degli alveari
Vita Feed Gold® è stato diluito (figura 7) come da indicazioni di etichetta nella misura di 100 ml di prodotto in 900 ml di sciroppo zuccherino al 50% (soluzione al 10%), sono stati somministrati 100 ml di soluzione per ogni famiglia, gocciolando lo sciroppo medicato direttamente dentro le arnie (figura 8 e figura 9). Si è deciso trattare per 6 settimane quindi 3 settimane di trattamento in più rispetto quelle consigliate in etichetta per entrambi i prodotti Api Herb® e Vita feed Gold® e di procedere al monitoraggio settimanale del livello di infezione del Nosema ceranae nei tre gruppi per tutta la durata del trattamento. Figura 7 – Diluizione di Vita Feed Gold® con sciroppo zuccherino,
prima della somministrazione
Figura 8 e Figura 9 – Somministrazione di Vita Feed Gold® all'interno degli alveari
In tabella 1 sono riassunti i gruppi di trattamento ed i dosaggi di prodotto somministrati. Tabella 1 – Gruppi di trattamento, dosi e frequenze di somministrazioni effettuate
Trattamenti
Dosaggio per
Frequenza di
trattamento
etichetta)
etichetta)
1 volta a settimana 1 volta a settimana (controllo) ANALISI STATISTICA
I confronti tra i gruppi di trattamenti sono stati effettuati tramite l'utilizzo della statistica non parametrica di Kruskal Wallis. Per approfondire l'individuazione delle differenze il gruppo di controllo è stato confrontato con il gruppo di famiglie sottoposte a trattamento con Api Herb® e con quello composto da famiglie sottoposte a trattamento con Vita Feed Gold® attraverso il test di Mann-Whitney per due campioni indipendenti. Il livello di significatività è stato posto pari 0,05. L'analisi statistica è stata effettuata con le procedure del software STATA/SE 9.0. RISULTATI E CONCLUSIONI
Dai risultati ottenuti (figura 10), entrambi i prodotti Api Herb® e Vita feed Gold® sono risultati efficaci nel controllo dell'infezione da Nosema ceranae. Il test di Mann-Whitney effettuato rispetto al gruppo di controllo ha presentato un p-value pari 0,041 per entrambi i trattamenti, confermando una maggiore efficacia nel controllo dell'infezione per le famiglie trattate. La figura 10 descrive l'efficacia nel tempo dei due trattamenti rispetto alle famiglie controllo. L'apparente maggiore efficacia dalla terza settimana in poi di Vita Feed Gold non è supportata dall'analisi statistica. Un numero maggiore di alveari testati potrebbe consentire di confermare questa ipotesi. Dopo le 6 settimane di trattamento l'infezione fungina ha iniziato ad autolimitarsi. Dai dati ottenuti in seguito alle prove di campo è risultato evidente come l'infezione da Nosema ceranae subisca oscillazioni profonde nel tempo fino a ridursi, in alcuni momenti del periodo estivo, quasi a livelli nulli di carica infestante (numero di spore presenti per ape). Entrambi i prodotti naturali testati Api Herb® e Vita Feed Gold® hanno dimostrato la capacità di contenere efficacemente i livelli di infezione da Nosema ceranae.
Figura 10
- Risultati dei livello di infezione da Nosema ceranae riscontrate nei nei diversi
gruppi, durante le sei settimane di trattamento
Si ringrazia per la collaborazione l'Azienda Apistica "L'Ape Operaia" di Alivernini Barbara e Francesco Capitani. Si ringrazia Lisa Creato per la disponibilità prestata nella realizzazione delle prove di campo. BIBLIOGRAFIA-Bessi E, Nanetti A., 2005 - Evaluation of tree different strategies to
nosema control (poster). Abstracts 39th Apimondia International Apicultural Congress, 21-26 August 2005, Dublin, Ireland 2005. Costa C.- La nosemiasi (2008) Corso di formazione
apistica "Vecchie e nuove conoscenze sulle malattie delle api", IZS Abruzzo e Molise, Teramo 16-19 settembre 2008, pag. 16-19. Furgala B. & M. A. Sugden, (1985) Residual
activity of bicyclohexylammonium fumagillin in sucrose syrup and high frustose corn syrup stored at two temperatures. American Bee Journal 125(1): 47-48. Higes M. et al. (2007).
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Bailón E., González-Porto A. V., García-Palencia P., Meana A., Del Nozal M. J., Mayo R. and Bernal J. L. (2009). Honeybee colony collapse due to Nosema ceranae in professional apiaries. Society for Applied Microbiology and Blackwell Publishing Ltd, Environmental Microbiology Reports: 1-4. Sommerville D., Hornitzky M., (2007). Nosema disease
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Granato A. (2008) - Screening of natural compounds for the control of nosema disease in honeybees (Apis mellifera). Apidologie 39: 436-445. ATTIVITÀ ANTICOCCIDICA IN PROVE DI
LABORATORIO E DI CAMPO DI UN FITOPREPARATO
IN AVICOLI ALLEVATI ALL'APERTO
P. Pignattelli 1-2, M. Scozzoli 3
1ZooBioDi-Facoltà di Medicina Veterinaria, Milano. 2Olosmedica, Saronno VA 3Centro Sp. per la Promozione del Metodo Biologico, Forlì Vengono riportati i risultati di prove di laboratorio e di campo ottenuti con un fitopreparato (§) nella prevenzione e cura della Coccidiosi di polli allevati all'aperto. Le prove di laboratorio, eseguite presso tre diversi centri di ricerca europei su giovani polli infettati con E. tenella, E. maxima ed E. acervulina, hanno evidenziato come il prodotto in esame abbia fornito i risultati migliori, misurati come riduzione delle lesioni e del numero delle oocisti eliminate, rispetto ai controlli ed ai prodotti commerciali di confronto. Le prove di campo sono state eseguite su polli allevati in Francia con metodo "poulet label" su di un totale di 422.600 capi, appartenenti a 27 allevamenti ed in Italia in 3 allevamenti biologici di Pollo del Valdarno per un totale di 640 soggetti. Le prove di campo hanno confermato quelle di laboratorio evidenziando nei gruppi di polli trattati, rispetto ai controlli, minor mortalità e migliore indice di conversione alimentare. Parole chiave: coccidiosi, polli allevati all'aperto, coccidiostatici, fitocomplessi Anticoccidiosis activity in laboratory and in field tests with an herbal drug in poultry
reared outdoor. Shows the results of laboratory and field tests obtained with an herbal
drug (§) in the prevention and treatment of Coccidiosis of chickens. Laboratory tests, performed at three different European research institutes on young chickens infected with E. tenella, E. maxima and E. acervulina, showed how the product concerned has provided with the best results, measured as the reduction of injuries and oocysts deleted, among control birds and 2 commercial products. Field tests were performed on chickens kept in France with method "poulet label" on a total of 422600 heads, belonging to 27 farms and in Italy in 3 organic livestock Pollo del Valdarno for a total of 640 birds. Field tests have confirmed those of laboratory highlighting in flocks treated compared to controls, reduced mortality and better food conversion rate. Key words: coccidiosis, outdoor reared chickens, coccidiostats, herbal drugs. PREMESSA
In questi ultimi 15 anni abbiamo assistito ad un'interessante incremento dell'allevamento degli avicoli allevati all'aperto e non solo di quelli con metodo biologico. In particolare, nel comparto polli, il cosiddetto allevamento alternativo (colorati da razze miste, controsessi da razze leggere, gallettini, ruspantini, tipo Label, Naturale, rurale, ecc.) ha superato il 16% del totale dei polli allevati in Italia. Questo cambiamento del modo di allevare ha riproposto antiche malattie che l'allevamento cosiddetto industriale aveva in parte debellato o comunque ridotto d'importanza, fra queste va annoverata la Coccidiosi. Se anticoccidi, cocciodiostatici e vaccini rappresentano ancor oggi il più efficace mezzo di lotta alla Coccidiosi in tutti i tipi d'allevamento, escluso quello biologico dove i coccidiostatici non sono ammessi, l'uso di prodotti "naturali" diventa pressante se non addirittura indispensabile in tutte quelle forme alternative di allevamento degli avicoli cosiddette "naturali". In questo contesto rientra l'uso delle medicine non convenzionali, in particolare la Fitoterapia. Scopo della presente relazione è quello di riportare e discutere i risultati ottenuti, sia in laboratorio sia in campo, con l'impiego di appropriate miscele vegetali (fitopreparato) nella lotta alla Coccidiosi aviare. MATERIALI E METODI
A.- Prove di laboratorio. Le prove di laboratorio sono state eseguite presso due differenti centri di ricerca stranieri: la Facoltà di Medicina Veterinaria di Thessaloniki (GR) e l'Istitut Nationale de Recherche EVIALIS (F) in collaborazione con l'Istitut Nationale de Recherche INRA (F). In tutte le prove i pulcini (Cobb 500) sono stati mantenuti in gabbie (10 capi per gabbia), sollevate da terra ed alimentati ad libitum con mangime starter pulcini di base. Il fitopreparato in esame (Apacox, APA-CT srl, Forlì ) confrontato con prodotti del commercio (fitoterapici e cocciodiostatici di sintesi) è stato aggiunto al mangime all'inizio della prova alla dose di 1g/kg. Il mangime di ciascun gruppo è stato pesato all'inizio ed alla fine della prova, mentre i pulcini sono stati pesati singolarmente all'inizio della prova e dopo 7, 14, 21, 38 e 35 giorni. I pulcini impiegati sono stati infettati al 14-15° giorno di vita, ad eccezione dei gruppi controllo negativo, con specie diverse di Eimeria (E. tenella, E. acervulina, E. maxima) introducendo le oocisti sporulate direttamente nel gozzo mediante sondino gastrico. Per valutare l'effetto dei diversi prodotti sono stati valutati i seguenti parametri: mortalità, riduzione delle lesioni (valutazione del sangue nelle feci), conta dell'oocisti eliminate con le feci ai giorni 20, 21, 22, 23, 28 di vita, indice di crescita, consumo alimentare, indice di conversione alimentare (ICA). B.- Prove di campo. Le prove di campo sono state eseguite su polli (T 457 N) allevati all'aperto, nella Francia centrale, secondo il capitolato del metodo "poulet Label" ed hanno interessato, nell'arco di tre anni, 27 allevamenti di medie dimensioni per un totale di 422.600 polli ed in Italia in 3 allevamenti biologici di Pollo del Valdarno (PVB) per un totale di 640 soggetti. Per consuetudine in tutti gli allevamenti coinvolti nelle prove non viene praticata la vaccinazione contro la coccidiosi. Nelle prove eseguite in Francia, il fitoterapico in esame è stato aggiunto al mangime alla dosi di 1 grammo Kg solamente nel secondo periodo di allevamento (dal 29° al 73° giorno di vita) e confrontato con due noti cocciodiostatici di sintesi del commercio secondo lo schema sotto specificato. Questo raffronto non è stato possibile negli allevamenti di PVB dal momento che l'impiego di coccidiostatici di sintesi non è ammesso nell'allevamento con metodo biologico, il raffronto è stato comunque effettuato verso gruppi controllo non trattati ed allevati nelle stesse condizioni dei gruppi trattati. La valutazione dei risultati è stata effettuata attraverso il rilevamento dei seguenti parametri: mortalità, peso corporeo alla macellazione, indice di conversione alimentare (la dove è stato possibile). Schema delle prove effettuate in Francia su "poulet label"
Giorni di allevamento/anticoccidico
Gruppi controllo
Gruppi trattati
(totale 103.500 polli) (totale 319.100 polli)
1° periodo: da 1 a 28 gg 2° periodo: da 29 a 73 gg RISULTATI E DISCUSSIONE
A.- Prove di laboratorio. Nelle tabelle 1 e 2 sono stati sintetizzati i risultati ottenuti nel Centro di Ricerche Veterinarie di Thessaloniki, dal loro esame si può dedurre che l'impiego del fitopreparato in esame consente di ottenere un buon controllo della coccidiosi su giovani polli da carne (Cobb 500) infettati sperimentalmente senza comunque mai uguagliare l'effetto, decisamente positivo, del prodotto commerciale di raffronto. Si può comunque ipotizzare che l'Apacox sia in grado di produrre le condizioni ideali per una risposta immunitaria valida e duratura nel tempo contro la coccidiosi dei polli, soprattutto in quelle razze e/o ibridi allevati all'aperto e macellati dopo i 70 giorni di vita. Nelle tabelle 3 e 4 sono sintetizzati i risultati ottenuti presso l'Istitut Nationale de Recherche EVIALIS (F) in collaborazione con INRA. Il protocollo sperimentale ha differito dal precedente sopra riportato solamente per la durata delle prove (28 giorni), per l'infezione dal momento che tutti i gruppi, ad accezione del gruppo controllo non infettato, hanno ricevuto per via gastrica 150.000 oocisti di E. acervulina, 10.000 oocisti di E. maxima e 10.000 oocisti di E. tenella) e per i prodotti di controllo (Monensin sodico (ϕ) e due fitopreparati presenti nel mercato francese FF1 e FK2).
Tabella 1
: Raffronto fra peso corporeo (BWg), feed intake (FIg) ed indice di conversione
alimentare (FCR) di polli da carne infettati con Eimeria tenella e trattati con Apacox e
Lasalocid.
Controllo non
Controllo
Lasalocid
Età/gruppi
infettato
infettato
0,75 mg/kg
a,b,c, I valori nella stessa riga con un esponente in comune non differiscono significativamente (p >0.05). (ϕ) non più in commercio
Tabella 2: Mortalità, sangue nelle feci ed escrezione delle oocisti in polli infettati con
Eimeria telella
e trattati con Apacox e Lasalocid
Età/gruppi
Controllo non
Controllo infettato
Lasalocid
infettato
0,75 mg/kg
Sangue nelle feci Escrezione oocisti 25.22.3d a,b,c,d,I valori nella stessa riga con un esponente in comune non differiscono significativamente (p >0.05) Tabella 3:Raffronto fra peso corporeo (BWg) ed indice di conversione alimentare (FCR) di
polli da carne infettati con E. tenella E. maxima ed E.acervulina e trattati con Apacox,
Monensin e due fitopreparati presenti nel mercato francese FF1 e FK2
Controllo
Monensin
Controllo
infettato
infettato
39023c
39023c
39413c
a,b,c, I valori nella stessa riga con un esponente in comune non differiscono significativamente (p >0.05)
Tabella 4:
Raffronto fra lesioni intestinali ed escrezione delle oocisti in polli da carne
infettati con E. tenella E. maxima ed E.acervulina e trattati con Apacox, Mopnensin e due
fitopreparati presenti nel mercato francese FF1 e FK2
Controllo
Monensin
Controllo
Età/gruppi
infettato
infettato
E. tenella E. maxima E.acervulina a,b,c, I valori nella stessa riga con un esponente in comune non differiscono significativamente (p >0.05); (#) Indice lesionale misurato secondo il metodo di Reid e Johnson I risultati mostrano come il fitopreparato in esame sia in grado di controllare la coccidiosi aviare sperimentale anche quando l'infezione dei polli è effettuata con più specie patogene di Eimeria. Rispetto alla prova precedente la quantità di oocisti impiegate per infettare i pulcini è stata piuttosto modesta in grado quindi di causare una forma lieve di coccidiosi che non ha causato alcuna mortalità. Nei confronti dei due analoghi prodotti commerciali l'Apacox ha fornito comunque risultati superiori per tutti i parametri considerati. Nei confronti del Monensin, oggi fuori commercio, ma che per anni è stato uno dei più noti ed usati coccidiostatici in avicoltura, il prodotto ha fornito risultati uguali se non addirittura migliori ad eccezione del parametro, peso corporeo misurato a 28 giorni di vita. Una maggiore durata della prova, il cui protocollo è più adatto per testare coccidiostatici di sintesi che non prodotti naturali, avrebbe potuto fornire informazioni maggiori. B.- Prove di campo. I risultati delle prove di campo eseguite in Francia su polli allevati all'aperto col metodo "poulet label" sono riassunti nella tabella 5 e mostrano come il fitoterapico in esame, somministrato ad oltre 300.000 polli nel secondo periodo di allevamento (29-73 gg) abbia fornito, rispetto ai polli di "controllo" che avevano ricevuto un programma classico contro la coccidiosi a base di coccidiostatici, risultati molto positivi soprattutto per quanto riguarda la mortalità (-0,93 punti %) e gli indici di conversione alimentare che ampiamente compensano il minor peso medio corporeo raggiunto dai soggetti (-56 g). Tabella 5: Pesi corporei (kg), indice di conversione alimentare (FCR), mortalità (%) di
polli allevati con metodo "poulet label" e trattati con Apacox confrontato con Robenidina e
Monensin.
n° polli
Peso corporeo
Mortalità,
medio, kg
Gruppi controllo con Robenidina e Monensin Gruppi trattati con Monensin (1° periodo) e Apacox (2° periodo)
I risultati delle prove condotte in Toscana su 3 allevamenti di Pollo del Valdarno (PVB)
sono riassunti nella tabella 6 e mostrano come il fitoterapico in esame, anche in condizioni di campo diverse dal "poulet label", sia in grado di confermare i positivi risultati sopra riferiti. L'incremento di peso medio corporeo, rispetto ai controlli, nei maschi è stato di poco inferiore ai 50 g e quello delle femmine di poco superiore ai 50 g; trattandosi di un pollo non decisamente "da carne" nel senso classico del termine, ma apprezzato non per la quantità, ma per la qualità della sua carne, il 2,5% circa di aumento è cifra di tutto rispetto. Mentre l'indice di conversione alimentare nei gruppi trattati è risultato leggermente migliore, più significativa è risultata la riduzione della mortalità che ha variato da - 0,31 a – 2,45 punti percentuali. Va inoltre precisato che i controlli delle feci eseguiti periodicamente presso la sezione degli Istituti Zooprofilattici di Arezzo hanno evidenziato la presenza di oocisti in numero contenuto, ma decisamente maggiore nei gruppi non trattati. Peso corporeo medio alla macellazione, kg
CONCLUSIONI

Il fitoterapico testato (Apacox) ha mostrato, sia nelle prove di laboratorio sia di campo, un ottimo effetto coccidiostatico anche confrontato a noti cocciodiostatici del commercio. Va comunque considerato che nelle citate condizioni sperimentali, l'infezione dei polli è stata contenuta e per le modalità di allevamento (in gabbia ed all'aperto) il rischio di contaminazione-ricontaminazione è minore. Le prove di campo hanno confermato la possibilità di utilizzare il prodotto come alternativa ad un tradizionale coccidiostatico di sintesi con notevoli vantaggi. Innanzitutto quello di promuovere uno stato di naturale difesa immunitaria alla coccidiosi dei polli specie se allevati all'aperto, siano essi riproduttori o non. Quindi quello di proporsi come interessante soluzione al problema della farmaco resistenza facilmente instaurabile negli allevamenti al seguito di prolungati e ripetuti trattamenti (ciclici) con i soliti prodotti di sintesi, di non creare alcun problema di residui nelle derrate alimentari, di essere ecocompatibile ed infine di possedere un rapporto costo prodotto/benefici molto competitivo. BIBLIOGRAFIA-Chang J., Medicinal herbs: drugs or dietary supplements? Biochem.
Pharmacol. 59 (2000) 211-219 Christaki E., Florou-Paneri P.,
Giannenas I., Papazahariadou M., Botsoglou NA. & Spais AB., 2004. Effect of a mixture of herbal extracts on broiler chickens infected with Eimeria tenella. Anim. Res. 53 (2004) 137-144 - DOI: 10.1051/animres:2004006. & 2001. Screening of the anticoccidial effects of herb extracts against Eimeria tenella. Apr 19;96(4):257-63. Pignattelli P., 2007. Medicina non convenzionale veterinaria.Edagricole-
Sole 24Ore, BO, 69-85. Scozzoli M., 2007. Fitoterapia e sue applicazioni pratiche in
medicina veterinaria. Atti corso introduttivo alla medicina non convenzionale veterinaria. Ed. Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche, Brescia. 93-109. Scozzoli M.
Fitoterapia negli animali da reddito. 2008. Atti Convegno su: Fitoterapia In Medicina Veterinaria19 novembre 2008, Fac. Med. Vet. – LODI. ESPERIENZE NELL'USO DI OLI ESSENZIALI NEL
CONTROLLO DELLA PESTE AMERICANA DELLE API
E. Carpana1, P. Zucchi2
1CRA – Unità di Ricerca di Apicoltura e Bachicoltura, Bologna 2Dipartimento di Scienze degli Alimenti, Università di Bologna La peste americana delle api, causata dal batterio sporigeno Paenibacillus larvae è la più grave e diffusa patologia infettiva delle api. E' stata valutata l'attività inibente di alcuni oli essenziali di piante aromatiche contro Paenibacillus larvae. La maggiore azione batteriostatica è stata dimostrata dall'olio essenziale di cannella (Cinnamomum zeylanicum) e la sua somministrazione ad alveari affetti da peste americana ha consentito di ottenere una significativa riduzione delle recidive. Parole chiave: Apis mellifera, Paenibacillus larvae, Peste americana, oli essenziali. Evaluation .of some essential oils for the control of american foulbrood disease in
honeybees. American foulbrood, caused by the spore-forming bacterium Paenibacillus
larvae, is the most serious and spread infective disease of honeybees. The treatment of infected hives with antibiotics like oxytetracycline and tylosin causes the risk of honey contamination with residues of pharmacologically active substances. There is therefore much interest in investigating natural control agents that will ensure the healthiness of bee products. Laboratory and field tests were conducted to evaluate the antimicrobial activity against Paenibacillus larvae larvae of some essential oils was evaluated. In the in vitro tests the greatest inhibiting action was shown by essential oils of Cinnamomun zeylanicum, Aloysia triphylla, Cymbopogon citratus and Eugenia caryophyllata. In the field tests, combining the administration of cinnamon oil to infected hives with brood elimination led to a significant reduction in relapses. La peste americana (PA) è la più grave e diffusa patologia infettiva delle api mellifere (Apis mellifera L.). Colpisce la covata ed è causata da Paenibacillus larvae, batterio Gram positivo, sporigeno (Hansen & Brødsgaard, 1999). Mentre in alcuni paesi, come USA, Canada e Argentina, è consentito e regolamentato l'uso di antibiotici, come ossitetraciclina e tilosina, per la profilassi preventiva, nell'Unione Europea, in mancanza di farmaci specificatamente registrati, non è possibile impiegare antibiotici per il controllo delle patologie infettive delle api. Quindi per il miele commercializzato nei paesi comunitari non sono previsti LMR (limiti massimi residuali) e di conseguenza non vengono ammessi residui di antibiotici e sulfamidici (Mutinelli, 2003). In mancanza di mezzi di controllo risolutivi, la distruzione per incenerimento delle colonie colpite dalla patologia rimane tuttora la procedura prescritta nella generalità dei casi ai fini del controllo dell'infezione nel territorio (Regolamento di Polizia Veterinaria, DPR 8/2/1954, n. 320). L'utilizzo di antibiotici comporta il grave rischio di contaminazione chimica del miele e degli altri prodotti dell'alveare. Parte del miele in commercio presenta residui di antibiotici e sulfamidici nel miele, spesso conseguenza di trattamenti incontrollati (Sabatini et al., 2002). Ciò comporta seri problemi in fase di commercializzazione del prodotto, non solo per le implicazioni legali ma anche per lo scadimento dell'immagine del miele come alimento genuino per eccellenza. La necessità di tutelare la salubrità del miele ha indotto i ricercatori a studiare metodi di lotta contro la peste americana basati sull'utilizzo di sostanze di origine naturale, quali gli oli essenziali estratti da piante aromatiche, che rispetto ai farmaci convenzionali sono vantaggiosi sotto il profilo dell'impatto ambientale e dell'immagine del prodotto verso il consumatore. L'attività inibente di alcuni oli essenziali nei confronti di P. larvae è stata più volte evidenziata in vitro (Carta & Floris, 1989; Calderone & Shimanuki, 1994; Alippi et al., 1996; Floris et al., 1996; Carpana et al. 1999; Bazzoni & Floris, 2000; Albo et al., 2003; Fuselli et al, 2006(b), 2008; Gende et al., 2009-b). L'olio essenziale di cannella (Cinnamomum spp.) è risultato essere uno dei più attivi, con una concentrazione minima inibente compresa tra 10 e 100µg/ml. Ben tollerato dalle api se somministrato con l'alimentazione (Floris et al.,1996 ), l'olio essenziale di cannella si è dimostrato efficace anche in alcune prove di campo (Floris & Carta, 1990; Carpana et al., 1996; Gende et al., 2009-a). L'obiettivo della presente sperimentazione è stata la valutazione comparativa dell'attività inibente in vitro verso P. l. larvae da parte di alcuni oli essenziali. Inoltre si è voluto saggiare l'efficacia in campo dell'olio essenziale di cannella nel trattamento di alveari affetti da peste americana. MATERIALI E METODI
Sono stati valutati mediante saggio biologico 12 oli essenziali: cannella (foglie) (Cinnamomun zeylanicum); pompelmo (scorza) (Citrus paradisi); arancio dolce (scorza) (Citrus sinensis); arancio amaro (fiori) (Citrus aurantium); mandarino (scorza) (Citrus reticulata); limone (scorza) (Citrus limon); verbena (foglie) (Aloysia triphylla); lemongrass o cimbopogone (foglie) (Cymbopogon citratus); albero del tè (foglie) (Melaleuca alternifolia); cajeput (foglie) (Melaleuca cajeputi); niaouli o gomenolo (foglie) (Melaleuca viridiflora); eugenia (foglie) (Eugenia caryophyllata). Le sostanze sono state disciolte in etanolo per la preparazione delle diluizioni decimali. Come antibiotico convenzionale di riferimento nella valutazione delle proprietà inibenti è stata impiegata ossitetraciclina. L'attività inibente delle sostanze sopra elencate è stata saggiata utilizzando il metodo di diffusione in agar con dischi per test di sensibilità secondo la procedura riportata da Feldlaufer et al. (1993). L'attività inibente è stata saggiata sui seguenti ceppi batterici: Paenibacillus larvae MO/03 e 934/03 (ricavati da campioni di covata infetta provenienti dalla regione Emilia Romagna); Paenibacillus larvae ATCC 9545; Bacillus subtilis ATCC 10783.(come ceppo di riferimento per il saggio dell'attività Come controllo negativo, sono stati utilizzati dischi imbibiti del solo solvente. Per le prove di campo è stato scelto l'olio essenziale di Cimmamomum zeylanicum, eseguite comne di seguito descritto. Trenta alveari con sintomi di peste americana sono stati raccolti in un singolo apiario e resi omogenei in termini di consistenza numerica della popolazione di api adulte e di covata. Alla fine della stagione primaverile, ciascun alveare è stato sottoposto a completa eliminazione dei favi contenenti covata, lasciando solo 2–3 favi contenenti miele e aggiungendo 4-5 fogli cerei. Subito dopo si è proceduto ai trattamenti con i principi attivi in esame, previa suddivisione randomizzata degli alveari in 3 gruppi numericamente equivalenti: 1) gruppo trattato con olio essenziale di (Cinnamomum zeylanicum): 4 g per alveare ripartiti in 2 somministrazioni a distanza di 10 giorni; 2) gruppo trattato con ossitetraciclina (OTC): 0,6 g per alveare ripartiti in 2 somministrazioni a distanza di 10 giorni; 3) gruppo di controllo, nutrito con candito non addizionato. I composti sono stati somministrati mediante incorporazione in candito zuccherino in ragione di 2 g/kg per l'olio essenziale di cannella (utilizzando etanolo come emulsionante), 0,3 g/kg per l'ossitetraciclina. In seguito e fino alla fine di settembre, le condizioni cliniche degli alveari sono state controllate ogni 2-3 settimane. Gli alveari recidivi rilevati di volta in volta sono stati immediatamente allontanati dall'apiario. RISULTATI E CONCLUSIONI
P. larvae si conferma sensibile all'azione dell'ossitetraciclina, seppure con differenze tra i ceppi. L'insensibilità del ceppo MO/03 alla dose di 0,3 g potrebbe essere indice dell'inizio di un fenomeno di farmacoresistenza ricollegabile all'uso diffuso dell'antibiotico nell'area di provenienza dei ceppi esaminati. La tabella 2 riporta i risultati relativi ai saggi sugli oli essenziali. Alcuni oli essenziali, esplicano un'azione inibente rilevante e costante: Cinnamomum zeylanicum, Aloysia triphylla, Cymbopogon citratus, Eugenia caryophyllata; i rimanenti prodotti risultano solo debolmente attivi, se non completamente inattivi. Si osservano anche alcune differenze di sensibilità tra i ceppi. I risultati delle prove di campo sono riportati nella tabella 3. L'esito dei controlli clinici effettuati durante tutta la stagione estiva è sinteticamente espresso come numero di colonie recidive sul totale di ogni gruppo. Nel gruppo trattato con ossitetraciclina non si sono riscontrati casi di ricorrenza dell'infezione durante tutto il periodo di osservazione. Nel gruppo di controllo la ricorrenza è risultata già significativa a 45 giorni dal trattamento, aumentando successivamente fino a raggiuneger il 60% degli alveari dopo 3 mesi. Nel gruppo trattato con olio essenziale di cannella, un solo caso di malattia si è sviluppato nei primi 45 giorni dopo il trattamento, mentre a distanza di 3 mesi la ricorrenza registrata ha raggiunto il 30%, valore significativamente inferiore rispetto al controllo ma che rimane lontano dalla efficacia totale ottenuta con l'ossitetraciclina. Questa prova riconferma l'attività inibente dell'olio essenziale di cannella nei confronti della peste americana, sebbene con dei limiti relativi alla lunghezza del periodo in cui il prodotto somministrato riesce ad esercitare una effettiva efficacia impedendo l'insorgere dell'infezione. In conclusione, diverse ricerche hanno dimostrato che l'olio essenziale di cannella ha le credenziali per essere preso in considerazione come una alternativa futura agli antibiotici di sintesi, dato il basso impatto ambientale che caratterizza questo tipo di sostanza e l'assenza di effetti tossici o collaterali rispetto alle api. Sul piano dell'efficacia, diverse sperimentazioni di campo hanno finora evidenziato una significativa azione inibente dell'olio essenziale di cannella verso l'infezione da Paenibacillus larvae, ma per la validazione di un metodo di trattamento basato su questo prodotto sono necessarie ulteriori prove in particolare per individuare la formulazione e le modalità di somministrazione che garantiscano una attività di durata sufficiente ai fini di una efficace profilassi della peste americana. Tabella 1 – Diametro (mm) degli aloni di inibizione dell'ossitetraciclina nei confronti di P. larvae e B. subtilis. Per ogni dose, vengono
riportati il valore medio di tre misurazioni e la deviazione standard. 0 = nessuna attività
Paenibacillus larvae Bacillus subtilis ±1,5 ±0,6 ±1,5 ±2,3 ±2,0 ±0,6 ±1,0 ±0,6 ±1,0 ±0,6 Tabella 2 – Diametro (mm) degli aloni di inibizione delle sostanze naturali nei confronti di P. larvae e B. subtilis. Per ogni dose,
vengono riportati il valore medio di tre misurazioni e la deviazione standard. I dati relativi a Melaleuca viridiflora non sono riportati, in
quanto il prodotto è risultato inattivo a tutte le dosi saggiate. 0 = nessuna attività
Paenibacillus larvae Bacillus subtilis Cinnamomu m zeylanicum 21,7 ± 2,9 16,7 ± 2,9 35,0 ± 13,2 10,3 ± 2,1 31,7 ± 2,9 Citrus paradisi Citrus sinensis Citrus aurantium Citrus reticulata Citrus limon Aloysia triphylla Cymbopogon citratus 17,0 ± 2,6 21,3 ± 1,2 Melaleuca alternifolia Melaleuca leucadendron Eugenia caryophyllata 14,7 ± 2,1 29,7 ± 6,8 12,0 ± 4,4 Tabella 3: Efficacia delle sostanze somministrate agli alveari per il controllo della peste
americana, verificata a 45 e 90 giorni dopo il trattamento. I valori medi riportati in colonna
seguiti dalla stessa lettera non sono significativamente diversi (p>0,05; test esatto di
Fisher).
Alveari recidivi / totali Alveari recidivi / totali Trattamento Olio essenziale di Ossitetraciclina BIBLIOGRAFIA - Albo G.N., Henning C., Ringuelet J., Reynaldi F.J., De Giusti M.R.,
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DELL'OLIVO IN RELAZIONE ALLE CONDIZIONI
AMBIENTALI
A. Bianco, A.M. Serrilli
Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Roma, Sapienza Vengono brevemente analizzate le problematiche connesse con la realizzazione di strategie per l'uso dei fitoterapici nella coltivazione dell'olivo. Infatti gli standard qualitativi correlati alla peculiarità dell'olio di oliva ed in genere dei prodotti alimentari derivati dall'olivo richiedono, nell'uso dei fitoterapici, una strategia impostata correttamente dal punto di vista scientifico. Anche le condizioni ambientali della coltivazione, sia in relazione all'area geografica (Nord, Centro e Sud Italia) ed all'altitudine sul livello del mare, che alle caratteristiche pedologiche, giocano un ruolo importante sulla corretta strategia nell'uso dei fitoterapici. Use of herbal medicines in the cultivation of olive trees in relation to environmental
conditions. Problems related to implementation of strategies for the use of herbal
medicines in olive cultivation will be briefly discussed. Indeed the quality standards related to the peculiarities of olive oil and of foods derived from the olive, usually require, in the use of herbal medicines, a strategy correctly planned from a scientific perspective. Even the environmental conditions of cultivation, both in relation to the geographical area (North, Central and Southern Italy) and altitude above sea level, that the soil characteristics play an important role on the correct strategy in the use of herbal medicines. Si ha oramai l'abitudine, soprattutto per i prodotti alimentari, come nell'ultima sessione dell'assemblea della Coldiretti, di parlare di filiera. Infatti il problema della filiera coinvolge orami tutti i prodotti alimentari, dal latte fino alla carne, dalla farina fino alla frutta. Questo termine, in realtà, seppure rappresenti una presa di coscienza migliore rispetto al passato e alla tendenza a considerare unicamente il prodotto finale, rischia di essere fuorviante. Se per filiera si intende l'insieme delle operazioni e dei passaggi che hanno portato al prodotto finale, quale viene proposto al compratore/consumatore, risulta anche riduttivo. Le precisazioni si basano alcuni principali considerazioni: a) la tendenza a partire dalla fine, ovvero considerare la filiera in quanto unica responsabile della qualità del prodotto finale, il cui valore deve necessariamente corrispondere a parametri sempre più ristretti e definiti. Per cui la frutta o gli ortaggi devono sempre più corrispondere a modelli precisi che il marketing considera richiesti dal mercato, contrariamente a qualsiasi naturale variabilità e alla possibilità di fornire la più ampia possibilità di scelta grazie a quanto la natura fornisce e alla bravura di coltivatori. Usando GMP e degli OGM, viene sacrificato sull'altare del profitto e con la benedizione dei sacerdoti dalla manipolazione genetica, un immenso patrimonio consistente in sottospecie, varietà, cultivars, dovuti alla selezione naturale e innaturale. b) Si dimenticano molti fattori che influiscono notevolmente sul prodotto e sulla sua riuscita. Alcuni sono abiotici, legati a dove la pianta è stato coltivata, le condizioni meteorologiche di quel anno di coltivazione, eventi eccezionali come la grandine (vi ricordate il caso delle mele del Trentino vendute a costo ribassato?). Altri biotici, come i trattamenti fitosanitari, l'attacco dei parassiti, la presenza di tradizioni di coltivazione, ecc. E soprattutto la tradizione che ha già evidenziato, tramite l'esperienza, alcuni punti chiave per la riuscita del prodotto e l'adattamento alla migliore fruizione. Affidarsi ciecamente alla tecnologia può comportare rischi di abbassamento grave della qualità. c) Tutto questo limitandoci alla materia prima, che tuttavia sarà soggetta a successivi trattamenti e radicali trasformazioni per assumere la ultima forma di vendita. L'olio di oliva rappresenta un caso emblematico, un vero e proprio esempio didattico, di questi aspetti. Sotto l'unica definizione commerciale di olio extravergine, troviamo prodotti completamente differenti, da quello spagnolo ottenuto con olive di varia origine e macchinari ad ultracentrifugazione di ultima generazione fino a quello dei nostri frantoi che rispettano i cultivar locali e praticano una spremitura che permette di mantenere una complessa composizione. Ma soprattutto varia il prezzo e qualità. L'olio di oliva è il condimento di elezione per le popolazioni che vivono intorno al bacino del Mar Mediterraneo. L'uso dell'olio di oliva ha origini molto antiche ed i riferimenti a questo uso si trovano nei primi documenti storici. L'olio d'oliva ha nell'antichità avuto anche altri usi, alcuni dei quali sono ancora oggi attuali. E 'stato utilizzato per l'illuminazione, ed i reperti archeologici di lampade ad olio sono innumerevoli e testimoniano l'uso delle lampade ad olio ad ogni livello sociale e per vari ambienti diversi. È stato usato anche come un unguento, se si pensa alle sculture di Lisippo che rappresentano atleti che si ungono il L'olio d'oliva ha avuto quindi un ruolo fondamentale come estratto naturale nella civiltà mediterranea e l'impianto Olea europaea L. è molto presente nel bacino del Mediterraneo, a testimonianza di antiche coltivazioni. In passato, al di fuori dell'area del Mediterraneo, non vi era una significativa diffusione della pianta O. europaea e quindi di olio d'oliva. E' un fatto storico che le grandi civiltà del passato si sono sviluppate nel bacino del Mediterraneo o in aree geograficamente simili. E 'un caso che la civiltà greca, poi romana e successivamente la civiltà araba sono fiorite in una zona geografica in cui l'olio d'oliva ha un ruolo così fondamentale? E Dio non ha forse scelto un paese tipicamente mediterraneo per la sua dimora terrestre? E 'ancora un caso che i popoli che impiegano grassi di origine animale per gli stessi scopi non hanno sviluppato civiltà così importanti? In ogni caso l'olio d'oliva ha accompagnato lo sviluppo della civiltà dei popoli che hanno svolto un ruolo importante nella storia dell'umanità. Un appannamento temporaneo della importanza dell'olio d'oliva, soprattutto come alimento, è successo con l'avvento dell'era moderna. I grassi animali sono stati preferiti da grandi potenze economiche, come gli Stati Uniti d'America, che consideravano i grassi di origine animale come i soli grassi esistenti. E i grassi vegetali sono stati idrogenati a margarine, assolutamente inutili dal punto di vista alimentare, al fine di renderli più simili ai grassi solidi di origine animale. Tuttavia, la conoscenza e la scoperta di una serie di gravi patologie legate all'uso esclusivo dei grassi di origine animale, ha riproposto l'olio d'oliva come alimento possibile e valida alternativa e numerosissime ricerche scientifiche hanno messo in evidenza una serie di effetti positivi legati all'utilizzo di olio di oliva come alimento. La cosiddetta "dieta mediterranea" costituisce l'attuale top di questa ricerca, che prevede l'uso dell'olio d'oliva come condimento e, quel che è più importante, è stata formulata da quei popoli che da sempre ha mostrato una preferenza ad assumere dei grassi animali per l'alimentazione. A causa della scarsa attenzione dedicata all'olio d'oliva negli anni '50 e anni '60, le modalità di produzione di olio d'oliva sono rimaste molto simili a quelle tramandate dalla tradizione. Pertanto, la qualità dell'olio di oliva prodotto è stato strettamente legate alla "personalità" del coltivatore di olive e del frantoiano. Proprio quando l'olio d'oliva sta impegnando una posizione elettiva, è necessario affrontare, da un punto di vista scientifico, i problemi riguardanti la qualità dell'olio d'oliva ed i fattori organolettici correlati. Il problema sapore / qualità è quindi strettamente correlato da una parte ai componenti principali e minori presenti nell'olio d'oliva, e dall'atra parte a tutti i fattori che hanno influenza sulla filiera di produzione. Ad esempio il colore dell'olio d'oliva deriva dalla quantità variabile di clorofille e xantofille che si fondono nella fase "olio" durante la spremitura. Oltre al colore, questi componenti danno un contributo significativo al gusto dell'olio di oliva in base alla loro presenza percentuale. Tuttavia, per quanto riguarda il gusto/qualità dell'olio d'oliva, i micro-componenti che hanno un ruolo molto importante sono quelli derivanti dalla composti naturali di tipo fenolici e terpenici, presenti nella polpa di olive in forma libera o, più frequentemente, nella forma glicosilata. Il ruolo svolto da questi micro-componenti riguardo la qualità/gusto non sono stati esaminati con sufficiente attenzione. La loro presenza nell'olio dipende da una serie di fattori diversi. Prima di tutto, dipende dal grado di maturazione delle olive, dalla natura del terreno in cui esiste la coltivazione, dalla varietà della pianta di olivo, dal clima e da tutti gli altri fattori legati alle caratteristiche dell'habitat. Inoltre, la presenza e la quantità relativa di questi micro- componenti dipendono anche dalla percentuale di acqua, presente nell'olio di oliva, in cui i micro-componenti sono stati distribuiti in base alla loro solubilità relativa. Pertanto, la conoscenza della struttura molecolare del fenolici e terpenici micro-componenti è un fattore essenziale per uno studio razionale dei fattori che influenzano il gusto e, soprattutto, la qualità dell'olio d'oliva. Inoltre, la natura dei composti fenolici e terpenici presenti nell'olio di oliva dipende dal processo di preparazione dell'olio. Infatti sono presenti nell'oliva, una serie di enzimi particolarmente attivi, tra cui i più importanti sono le glicosidasi e le idrolasi. Molti dei composti fenolici e terpenici presenti nell'olio di oliva hanno una funzione glicosidica e/o una funzione estere. Pertanto, durante la spremitura, quando le olive sono frantumate e tutto il materiale cellulare è mescolato, gli enzimi idrolitici scindono le funzioni glicosidiche ed esteree. Il risultato di questa azione enzimatica è la liberazione di una frazione saccaridica, con una alta polarità, e un'altra frazione fenolica e terpenica la cui polarità dipende dalla struttura molecolare di questi micro-componenti. In pratica, durante la spremitura le frazioni glicosidiche si ritrovano nella fase acquosa, mentre i componenti fenolici e terpenici sono ripartiti tra la fase acquosa e la fase "olio" in base alla loro polarità e lipofilia. Dopo la separazione del residuo glicosidico, la struttura molecolare degli agliconi fenolici e terpenici possono anche subire alcune reazioni spontanee di riarrangiamento catalizzate dall'ambiente. Ad esempio, il pH leggermente acido catalizza tutte quelle reazioni molecolari chiamati comunemente "acido-catalizzate. La conoscenza di questi dati (natura e la quantità relativa dei composti fenolici e naturalmente presenti o provenienti da bio- trasformazione) consentirà di avere un quadro preciso della loro influenza sulla composizione dell'olio d'oliva. Le diverse varietà di cultivar di piante di olive e i diversi ambienti di coltivazione permettono di confrontare i risultati ottenuti da ambienti diversi e con diverse coltivazioni, oltre che consentire la possibilità di proporre i parametri utilizzabili per le finalità di un "controllo dell'origine". Il caso di diverse modalità di spremitura potrebbe contribuire a dare direttive obiettivo nella modalità di spremitura, sempre al fine di proporre un "controllo di origine". In sintesi tutta la filiera di produzione, dalle fasi più strettamente correlate alle modalità di coltivazione ed ai trattamenti fitochimici, alle fasi di raccolta precedenti alla spremitura, alla fase di spremitura e di separazione del prodotto finale "olio di oliva", rappresentano momenti chiave che influenzano la "qualità" del prodotto finale. Pertanto non è il controllo del prodotto finale che ci può dare le informazioni più importanti sulla qualità, ma il controllo di tutte le fasi della produzione, ciascuna delle quali da una chiara impronta alla "qualità" dell'olio. ATTIVITÀ ANTIVIRALE NEI CONFRONTI DI ORF
VIRUS DI UN MEDICAMENTO (MIX 557) A BASE DI
AZADIRACHTA INDICA (ALBERO DEL NEEM) E
HYPERICUM PERFORATUM
V. Galligioni1, F. Carnevali2, S.A. van der Esch2, A. Scagliarini1
1Dip. di Sanità Pubblica Vet. e Patologia Anim. Alma Mater Studiorum, Univ. di Bologna
2ENEA, UT Biorad, C.R. Casaccia, Roma Orf virus (OV) è il prototipo dei virus del genere Parapoxvirus ed è responsabile di un'infezione della cute negli ovi-caprini nota come ectima contagioso. Non esistono farmaci antivirali autorizzati per la terapia dell'ectima contagioso negli animali e nell'uomo nonostante sia stata dimostrata l'efficacia in vitro di diversi composti di sintesi della famiglia dei nucleotidi aciclici fosfonati. In questo studio, è stata valutata l'efficacia antivirale di un medicamento brevetto ENEA a base di sostanze naturali estratte da Azadirachta indica (albero del Neem) e Hypericum perforatum. I risultati ottenuti indicano che le proprietà cicatrizzanti del medicamento possono favorire una più rapida risoluzione delle lesioni negli animali trattati. La dimostrazione di una specifica attività antivirale del prodotto necessita di ulteriori approfondimenti. Parole chiave: Orf virus, Azadirachta indica, Hypericum perforatum
ABSTRACT

Antiviral activity against Orf virus of a medical device (Hypermix) based on Neem
(Azadirachta indica (A. Juss)) and St John's Wort (Hypericum perforatum (L.)) extracts.
Orf virus (OV) is the prototype of the Parapoxvirus genus and is the causative agent of an exanthemous disease in sheep and goats known as contagious pustular dermatitis or also ecthyma contagiosum, which is a zoonotic disease. Orf virus infection is a professional zoonotic disease that interests mainly those workers who come in direct contact with infected animals or their products. The virus penetrates through skin lesions and replicates in epidermal cells, the lesions become evident and progresses from a rash towards a pustular stadium ending up with crust formation. The crust, which contains millions of viral particles, dries up and detaches from the infected animal thus contaminating the surrounding environment. No authorised drugs exist for the treatment of ecthyma contagiosum in animal as in human although synthetic products from the acyclic nucleoside phosphonate family exist for which the efficacy in vitro has been demonstrated. In this study the antiviral efficacy of a medical device based on natural substances extracted from the neem tree (Azdirachta indica (A. Juss)) and Hypericum perforatum (L.) has been evaluated. The results demonstrate that the wound healing properties of this medical device might favour a faster healing of the treated animals while the demonstration that it has anti-viral properties deserves further attention. Orf virus (OV) è il prototipo dei virus del genere Parapoxvirus ed è responsabile di un'infezione della cute negli ovi-caprini nota come ectima contagioso, che ha carattere zoonosico. L'ectima contagioso è una malattia a diffusione mondiale, maggiormente presente nelle aree ad elevata densità ovi-caprina. In queste regioni la malattia tende ad endemizzare provocando talvolta gravi perdite economiche legate alla morte o alla scarsa crescita degli agnelli o alle complicazioni mammarie nelle pecore adulte che nei casi più gravi possono avere esito letale (Gilray et al., 1998). L'infezione si realizza per via transcutanea, il virus penetra attraverso lesioni e replica nelle cellule epidermiche. Dopo 3 o 4 giorni post-infezione, le lesioni diventano evidenti e progrediscono dallo stadio di eritema a pustola, risolvendosi con la formazione di croste. Le croste contengono milioni di particelle virali, che una volta essiccate, si distaccano dall'animale contaminando l'ambiente. La diffusione e l'endemizzazione di questa infezione nei greggi sono correlate all'elevata resistenza del virus orf nell'ambiente e alla limitata durata dell'immunità che non è in grado di proteggere gli animali nelle successive reinfezioni. Nonostante la diffusione e l'elevata incidenza dell'infezione, non è ancora disponibile alcun vaccino in grado di proteggere completamente gli animali. Non esistono farmaci antivirali autorizzati per la terapia dell'ectima contagioso negli animali e nell'uomo nonostante sia stata dimostrata l'efficacia in vitro di diversi composti della famiglia dei nucleotidi aciclici fosfonati (Dal Pozzo et al., 2005) e la molecola (S)-1-[3-hydroxy-2- (phosphonomethoxy) propyl]cytosine (Cidofovir, HPMPC) abbia dimostrato attività anti-OV anche in vivo (Scagliarini et al., 2007a; Sonvico et al., 2009). L'obiettivo di questa sperimentazione in vivo è stato quello di valutare l'effetto terapeutico e l'eventuale azione antivirale del medicamento Brevetto ENEA, denominato MIX 557, a base di estratti oleosi di Azadirachta indica (albero del Neem) e Hypericum perforatum. che ha già dimostrato di possedere proprietà cicatrizzanti che permettono di gestire le lesioni esterne senza complicazioni batteriche o parassitarie, in qualunque stadio del processo si intervenga (Carnevali et al., 2007a-b; van der Esch et al., 2007). MATERIALI E METODI
Per l'infezione è stato utilizzato ceppo di OV IT 988/04 isolato da materiale crostoso prelevato da animali con infezione naturale. L'inoculo è stato preparato a partire da 1 gr di crosta tritata e sospesa in una soluzione di 10 ml di PBS con 10% di penicillina, streptomicina e anfotericina B (Gibco, UK). La sospensione è stata centrifugata a 12000 xg per 30 minuti a 4°C. Dal surnatante di questa soluzione sono stati preparati degli inoculi da 200 l con cui sono state infettate le singole lesioni tramite tampone. Lo studio in vivo è stato effettuato secondo quanto disposto ex lege (D.Lvo 116/92) e previa valutazione ed approvazione del Comitato Etico Scientifico per la sperimentazione animale dell'Università di Bologna. Due gruppi da 5 agnelli ciascuno, sono stati infettatati tramite scarificazione di circa 2,5 cm del piatto interno di entrambe le cosce (Nettleton et al, 1996). La lesione dell'arto sinistro è stata trattata, mentre quella dell'arto destro non ha subito trattamento, fungendo da controllo in ogni animale. Il trattamento è stato effettuato utilizzando due diverse formulazioni, una rappresentata dal medicamento Mix 557, l'altra, simile per aspetto, contenente un placebo (olio d'oliva). Gli esperimenti sono stati effettuati in doppio cieco, a partire dal 4°giorno post-infezione, ogni animale è stato trattato 1 volta al giorno per 6 giorni consecutivi spruzzando sulla lesione il preparato e lasciando asciugare per 3 minuti, in modo da favorire l' assorbimento della soluzione. Per valutare lo sviluppo della lesione, le zone infette sono state esaminate giornalmente per un periodo totale di 22 giorni. Le lesioni sono state fotografate e misurate per monitorare lo spessore a livello della zona di scarificazione sia della lesione trattata che di quella controlaterale di controllo non trattata. Le croste formate a seguito dell'infezione sono state rimosse e conservate a -80°C. L'effetto del trattamento sulla replicazione virale è stato valutato tramite prove in vitro di crescita virale su cellule di testicolo ovino, TOB (Scagliarini et al., 2007), e tramite quantificazione del DNA virale totale mediante Real Time PCR. La Real-Time PCR messa a punto per la quantificazione di OV (Gallina et al., 2006) si basa sull'amplificazione di un frammento di 70 bp di una regione molto conservata del gene B2L. L'analisi della reazione è stata seguita mediante apposito software in dotazione allo strumento Rotor gene 3000 (Corbett research, Australia). I dati ottenuti sono stati analizzati con test One Way ANOVA, seguito da Tukey test per evidenziare differenze statisticamente significative. RISULTATI E DISCUSSIONE
Dopo 3-4 giorni dall'infezione, tutti gli agnelli hanno cominciato a sviluppare le tipiche lesioni da OV, caratterizzate da intenso eritema, edema lungo le linee di scarificazione e la comparsa di pustole. In questa fase non si è evidenziata differenza statisticamente significativa (P>0,05) tra gli spessori delle lesioni sviluppate da tutti gli animali indicando che queste stavano progredendo normalmente e non erano influenzate da fattori individuali. Gli animali trattati con Mix 557 hanno mostrato spessori cutanei inferiori, anche se non in maniera statisticamente significativa, a livello di arto sinistro (trattato) in confronto al controlaterale, mentre una differenza statisticamente significativa (P<0.05) è stata riscontrata tra gli spessori relativi alle lesioni trattate con Mix 557 e quelle trattate con placebo a partire dal 3° giorno di trattamento. Questo dato può inoltre indurre a pensare che Mix 557, favorisca la risoluzione della lesione. E' infatti noto che l'estratto oleoso di Azadirachta indica potrebbe inibire la diffusione del virus da cellula a cellula (McKeever et al., 1988) mentre in combinazione con Hypericum perforatum (Mix 557) potrebbe favorire la guarigione della lesione grazie alle dimostrate proprietà cicatrizzanti (Carnevali et al., 2007a-b). Un'altra ipotesi dell'attività del Neem potrebbe essere correlata alla sua azione su VEGF espresso da orf virus. Le lesioni da orf virus presentano una vascolarizzazione notevole, legata alla produzione di Vascular Endothelial Growt Factor virale (VEGF-E), soprattutto nelle prime fasi della replicazione virale (Meyer et al., 1999). Il VEGF-E presenta caratteristiche comuni con gli altri VEGF dei mammiferi, compresa la capacità di stimolare la proliferazione di cellule endoteliali e la permeabilità vascolare sia in vitro che in vivo (Savory et al., 2000; Scagliarini et al., 2006). I risultati preliminari di questo studio, perciò, farebbero ipotizzare che Mix 557 possa contrastare indirettamente l'azione lesiva di OV inibendo la produzione di VEGF-E e quindi depotenziando il processo di angiogenesi indotto dal virus, con conseguente diminuzione di eritema ed edema a livello di lesione. Recentemente, Priyadarsini et al. (2009) hanno dimostrato come il limonoide azadiractina presente nel Neem abbia attività anticarcinogenetiche tramite la modulazione dell'ossidazione lipidica e proteica, l'aumento delle difese antiossidanti e l'inibizione della proliferazione cellulare e angiogenesi. Anche la componente lipofilica del medicamento MIX 557 proveniente dall'Hypericum perforatum contribuisce efficacemente a ridurre la reazione infiammatoria legata all'infezione in quanto è stato dimostrato che l'iperforina presente nell'estratto lipofilico di iperico possiede spiccate proprietà antiossidanti (Heilman et al. 2003) oltre che inibenti la formazione di radicali ossidativi fortemente reattivi, del rilascio di elastasi dai leucociti (Feisst and Werz 2004), e rilascio di cyclooxygenasi, di 1, 5-lipoxygenasi (Albert et al., 2002) e di IL-6 (Gobbi et al. 2004) con attività antinfiammatoria dell'estratto oleoso di iperico in toto (S. Sosa et al., 2007). Il virus contenuto nelle croste provenienti da tutti i soggetti è risultato vivo e vitale, in quanto in grado di provocare effetto citopatico (CPE). Non è stata evidenziata una differenza tra il CPE prodotto dal virus presente nelle croste raccolte dall'arto trattato e quello prodotto dall'arto non trattato degli animali dei due gruppi. Solo in due soggetti del gruppo trattato con Mix 557 è stata rilevata una netta differenza nel CPE provocato dalle croste raccolte dall'arto destro (non trattato) e sinistro (trattato). I risultati preliminari ottenuti tramite quantificazione del DNA virale in Real Time PCR mostrano come il trattamento con placebo sia stato inefficace nei confronti di OV, seppure con un elevato grado di variabilità individuale. Nei soggetti trattati con Mix 557, la Real Time PCR ha fornito dei dati controversi sulla possibile efficacia antivirale del trattamento in quanto solo due soggetti presentavano una differenza statisticamente significativa (P<0,05) nella quantità di DNA virale nelle lesioni non trattate, questo risultato supporta peraltro i dati ottenuti sulle cellule infettate col materiale crostoso proveniente dagli stessi animali. In conclusione i risultati del nostro studio, dimostrano che le lesioni trattate con il medicamento Mix 557 hanno sviluppato una minore flogosi rispetto a quelle non trattate e a quelle trattate con placebo. In due soggetti la riduzione dello spessore cutaneo è stata anche accompagnata sia da una minore concentrazione di DNA virale che da una ridotta quantità di virus vitale nelle croste delle lesioni trattate rispetto a quelle non trattate, con valori statisticamente significativi. I nostri risultati, seppure preliminari, fanno ipotizzare che il medicamento Mix 557 sia in grado di contrastare l'azione istio-lesiva di orf virus grazie alle sue proprietà cicatrizzanti anche se con i dati ottenuti in questo studio, non è possibile concludere che Mix 557 sia in grado di esplicare un reale effetto antivirale, quanto piuttosto di ridurre la diffusione del virus a livello cutaneo favorendo la cicatrizzazione delle lesioni più velocemente dell'effetto istiolesivo indotto dal virus. BIBLIOGRAFIA-ALBERT, D., ZÜNDORF, I., DINGERMANN, T., MÜLLER, W. E.,
STEINHILBER, D.,WERZ, O. (2002) Hyperforin is a dual inhibitor of cyclooxygenase-1 and 5-lipoxygenase. Biochem. Pharmacol. 64: 1767–1775. CARNEVALI F,
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A
G
Aquilini E. . 62
Galligioni V. . 26; 96
Giacomelli A. . 62
Grassi G. . 45
B
Gridelli S. . 39
Guandalini E. . 39
Bagatta M. . 31
Bianco A. . 90
Braion G. . 62
I
Iori R. . 31
C
Carnevali F. . 96
M
Carpana F. . 80
Castagna A. . 26
Maisano G. . 62
Corrias F. . 62
Malavasi C. . 9
Mariani S. . 54
Milito M. . 62
D
Mukadiwa L. . 3
Muscolini C. . 62
D'Andrea A. . 54
De Nicola G.R. . 31
Del Serrone P. . 45
N
Dias J. . 45
Naidoo V. . 3
Nicoletti M.. 1; 39; 54
E
Eloff J.N. . 3
P
Ermenegildi A. . 62
Esch van der S.A. . 96
Pagnotta E. . 31
Pedrosa K. . 45
Pignattelli P. . 18; 71
F
Ferrari C. . 62
R
Formato G. . 62
Rema P.. 45
Rollin P. 31
S
V
Scagliarini A. . 26; 96
Vender C. . 9
Scaramozzino P. . 62
Scholl F. . 62
Scozzoli M. . 18; 71
Z
Serrilli A.M. . 90
Spallucci V. . 62
Zanichelli D. . 26
Zucchi P.. 80
T
Taccori I. . 62
Finite di stampare LUGLIO 2009 Presso Global Print s.r.l. – Gorgonzola (MI)

Source: http://www.zoobiodi.it/doc/Atti_N3.pdf

ciriaf.it

Third International Conference on Applied Energy - 16-18 May 2011 - Perugia, Italy K. Slopiecka, P. Bartocci, F. Fantozzi Thermogravimetric analysis and Kinetic study of poplar wood pyrolysis Thermogravimetric analysis and Kinetic study of poplar wood pyrolysis Katarzyna Slopiecka, Pietro Bartocci, Francesco Fantozzi University of Perugia, CRB-Biomass Research Centre

Microsoft word - labeling.1.14.addendum

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