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Il Veneto in Europa
Un confronto con i 27 Paesi
Centro studi e ricerche economiche e sociali


Il Veneto in Europa
Un confronto con i 27 Paesi
Centro studi e ricerche economiche e sociali
Il Veneto in Europa. Un confronto con i 27 Paesi dell'Unione europea
Il presente rapporto è stato curato dal Centro Studi di Unioncamere del Veneto sulla base delle informazioni e dei dati disponibili al 13 luglio 2010 ed è stato realizzato con il contributo della Regione Veneto – Ass. all'Economia e Sviluppo, Ricerca e Innovazione.
Coordinamento e supervisione Serafino Pitingaro Redazione testi, elaborazione dati, tavole e grafici Antonella Trevisanato Per chiarimenti sui contenuti della pubblicazione rivolgersi a: Unioncamere del Veneto Centro studi e ricerche economiche e sociali Via delle Industrie, 19/d – 30175 Venezia Tel: 041 0999311 – Fax: 041 0999303 web site: www.unioncameredelveneto.it Stampa: Tipografia SIT - Società Industrie Tipolitografiche - Dosson di Casier (TV) - settembre 2010 Tiratura: 1.000 copie Si autorizza la riproduzione a fini non commerciali e con la citazione della fonte La pubblicazione è disponibile su richiesta presso il Centro Studi Unioncamere del Veneto e in formato elettronico sul sito internet www.unioncameredelveneto.it L'economia del Veneto e dei Paesi europei, dal 2008, ha costituisce la base per una nuova stagione dei rapporti Centro- rallentato lo sviluppo e tutti i territori si sono trovati a dover Periferia nel nostro Paese e nelle singole regioni. Il federalismo affrontare inedite ed impegnative sfide economiche e sociali. Bassa fiscale è finalizzato ad una migliore gestione delle risorse pubbliche crescita economica, -5% la caduta del Pil veneto, ed alto tasso di innanzitutto attraverso una maggiore responsabilizzazione degli disoccupazione 4,8% sono solo alcuni degli indicatori che hanno Amministratori locali. La riforma in senso federale dello Stato sta messo in allarme i responsabili economici e politici convinti che inoltre rendendo le regioni protagoniste a pieno titolo delle proprie all'esaurirsi di alcuni fattori di competitività debba accompagnarsi scelte anche in materia di sviluppo economico.
l'individuazione di nuove leve di sviluppo.
Diventa quindi importante comprendere come il Veneto si Per rispondere a tale situazione di difficoltà, la Commissione colloca su scala europea attraverso un'analisi di benchmarking con europea ha recentemente lanciato la strategia Europa 2020, i 27 Paesi membri e con alcune regioni europee di confronto: due un nuovo piano di azione economica destinato ai Paesi membri. regioni italiane Lombardia ed Emilia-Romagna e altre sei regioni
Rispetto alla precedente Strategia di Lisbona, Europa 2020 vuole europee Baden-Württemberg (DE), Bayern (DE), Cataluña (ES),
essere uno strumento più mirato per affrontare le sfide di oggi, Île de France (FR), South East (UK) e Stockholm (SE). Vengono qui offre l'opportunità all'Europa di scegliere quale modello di sviluppo di seguito presentate alcune informazioni statistiche importanti per realizzare e quale ruolo giocare nello scenario internazionale.
inquadrare la nostra realtà territoriale nel panorama nazionale ed Le priorità della nuova strategia europea sono caratterizzate da un coordinamento sempre più convinto tra Stati membri e da un Dal posizionamento della nostra regione nei ranking competitivi più efficiente sistema di governance in cui anche le regioni possono europei emerge come il Veneto rappresenti una delle realtà più svolgere un ruolo rilevante. Infatti, la ricchezza di best practice dinamiche del continente, malgrado la crisi abbia pesantemente e di competenze dei territori permetteranno di creare ambienti rallentato le prospettive di crescita dell'economia veneta. La nostra favorevoli alla crescita e all'innovazione dell'intera società.
Regione ha gli anticorpi necessari, una volta superato questo In quest'ottica le regioni europee sono chiamate a contribuire, momento, per riavviare il ciclo virtuoso della crescita. con le proprie peculiarità e qualità, alla costruzione di un'Europa sempre più competitiva nel contesto internazionale. In particolare, in Italia l'approvazione da parte del Parlamento nell'aprile 2009 Federico Tessari della legge di attuazione del federalismo fiscale (l.42/2009) Presidente Unioncamere del Veneto Centro studi Unioncamere del Veneto Dai risultati raggiunti nei vari settori produttivi, nello sviluppo nazionale: crescita intelligente (promuovendo la conoscenza, delle imprese e nell'apertura commerciale emerge come il Veneto l'innovazione, l'istruzione e la società digitale), crescita sostenibile sia una delle aree economicamente più forti e dinamiche non solo (rendendo la nostra produzione più efficiente sotto il profilo delle all'interno dei confini nazionali, ma anche in Europa. Confrontando risorse e rilanciando contemporaneamente la nostra competitività) la regione con i 27 Paesi dell'Unione europea si osserva infatti che e crescita inclusiva (incentivando la partecipazione al mercato del questo territorio ha una dimensione demografica ed economica lavoro, l'acquisizione di competenze e la lotta alla povertà). superiore ad un terzo degli Stati membri considerati. Per raggiungere questi obiettivi è essenziale il coinvolgimento Tuttavia per valutare i progressi del Veneto e verificare la posizione attivo degli enti a livello nazionale e locale. Nell'intento di applicare della regione nel contesto europeo, è importante il confronto con concretamente le linee guida europee e sensibilizzare gli operatori gli obiettivi della Strategia di Lisbona 2010 espressi in termini di a livello politico, amministrativo ed economico è importante target rispetto ad alcuni indicatori statistici. Sono infatti trascorsi instaurare un dialogo costruttivo tra i diversi livelli territoriali. dieci anni da quando i capi di Stato e di Governo dell'Unione Inoltre è necessario valorizzare il ruolo delle autorità regionali e europea riuniti a Lisbona hanno fissato alcuni obiettivi concreti per locali dando ascolto alle loro esigenze e priorità e garantire un rendere l'Europa l'economia più competitiva e dinamica al mondo partenariato pieno e paritario tra i vari livelli di governo (governance ed è quindi arrivato il momento di fare un bilancio.
multilivello). Ciò vede in primis il coinvolgimento delle Regioni e Alla luce dei traguardi finora raggiunti, oggi appare chiaro come delle Camere di Commercio, che con le loro attività aiutano le gli obiettivi di Lisbona, riguardanti l'occupazione, la coesione imprese a svilupparsi ed essere sempre più competitive.
sociale, l'innovazione e la sostenibilità ambientale, siano risultati troppo ambiziosi, sia in relazione alla situazione socioeconomica di partenza di molti Paesi membri sia rispetto agli strumenti utilizzati inadeguati. Per rilanciare l'economia europea la Commissione Assessore regionale all'Economia e Sviluppo, Ricerca e Innovazione ha quindi elaborato una nuova strategia decennale, denominata Europa 2020, che sostituisce la Strategia di Lisbona. Tra le priorità vi è la necessità di raggiungere alti livelli di coesione sociale, produttività e occupazione, facendo leva su tre motori di crescita, da mettere in atto mediante azioni concrete a livello europeo e 5. Il Veneto e le regioni europee . . . . . . . . . . . . . . . 63
Centro studi Unioncamere del Veneto Il presente rapporto illustra una duplice analisi di confronto: da adesione – che nel lungo periodo sono cresciuti di più. Il terzo
una parte, viene analizzata la situazione del Veneto in rapporto capitolo esamina il mercato del lavoro rispetto agli obiettivi di
ai 27 Paesi dell'Unione europea (UE), dall'altra, invece, la nostra Lisbona e recentemente aggiornati dalla strategia Europa 2020. A regione viene messa a confronto con le regioni europee rispetto alle livello occupazionale il Veneto, sebbene non raggiunga i target di quali presenta alcune analogie in termini di sviluppo demografico, Lisbona, si pone costantemente al di sopra della media nazionale. economico e sociale. La ricerca è stata elaborata sulla base di Inoltre, in termini di disoccupazione il Veneto è una delle aree più 24 indicatori socio-economici. Essi forniscono una valutazione virtuose in Europa, anche considerando le componenti deboli del dei risultati ottenuti dal Veneto, dai Paesi e dalle regioni europee mercato del lavoro: le donne e i giovani. Tuttavia, è altrettanto rispetto agli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona nel 2000. vero che, come il nostro Paese, il Veneto è caratterizzato da un Sebbene infatti l'Italia, come molti altri Paesi membri, sia basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro. Inoltre risulta piuttosto lontana dai target di Lisbona, per molti indicatori alcune preoccupante la bassa quota nazionale e regionale di persone che regioni italiane, tra cui la nostra, risultano comunque più prossime hanno conseguito un titolo di studio terziario o che hanno partecipato ai traguardi. Gli obiettivi sono stati recentemente confermati (e resi a corsi di formazione permanente. Il quarto capitolo è dedicato
più stringenti) dalla Commissione europea nella nuova strategia all'innovazione e alla ricerca. L'analisi conferma la caratterizzazione decennale Europa 2020, che sostituisce e aggiorna la Strategia di innovativa e flessibile ma a bassa intensità tecnologica del nostro sistema produttivo. Infine, il quinto capitolo analizza il Veneto
Il rapporto è strutturato in 5 capitoli. Il primo capitolo è
in rapporto alle otto regioni europee sue competitor attraverso i focalizzato sull'evoluzione e la struttura demografica del Veneto. principali indicatori demografici, economici e sociali.
Rispetto alla situazione europea l'aspetto strutturale più complesso Per esigenze di sintesi, il rapporto si è limitato ad individuare da gestire per la nostra regione e l'Italia è l'invecchiamento le variabili più rilevanti reperibili a livello 1 e 2 della Nomenclatura della popolazione, quale risultato di due componenti endogene: delle Unità Territoriali Statistiche (NUTS), attraverso cui l'Eurostat l'allungamento della vita media e la bassa natalità. Il secondo
ripartisce il territorio dell'Unione europea a fini statistici. capitolo si concentra invece sul contesto economico. Il Veneto
è una delle aree più ricche in Europa, ma mostra una crescita economica più contenuta. Sono invece i Paesi che partivano da un Gian Angelo Bellati basso livello di reddito pro capite – nello specifico i Paesi di nuova Direttore Unioncamere Eurosportello del Veneto Note e avvertenze
armonizzate nella Comunità. Ogni Stato membro è suddiviso in unità territoriali Salvo diversa indicazione, i dati riportati nel presente fascicolo provengono dalla di livello NUTS 1, ognuna delle quali è suddivisa in unità territoriali di livello banca dati Eurostat (http://epp.eurostat.ec.europa.eu). In alcuni casi si è fatto NUTS 2, a loro volta suddivise in unità territoriali di livello NUTS 3. Per stabilire ricorso alle fonti Istat e Prometeia. in quale livello NUTS debba essere classificata una determinata classe di unità amministrativa di uno Stato membro, si considera la dimensione media della Indicatori
classe di unità amministrativa che si basa sull'entità della popolazione residente Attraverso il monitoraggio di 24 indicatori socio-economici (vedi schema di seguito) (NUTS 1 da 3 a 7 milioni di residenti, NUTS 2 da 800 mila a 3 milioni, NUTS 3 viene proposta un'analisi comparata del Veneto con i Paesi dell'Unione europea da 150 mila a 800 mila). In particolare, in questo rapporto i dati utilizzati sono a 27 e con alcune regioni italiane ed europee. Per ogni indicatore è stata creata classificati a livello NUTS 1 e 2 e sono disponibili, con alcune eccezioni, per le una tavola da cui è possibile confrontare direttamente la performance del Veneto nove regioni europee prese in considerazione. rispetto ad ogni singolo valore e un grafico per inquadrare il posizionamento della regione rispetto ai Paesi europei e alle altre regioni di confronto. È stata inoltre Periodo di riferimento dei dati
inserita una breve nota con la definizione dell'indicatore e la spiegazione per la Per ogni indicatore non è stato possibile presentare sempre la medesima serie lettura della tavola. Alcuni indicatori sono stati confrontati con i target fissati storica, che comunque è aggiornata con gli ultimi dati disponibili. Per il Veneto nel Consiglio Europeo tenutosi a Lisbona nel marzo 2000 e successivamente sono stati considerati i dati più aggiornati, ma per realizzare i dovuti confronti sostituiti o confermati dalla strategia Europa 2020.
sono stati utilizzati valori riferiti ad anni meno recenti al fine di rendere i dati omogenei tra loro e con alcune definizioni di Eurostat che non sempre coincidono esattamente con quelle ufficiali utilizzate a livello nazionale.
I territori di riferimento sono la regione del Veneto, i 27 Paesi dell'Unione europea, due regioni italiane (Lombardia ed Emilia-Romagna) e altre sei regioni europee (Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña, Île de France, South East e Nelle tavole statistiche e nei grafici sono utilizzati i seguenti segni Stockholm), che hanno caratteristiche economiche, demografiche e sociali simili a quelle venete. Il confronto regionale a livello europeo ha richiesto l'utilizzo degli indicatori predisposti da Eurostat nella banca dati Regional statistics. Tale - asterisco (*) quando il dato è di fonte Istat database è predisposto ed armonizzato per le singole regioni europee e copre i - doppio asterisco (**) quando il dato è di fonte Prometeia principali aspetti della vita economica e sociale nell'Unione europea, classificati - due punti (:) quando il dato non è disponibile in base ai tre livelli di nomenclatura delle unità statistiche territoriali (NUTS). - corsivo (n) quando il dato è provvisorio Tramite la classificazione NUTS l'Istituto statistico delle Comunità europee - sottolineato (n) quando il dato è stimato (Eurostat) suddivide infatti il territorio economico degli Stati membri al fine di - sottolineato doppio (n) quando il dato è previsivo consentire la raccolta, la compilazione e la diffusione di statistiche regionali Centro studi Unioncamere del Veneto Schema degli indicatori socio-economici:
Popolazione
1.
Superficie, popolazione residente e densità abitativa Popolazione residente Popolazione residente per età Tasso di natalità e di mortalità Speranza di vita alla nascita Incidenza della popolazione straniera Contesto economico
7.
Pil a parità di potere d'acquisto per abitante Pil a parità di potere d'acquisto Tasso di crescita del Pil 10. Reddito disponibile per abitante Occupazione
11. Tasso di occupazione 15-64 anni
12. Tasso di occupazione femminile 15-64 anni
13. Tasso di occupazione 55-64 anni
14. Tasso di disoccupazione
15. Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni)
16. Tasso di disoccupazione femminile
17. Tasso di disoccupazione di lunga durata
18. Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni
19. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria
20. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato alla formazione permanente
Innovazione e ricerca
21. Spesa in R&S
22. Brevetti presentati all'EPO
23. Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia
24. Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia
Tavola 1 - Superficie, popolazione residente e densità abitativa. Anni 1998 e 2008
Popolazione (migliaia) Densità (ab/kmq) L'evoluzione e la struttura demografica di un Paese sono rappresentative di importanti aspetti sociali, quali l'incidenza della popolazione anziana, il miglioramento delle condizioni di vita, l'incremento della vita media, il tasso di natalità e i fenomeni migratori, che influiscono al tempo stesso sullo sviluppo economico e sociale di Nel 2008 la popolazione residente dell'Unione
europea a 27 ha raggiunto quasi mezzo miliardo di abitanti (Tav.1). In particolare, lo stato europeo più popoloso risulta la Germania, che con 82 milioni di persone rappresenta il 16,4 per cento di tutti i cittadini europei. L'Italia invece è il quarto Paese per importanza demografica: i cittadini italiani rappresentano il 12 Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) per cento degli oltre 499 milioni di residenti in UE27. Oltre che dalla Germania, l'Italia è preceduta dalla Emilia-Romagna (IT) Francia (64,4 milioni di residenti, pari al 12,9% dei Île de France (FR) cittadini europei) e dal Regno Unito (61,2 milioni, pari al 12,3%). Insieme questi quattro Paesi costituiscono Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat più della metà del totale della popolazione europea; il Densità abitativa: rapporto tra il numero di abitanti e la superficie del territorio (numero di abitanti per chilometro quadrato). rimanente si distribuisce invece tra 23 Stati membri. Come si legge la tavola: nel 2008 il Veneto aveva una densità abitativa di 265,5 ab/kmq, rispetto ad una media europea (UE27) di Centro studi Unioncamere del Veneto La percentuale della popolazione del Veneto su
Grafico 1 - Densità abitativa (ab/kmq). Anno 2008
quella europea (1%) è invece paragonabile a quella di Finlandia, Slovacchia e Danimarca. Del resto, il Veneto con 4.886 mila abitanti precede ben otto
Paesi membri1 per dimensione demografica (Tav.2). Nel decennio 1998-2008 la crescita demografica
italiana (+5,5%) è risultata superiore a quella registrata nella media europea (+3,8%) (Graf.2): l'Italia, che per incremento demografico, tra i Paesi europei più popolosi, è preceduta solo dalla Francia (+7%), si colloca alla settima posizione in UE27. Nell'ultimo decennio la popolazione del Regno Unito è infatti cresciuta ad un tasso più basso, pari al +4,4 per cento, mentre quella della Germania è rimasta invariata. Con un tasso di crescita compreso tra il +15 e il +20 per cento dominano invece la graduatoria Irlanda, Cipro, Lussemburgo e Spagna, mentre sul fronte opposto quasi tutti i Paesi di nuova adesione presentano un segno negativo. Il Veneto, con una
notevole variazione demografica nel decennio 1998- 2008, pari al +9,4 per cento, si colloca al quinto posto della classifica dei Paesi membri. Per effetto di elevati flussi migratori, l'incremento della popolazione ha 1 Irlanda, Lituania, Lettonia, Slovenia, Estonia, Cipro, Lussemburgo e Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat superato di gran lunga la media nazionale e quella Tavola 2 - Popolazione residente (in migliaia). Anni 1998, 2003 e 2008
La densità abitativa è un indicatore utile per
1998-2008 Comp. % 2008 individuare le aree di maggiore concentrazione demografica. In Italia nel 2008 la densità media della popolazione è arrivata a circa 200 abitanti per chilometro quadrato (Graf.1): l'Italia si colloca al sesto posto per densità abitativa in UE27 e supera la media europea, che risulta invece pari a 113,4 ab/kmq. Il Paese europeo che ha in assoluto la maggior densità di popolazione è Malta, che conta 1.310,5 ab/kmq. Ciò è tuttavia spiegato dal fatto che si tratta di una nazione di piccole dimensioni (poco più di 300 kmq), ma con un crescente numero di abitanti (+9,3% nel decennio 1998-2008). Largamente al di sopra della media nazionale ed europea si colloca il Veneto, la
cui densità abitativa è paragonabile a quella del Regno Unito: nel 2008 nella nostra regione risiedevano infatti Veneto (IT)
265,5 abitanti ogni chilometro quadrato. I Paesi Baden-Württemberg (DE) dell'UE27 che nel 2008 hanno invece presentato la più Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) bassa densità abitativa sono stati Finlandia, Svezia ed Estonia, con valori inferiori ai 30 abitanti per kmq.
Con riferimento alla struttura e alle dinamiche Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat sociali il vincolo più complesso da gestire nel nostro Popolazione residente: persone aventi la propria dimora abituale in un'area. Non cessano di appartenere alla popolazione residente le persone temporaneamente dimoranti in altro Comune o all'estero per l'esercizio di occupazioni stagionali o per causa di durata limitata. Paese è l'invecchiamento della popolazione. Infatti, Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto erano residenti 4.886 mila persone (+9,4% rispetto al 1998), a fronte di una popolazione residente europea di 499.201 mila (+3,8% rispetto a dieci anni prima). Centro studi Unioncamere del Veneto nonostante l'evoluzione demografica abbia agito nella stessa direzione in tutta Europa, l'azione di alcune Grafico 2 - Popolazione residente (Var. % 1998-2008)
sue componenti, tra cui l'allungamento della vita media e il basso tasso di natalità, si è manifestata con particolare intensità e persistenza in Italia. Analizzando la distribuzione della popolazione per fasce d'età
(Tav.3) si evince che il processo d'invecchiamento è un preoccupante aspetto strutturale della società italiana: dopo la Germania, l'Italia è il Paese europeo con la più alta presenza di anziani. Ciò è avvenuto per effetto del progressivo incremento nella speranza di vita e, nello stesso tempo, per il fatto che il nostro è uno dei Paesi con il livello di natalità più basso. Al 1° gennaio 2009 la percentuale di individui di età pari o superiore ai 65 anni ha raggiunto in Italia il 20,1 per cento del totale della popolazione residente (Graf.3): il Paese guida la graduatoria europea in termini di anzianità, con uno scarto dalla media dell'UE27 di più di 3 punti percentuali. Tuttavia, sono complessivamente nove i Paesi che nel 2008 hanno presentato un'incidenza della popolazione anziana superiore alla media europea (17%): oltre all'Italia, figurano anche Germania (20,4%) e Grecia (18,7%), e poco sopra la media europea, Svezia, Bulgaria, Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Austria, Lettonia, Estonia e Belgio. Inserendo nella classifica anche il Veneto, la regione, con un'incidenza
Tavola 3 - Popolazione residente per età (Inc.% sul totale). Anni 1998 e 2008
percentuale degli adulti over 65 pari al 19,7 per cento, si colloca al terzo posto tra i Paesi dell'UE27. Tuttavia, nel lungo periodo (1998-2008) in Italia e in Veneto gli
ultrasessantacinquenni sono aumentati sul totale della popolazione in misura minore rispetto ad altri Paesi. Nell'ultimo decennio l'incidenza della popolazione anziana sul totale della popolazione è cresciuta in Italia di +2,3 punti percentuali e in Veneto di +2,2 punti
(Tav.3). La Germania conferma invece la tendenza più marcata all'invecchiamento della popolazione: la quota degli individui di età pari o superiore ai 65 anni è cresciuta nell'arco di un decennio (1998-2008) di +4,5 punti percentuali, vale a dire quasi il triplo della media europea (+1,6 punti). Gli unici Paesi a registrare invece un'inversione di tendenza rispetto alla media europea sono stati Lussemburgo e Irlanda, dove la percentuale di anziani sul totale della popolazione è Veneto (IT)
rimasta pressoché stabile (-0,3 punti percentuali). Baden-Württemberg (DE) Il processo d'invecchiamento in UE è legato anche Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) ad una diminuzione della quota di giovani sul totale della popolazione. L'analisi di lungo periodo evidenzia come la dinamica della struttura demografica di tutti Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat i Paesi dell'UE27 sia stata caratterizzata da un esiguo Popolazione residente per età (Inc. % sul totale): rapporto tra la popolazione residente con età inferiore o uguale ai 14 anni o maggiore o uguale ai 65 anni rispetto alla popolazione residente totale. numero di persone con un'età inferiore o uguale ai 14 Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto il 14,1% della popolazione residente è rappresentato da persone con un'età inferiore o uguale ai 14 anni e il 19,7% da persone con un'età maggiore o uguale ai 65 anni.
Centro studi Unioncamere del Veneto anni. Veneto e Danimarca sono stati gli unici nell'UE27
Grafico 3 - Popolazione residente con età >=65 anni
a registrare un incremento dell'indicatore (Tav.3). (Inc. % sul totale). Anno 2008
In particolare, nel periodo 1998-2008 il Veneto si
è caratterizzato per una crescita di quasi un punto percentuale, la migliore in UE27, con uno scarto di 0,8 punti dalla Danimarca, mentre il dato medio italiano non si è modificato di molto (-0,4 punti) rispetto a quello di altri Paesi europei. Le peggiori performance sono state conseguite da Cipro (-6,3 punti), Lituania (-5,6 punti) e Lettonia (-5 punti) contro una decrescita media europea di -1,8 punti percentuali. L'invecchiamento della popolazione è il vincolo sociale più pesante che si pone all'UE nel breve e nel lungo periodo, poiché i suoi potenziali effetti negativi condizioneranno irreversibilmente le politiche sociali e del mercato del lavoro. Le conseguenze negative dell'invecchiamento sono infatti molteplici e non facilmente identificabili sul piano sociale e culturale, ma comunque pesanti e pervasivi in termini soprattutto di spesa previdenziale, di capacità contributiva e di riassetto del sistema di protezione sociale.
Il tasso di natalità italiano, che nel 2008
ammontava a 9,6 nati ogni mille abitanti, è risultato tra i più bassi in Europa (Tav.4): l'Italia è preceduta solo da Austria (9,3‰) e Germania (8,3‰), ed è risultata Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat sensibilmente al di sotto della media UE27 (10,9‰). Tavola 4 - Tasso di natalità e di mortalità. Anni 1997, 2007 e 2008
Leggermente migliore rispetto alla situazione nazionale Tasso di natalità Tasso di mortalità è invece la natalità del Veneto, dove nel 2008 sono
nati 10 bambini ogni mille residenti. Al vertice della graduatoria figurano Irlanda (17,0‰), Regno Unito (12,9‰), Francia (12,9‰), i Paesi scandinavi e quelli del Nord Europa, come Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, che garantiscono del resto alti tassi di sostegno alla prima infanzia, nonché una maggior tutela della donna e dello stato di gravidanza (Graf.4). Tuttavia, fatto ancor più preoccupante è che nell'arco temporale di un decennio (1997-2008) il tasso di natalità italiano è rimasto pressoché invariato a fronte di incrementi superiori a 2 nati per mille abitanti in altri Paesi, quali l'Estonia, la Lettonia, la Repubblica Ceca, l'Irlanda, la Bulgaria e la Spagna. Decisamente migliore la performance del Veneto nell'ultimo decennio rispetto
alla media nazionale: la regione si colloca infatti al Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) decimo posto in Europa per incremento nel tasso di natalità (+0,8 nati per mille abitanti tra il 1997 e il Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) Il tasso di mortalità dell'Italia risulta invece
allineato a quello medio europeo (9,7 decessi ogni Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat Tasso di natalità e di mortalità: rapporto tra il numero dei nati vivi o il numero dei decessi dell'anno e l'ammontare medio della mille abitanti nel 2008) (Tav.4). I primi posti della popolazione residente, moltiplicato per 1.000. Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto il tasso di natalità era pari al 10,0‰. Il tasso di mortalità era invece del 9,2‰. Nel 1997 graduatoria sono occupati dai Paesi di nuova adesione; tali percentuali erano pari rispettivamente a 9,2‰ e 9,6‰. Nel 2008 il tasso di natalità e di mortalità in UE27 era pari rispettivamente al 10,9‰ e al 9,7‰.
Centro studi Unioncamere del Veneto seguono, con il più elevato tasso di mortalità tra i Paesi Grafico 4 - Tasso di natalità. Anni 1997 e 2008
dell'UE15 la Germania, la Svezia e la Danimarca con circa 10 decessi ogni mille abitanti. Il tasso di mortalità del Veneto per l'anno 2008 (9,2‰) è risultato invece
inferiore sia alla media nazionale sia a quella europea.
La speranza di vita, che è correlata al tasso di
mortalità, fornisce una misura del contesto sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione. Oltre a essere quindi un indice demografico, è anche un utile strumento per valutare lo stato di sviluppo di un Paese. Migliori condizioni di vita, una maggiore attenzione alla prevenzione e il progresso medico-sanitario, accanto a stili di vita più salutari, hanno posizionato il nostro Paese ai primi posti nella graduatoria europea riguardo la speranza di vita. Tuttavia, tale indicatore a causa delle forti differenze di genere nelle aspettative di vita è calcolato distintamente per uomini e donne. Secondo le stime del 2008, la vita media degli italiani è risultata infatti di 84,2 anni per le donne e di 78,5 anni per gli uomini (Tav.5). In particolare, nel 2008 le donne italiane si sono collocate in terza posizione in Europa per speranza di vita alla nascita, precedute dalle donne francesi (84,8 anni) e da quelle spagnole (84,3 anni) Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat (Graf.5). Nello stesso anno gli uomini italiani invece, con 78,5 anni, si sono posizionati al secondo posto Tavola 5 - Speranza di vita alla nascita. Anni 1998 e 2008
dopo quelli svedesi (79 anni). Nel confronto europeo il Veneto registra una speranza di vita migliore di
quella di qualsiasi altro Paese membro: nel 2008 nella nostra regione la vita media degli uomini è stata di 79,2 anni, mentre quella delle donne di 85 anni. In Italia si assiste anche ad una crescita significativa dell'indicatore nel lungo periodo, sebbene non la più marcata a livello europeo: tra il 1998 e il 2008 la vita media italiana ha visto un incremento di +2,5 anni per gli uomini e di +2 anni per le donne. Nel periodo 1998-2008 i Paesi che hanno mostrato la crescita maggiore, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne, tra quelli appartenenti all'UE15, sono stati Irlanda e Portogallo, mentre tra i Paesi di recente adesione troviamo Romania, Estonia, Slovenia, Cipro e Ungheria. Si avvicina all'incremento di questi ultimi Paesi anche il Veneto, la cui speranza di vita
Veneto (IT)
nell'arco di un decennio è aumentata di +3,2 anni per Baden-Württemberg (DE) gli uomini, mentre nello stesso periodo l'indicatore Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) femminile ha registrato una performance meno marcata (+1,9 anni). All'interno dell'UE27, anche se il fenomeno è in crescita, permangono forti differenze: Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat è di 12,7 anni la differenza nella speranza di vita che Speranza di vita alla nascita (o vita media): numero medio di anni che restano da vivere ad un neonato. Come si legge la tavola: nell'arco di un decennio (1998-2008) la vita media in Veneto si è allungata di 3,2 anni per gli uomini e di 1,9 separa gli uomini svedesi da quella dei lituani, mentre anni per le donne. Tuttavia, nel 2008 la speranza di vita delle donne del Veneto (85 anni) è risultata migliore di quella degli uomini (79,2 anni). Rispetto alla media nazionale e indipendentemente dalle differenze di genere, in Veneto si vive più a lungo.
Centro studi Unioncamere del Veneto per le donne il differenziale è più contenuto (7,8 anni tra Francia e Bulgaria).
Grafico 5 - Vita media delle donne. Anno 2008
Secondo recenti stime dell'Istat, in Italia la crescita della popolazione è da mettere in relazione alla maggior presenza straniera regolare, in virtù degli ingenti
flussi migratori e del forte incremento dell'incidenza delle nascite di bambini stranieri sul totale dei nati. Infatti, tra il 2001 e il 2008 l'aumento della popolazione italiana (pari al +5,4%) è da attribuire principalmente alla crescita della componente straniera: il contributo dei residenti italiani è stato, infatti, appena del +0,9 per cento contro il +4,5 per cento degli stranieri. In Italia la popolazione residente straniera, che al 1° gennaio 2009 ammontava in valori assoluti a poco meno di 4 milioni di persone, rappresenta il 6,5 per cento del totale dei residenti ed è più che raddoppiata tra il 2001 e il 2008. Tuttavia, la forte ma recente crescita della presenza straniera in Italia ha fatto sì che tale fenomeno manifesti attualmente un'incidenza confrontabile con quella di altri importanti Paesi europei storicamente caratterizzati da consistenti e consolidati flussi immigratori. Con riferimento al 1° gennaio 2008, data più recente per cui sono disponibili i dati per tutti i Paesi europei, l'Italia presenta un'incidenza Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat della popolazione straniera del 5,8 per cento (Tav.6). Il valore colloca il nostro Paese poco al di sotto della Tavola 6 - Incidenza della popolazione straniera (valori percentuali). Anni 1997,
media europea (6,2%) e al dodicesimo posto della 2003 e 2007
graduatoria dei Paesi dell'UE27. L'incidenza straniera in Italia è inoltre risultata quasi un punto percentuale inferiore a quella del Regno Unito, ma 3 punti più bassa di quella della Germania. A livello europeo si caratterizzano per una quota particolarmente consistente di popolazione straniera Lussemburgo (42,6%), Lettonia (18,3%) ed Estonia (17,1%), mentre tre le principali economie europee troviamo anche Spagna (11,6%), Austria (10%), Belgio (9,1%) e Germania (8,8%) (Graf.6). Paragonabile a quella di quest'ultimo Paese e a quella della Grecia (8,1%) è anche l'incidenza della popolazione straniera del Veneto, che con 8,4 stranieri ogni 100
abitanti occupa la decima posizione nella graduatoria europea. Tuttavia, le migrazioni internazionali sono notoriamente molto meno prevedibili delle componenti naturali, prevalentemente endogene, come la vita media della popolazione e il tasso di natalità. Dal Veneto (IT)
punto di vista delle prospettive demografiche, il Emilia-Romagna (IT) quadro attuale della presenza straniera e della sua dinamica in UE27 suggerisce quindi una grande Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat cautela nell'immaginare l'immigrazione come una Incidenza della popolazione straniera: rapporto tra il numero delle persone con cittadinanza straniera iscritte in anagrafe e il totale della popolazione residente nel Paese preso in considerazione al 1° gennaio dello stesso anno. Come si legge la tavola: nel 2007 il Veneto ha raggiunto una percentuale di incidenza straniera sul totale della popolazione (8,4%) risorsa illimitata, direttamente fruibile dal sistema superiore a quella nazionale (5,8%) ed europea (6,2%).
Centro studi Unioncamere del Veneto economico e previdenziale ai fini del contenimento degli effetti del processo d'invecchiamento della Grafico 6 - Incidenza della popolazione straniera
(valori percentuali). Anno 2007
popolazione e, in particolare, ai fini del parziale rimpiazzo dei contingenti di popolazione in età attiva nel breve e medio periodo.
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat 2. CONTESTO ECONOMICO Tavola 7 - Pil a parità di potere d'acquisto per abitante (valori in euro, PPS). Anni
1997, 2004 e 2007
Il Prodotto Interno Lordo (Pil) rappresenta il valore finale dell'attività di produzione di beni e servizi di un Paese. Rapportandolo alla popolazione residente (Pil pro capite) si ottiene una misura del benessere di un Paese. Tuttavia, l'utilizzo esclusivo del Pil pro capite come indicatore del benessere è attualmente oggetto di molte critiche, perché considera solo elementi monetari e trascura alcuni aspetti di fondamentale importanza della vita economica e sociale. Questo rimane ad ogni modo il principale indicatore utilizzato nelle indagini di crescita e sviluppo economico.
Nell'Unione europea a 27 il Pil pro capite in
parità di potere d'acquisto (PPA)2 è molto variabile tra Veneto (IT)
i Paesi membri: nel 2007 si va dai 9.400 euro della Baden-Württemberg (DE) Bulgaria ai 68.500 del Lussemburgo (Graf.7). Tuttavia, Emilia-Romagna (IT) nell'ultimo decennio emerge una generale tendenza Île de France (FR) di convergenza: i Paesi partiti da un basso livello di Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat 2 Nei confronti europei si utilizza il Pil misurato in parità di potere d'acquisto: in questo modo l'indicatore è depurato dall'influenza dei Prodotto Interno Lordo (Pil) pro capite: rapporto tra il PIL e il numero di abitanti. Esso è un indicatore attendibile del tenore di vita di un Paese. Per consentire confronti tra i Paesi europei vengono utilizzate le PPS (Purchasing Power Standard), unità di misura fittizie differenti livelli dei prezzi nei vari Paesi e consente una migliore com- che tengono conto delle differenze dei poteri d'acquisto nei vari Paesi.
Come si legge la tavola: nel 2007 in Veneto il PIL a PPS era pari a 30.300 euro per abitante, nell'UE27 tale valore era invece pari a 24.900 euro per abitante.
Centro studi Unioncamere del Veneto Pil pro capite sono quelli per cui tale indicatore è Grafico 7 - Pil a parità di potere d'acquisto per abitante
cresciuto di più, e viceversa. Nel 2007, come nel 1997, (valori in euro, PPS). Anno 2007
il Pil pro capite in PPA dei nuovi Stati membri3 era il più basso d'Europa. Tuttavia, la crescita economica da loro sperimentata nel corso del periodo considerato (1997-2007), fatta eccezione per Malta, è stata la più significativa in UE27, e largamente al di sopra della media europea (+53,7% tra il 1997 e il 2007). La variazione percentuale più bassa registrata in UE27 nel periodo 1997-2007 è stata invece quella dell'Italia (+33,7%), anche se nel 1997 il reddito prodotto per abitante nel nostro Paese era tra i più elevati in EU27 (ottava posizione). La debole crescita economica dell'ultimo decennio ha quindi fatto sì che nel 2007 l'Italia, con 25.800 euro per abitante, sia risultata appena al di sopra della media dell'UE27 (24.900 euro). Tra il 1997 e il 2007 la crescita meno sostenuta su scala europea è stata però quella del Veneto. Nel 2007 la regione ha registrato un Pil pro
capite (30.300 euro) simile a quello di Austria, Svezia e Danimarca. Ciò è ascrivibile al fatto che il Veneto
partiva da livelli di reddito pro capite molto alti: nel 1997 la ricchezza della regione era seconda solo a 3 Cipro, Malta, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Polo- 10.000 20.000 30.000 40.000 50.000 60.000 70.000 80.000 nia, Estonia, Lituania, Lettonia entrati nel 2004 e Romania e Bulgaria Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat entrati nel 2007.
CONTESTO ECONOMICO quella del Lussemburgo. Nell'intervallo di tempo 1997- Tavola 8 - Pil in milioni di euro PPS. Anni 1997, 2004 e 2007
2007 all'interno dell'UE15 si distinguono in termini di crescita del Pil pro capite anche le performance di Irlanda (+98,4%), Lussemburgo (+96,8%), Spagna (+73,5%) e Grecia (+68,6%). È poi significativo notare che la Spagna, che nel 1997 partiva da un livello (13.700 euro) più basso di quello dell'UE27 (16.200 euro), dal 2006 ha superato l'Italia e la media europea (Tav.7). Per quanto riguarda il reddito prodotto calcolato
in parità di potere d'acquisto (PPA), nel 2007, ultimo anno disponibile per il confronto regionale europeo, la Germania, con 2.372 miliardi di euro, era il Paese che maggiormente contribuiva al Pil europeo (19,2%), seguita con una quota simile da Regno Unito e Francia, che nello stesso anno rappresentavano rispettivamente il 14,3 e il 13,9 per cento del reddito prodotto in Unione europea a 27 (Tav.8). Al quarto Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) posto in graduatoria troviamo l'Italia, che nel 2007 ha contribuito alla ricchezza europea con un 12,4 per cento Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) (1.530 miliardi), mentre la Spagna ha partecipato con un 9,5 per cento (1.174 miliardi). In ambito europeo il Veneto continua a mantenere una buona posizione
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Prodotto Interno Lordo (Pil): somma del valore dei beni e servizi prodotti all'interno di un certo territorio durante un determinato rispetto al reddito prodotto misurato in PPA: nel 2007 periodo di tempo (di solito un anno solare), non comprende il valore dei beni e servizi intermedi. Il Pil è un macroindicatore che rappresenta il risultato finale dell'attività svolta dalle unità produttive che operano nel territorio economico del Paese.
il valore aggiunto prodotto dalla regione è ammontato Come si legge la tavola: nel 2007 il Pil del Veneto era pari a oltre 145 miliardi di euro che corrisponde all'1,2% del reddito totale Centro studi Unioncamere del Veneto a 145,5 miliardi di euro, l'1,2 per cento di quello dell'Unione europea. In termini di prodotto interno Grafico 8 - Pil in milioni di euro PPS. Anno 2007
lordo, il Veneto ha una dimensione di poco inferiore
a quella di Finlandia e Irlanda, e superiore a quella di ben nove Stati membri Analizzando lo sviluppo dell'economia italiana negli ultimi anni si evince che nel periodo 2001-2009 il tasso di crescita del Pil in PPA dell'Italia (+0,9%) ha mostrato un aumento medio annuo inferiore a quello sperimentato dall'UE27 (+2,6%). La performance italiana è stata infatti la peggiore tra i 27 Paesi membri, oltre che rispetto a Stati Uniti (+3,2%) e Giappone (+1,9%). Inoltre, rispetto alla generale situazione dell'UE la recessione economica per l'Italia è arrivata dopo un periodo di stentata crescita economica (2001- 2007), con un incremento medio annuo del valore aggiunto italiano del +2,4 per cento (quasi 2 punti percentuali in meno rispetto alla media dell'UE27).
Nel 2000, quando i capi di Stato e di governo avevano lanciato la nota Strategia di Lisbona, il Consiglio europeo aveva stabilito un elenco di traguardi quantificati per monitorare l'Unione europea rispetto alle linee programmatiche della strategia, che mirava 4 Malta, Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Slovenia, Lituania, Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Bulgaria e Slovacchia.
CONTESTO ECONOMICO a fare dell'Unione europea "l'economia più competitiva Tavola 9 - Tasso di crescita del Pil (variazioni percentuali su valori concatenati con
e dinamica al mondo, in grado di coniugare la crescita anno di riferimento 2000). Anni 2000, 2007, 2008, 2009 e previsioni per il 2010
con nuovi e migliori posti di lavoro". In particolare, tra gli obiettivi si stabiliva che il tasso medio di crescita economica doveva essere almeno del 3 per cento. La recente crisi economico-finanziaria ha tuttavia avuto un'incidenza profonda e duratura sulla crescita delle economie europee. Nel 2000 il tasso di crescita del
Pil dell'UE27 era pari al +3,9 per cento, ma durante
la recessione del 2002-2003 l'economia europea ha registrato un valore dell'indicatore5 che superava di poco il +1 per cento. Lo sviluppo economico degli anni successivi ha poi permesso all'Europa di raggiungere nuovamente la soglia del 3 per cento nel 2006. In seguito, dal 2008, l'anno d'inizio della crisi, il Pil europeo è nuovamente sceso fino a raggiungere il picco negativo del -4,2 per cento nel 2009 (Tav.9). A partire quindi dal 2008 la dinamica congiunturale europea ha evidenziato un progressivo e generale rallentamento economico, che si è poi trasformato in una vera e Veneto (IT)
propria recessione nel corso del 2009, la fase più Emilia-Romagna (IT) acuta della crisi economico-finanziaria. La flessione Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat, Istat e Prometeia dell'economia europea nel 2009 è risultata inoltre la Tasso di crescita del Pil (valori concatenati anno di riferimento 2000): variazione percentuale annua del Pil. I valori concatenati si più marcata rispetto alla media dei Paesi sviluppati. ottengono attraverso l'aggiornamento annuale delle ponderazioni sottostanti le misure in volume, cioè dei prezzi. Le misure dei valori riferiti a ciascun anno vengono costruite sulla base dei prezzi dell'anno precedente, invece di utilizzare i prezzi di un anno base fisso.Tra gli obiettivi della strategia di Lisbona si stabiliva che il tasso medio di crescita economica doveva essere del 3% circa. Come si legge la tavola: dopo un debole 2007, durante il quale il Veneto è cresciuto ad un tasso dell'1,9%, nel 2008 il tasso di crescita del Pil della nostra regione è risultato negativo (-0,8%). La fase di recessione dell'economia veneta è andata fortemente accentuandosi 5 Valori concatenati con anno di riferimento 2000.
nel corso del 2009 (-5%). Secondo le stime più recenti per il 2010 il Veneto registrerà una crescita del Pil dell'1,2%. Centro studi Unioncamere del Veneto Tra le economie avanzate, dove complessivamente la Grafico 9 - Tasso di crescita del Pil (valori % su valori
caduta del Pil è stata del -3,2 per cento, gli Stati Uniti concatenati con anno di riferimento 2000). Anno 2009
hanno subìto la contrazione più contenuta (-2,5%), grazie a politiche economiche tempestive e alla minore dipendenza dalle esportazioni. Al contrario, il Giappone, già in recessione nel corso del 2008 (-1,2%), è risultato quello maggiormente colpito: nel 2009 il Pil è sceso del -5,2 per cento, soprattutto a causa della forte flessione dei consumi interni e degli investimenti. Nel quadro della crisi più profonda della storia economica recente, anche l'Italia ha conosciuto nel 2009 la più grave recessione mai sperimentata dal secondo dopoguerra. Dopo un debole 2007, durante il quale il nostro Paese è cresciuto ad un tasso appena positivo (+1,5%), nel 2008 il tasso di crescita del Pil nazionale si è ridotto del -1,3 per cento rispetto all'anno precedente. La tendenza si è poi aggravata nel corso del 2009, quando si è addirittura registrato un -5 per cento. Nel corso del biennio 2008-2009, l'Italia e la Germania hanno registrato la contrazione del Pil più accentuata tra le maggiori economie europee. Meno marcata la flessione del spagnolo (-3,6%) e francese (-2,6%), mentre il Regno Unito ha visto scendere il proprio Pil del -4,9 per cento. Negli Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Prometeia ultimi dieci anni l'andamento economico del nostro CONTESTO ECONOMICO Paese è palesemente peggiorato: nel 2000 l'Italia Tavola 10 - Reddito disponibile per abitante (valori in euro, PPCS). Anni 1996,
(+3,7%) registrava infatti una crescita in linea con la 2000 e 2006
media europea (+3,9%), mentre nel periodo 2001- 2004 aumentava ad un livello di poco superiore a quello della Germania. Tassi di crescita negativi già nel 2008, oltre che dall'Italia, sono stati registrati in UE27 anche da Lettonia, Estonia, Danimarca, Svezia ed Irlanda. Nel 2008 Portogallo e Lussemburgo sono invece rimasti stazionari e, al pari di tutti gli altri Paesi europei, hanno registrato una flessione nel corso del 2009, anche se non le peggiori verificatesi in UE27. Nel lungo periodo il Pil è cresciuto soprattutto nei nuovi Stati membri. In particolare, Slovacchia e Romania hanno rispettivamente più che quadruplicato e triplicato le loro performance economiche rispetto al 2000: questi due Paesi sono passati da un tasso di crescita economica rispettivamente del +1,4 e +2,4 per cento nel 2000 al +6,2 e +7,3 per cento Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) nel 2008 (Tav.9). Nel 2009 tutti gli Stati dell'UE27, ad eccezione della Polonia (+1,7%), hanno registrato una Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) contrazione del Pil. Le cadute più rilevanti sono state registrate dai tre Paesi Baltici (-18% Lettonia, -14,8% Lituania e -14,1% Estonia) e da Slovenia e Finlandia Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat (entrambe -7,8%). La crisi internazionale ha inoltre Il reddito disponibile per abitante in PPCS (Purchasing Power Consumption Standard): si definisce a partire dal reddito primario attraverso la fase di redistribuzione, che tiene conto del carico fiscale e contributivo corrente, delle prestazioni sociali e degli altri trasferimenti netti, ed è basato sui consumi finali per abitante.
pesantemente condizionato le prospettive di crescita Come si legge la tavola: nel 2006 in Veneto il reddito disponibile per abitante in PPCS era pari a 16.969 euro, valore superiore a quello nazionale (15.395 euro).
Centro studi Unioncamere del Veneto dell'economia veneta (Graf.9): per il Veneto infatti,
Grafico 10 - Reddito disponibile per abitante
come per il resto del mondo, il 2009 si è chiuso con un (valori in euro, PPCS). Anno 2006
bilancio molto pesante. Secondo le ultime stime diffuse da Prometeia, nel 2009 il Pil regionale ha segnato una marcata contrazione del -5 per cento rispetto all'anno precedente, che si è aggiunta alla diminuzione rilevata nel 2008 (-0,8%). Nel confronto con le altre regioni, la caduta del Pil è risultata in linea con quella registrata in Emilia-Romagna e meno accentuata rispetto al -5,4 per cento della Toscana e al -5,3 per cento della Lombardia. Più contenuta è stata la contrazione in Piemonte, dove il Pil ha registrato una flessione del -4,8 per cento.
Secondo le ultime previsioni della Commissione europea, la situazione generale appare tuttavia in miglioramento per il 2010: il tasso di crescita economica per l'UE27 dovrebbe attestarsi intorno al +1 per cento (Tav.9). Tuttavia, pur condividendo i segnali di inversione del ciclo, la crescita in Europa sarà meno marcata che nel resto del mondo, sia per la dimensione contenuta degli stimoli adottati nei Paesi membri, sia per il minor grado di flessibilità delle economie, ma anche per il potenziale effetto recessivo associato ai tagli di spesa pubblica. La 2.000 4.000 6.000 8.000 10.000 12.000 14.000 16.000 18.000 20.000 Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat dinamica dei Paesi europei evidenzia tuttavia percorsi CONTESTO ECONOMICO differenziati, in ragione degli effetti prodotti dalle misure dirette alla i trasferimenti (ad esempio sussidi e indennità) dal governo. Nel riduzione della spesa pubblica. La Germania, con una produzione 2006, ultimo anno per cui sono disponibili dati a livello regionale in espansione grazie alla più rapida crescita delle esportazioni, nel in Europa, per reddito disponibile pro capite a parità di poter
2010 registrerà un aumento del Pil del +1,2 per cento mentre la d'acquisto l'Italia con 15.395 euro si è collocata al sesto posto in Francia dovrebbe registrare un incremento del +1,3 per cento. UE27 e il Veneto addirittura al quarto posto in Europa (16.969
Leggermente negativo invece il contributo della Spagna che nel euro) dopo alcune tra le principali economie europee, quali Austria, 2010 segnerà una variazione del Pil pari al -0,4 per cento mentre, Regno Unito e Germania (Graf.10). Nello stesso anno i Paesi meno fuori dall'area euro, il Regno Unito dovrebbe attestarsi al +1,2 per ricchi in Europa risultano essere i nuovi Stati membri, tra cui in cento. In linea con le previsioni per l'Europa, anche per l'economia particolare Romania, Lettonia, Estonia, Polonia, Lituania, Slovacchia, italiana il 2010 sarà un anno di debole ripresa, sebbene di intensità Ungheria e Repubblica Ceca. Sebbene l'Unione europea sia una minore di quella dei principali partner europei (+0,8%). Per quanto delle aree più ricche del mondo, la distribuzione della ricchezza riguarda la ripresa per l'economia del Veneto, le previsioni per il
non è omogenea né fra Stati membri, né all'interno degli stessi. 2010 sembrano fornire indicazioni in linea con il resto del Paese. Fra i Paesi esistono forti disparità di reddito e di opportunità: il Secondo le stime più recenti il Veneto registrerà una crescita del
Paese con il più elevato reddito disponibile per abitante in PPA Pil pari all'1,2 per cento, lievemente superiore a quella del Nord- (misura standard del benessere), ovvero l'Austria, è quattro volte Est e del Paese. Nel 2010 infatti lo scenario di previsione tracciato più ricco del Paese più povero, la Romania. Tuttavia, se osserviamo da Prometeia vede il Veneto alle spalle della Lombardia (+1,3%)
la variazione percentuale per il periodo 2000-2006 i Paesi che per tasso di sviluppo ma davanti ad Emilia-Romagna (+1,1%), crescono maggiormente sono proprio quelli che hanno il reddito Piemonte e Toscana (entrambe +0,9%).
disponibile pro capite più basso in UE; e ciò risulta coerente con Per quanto riguarda infine il reddito disponibile, esso può
quanto detto anche a proposito del Pil pro capite. L'incremento essere considerato un altro importante indicatore per fornire una più significativo è stato quello registrato dalla Lettonia (+86%), sintetica informazione del livello di benessere economico di cui mentre quello del Belgio è stato il più contenuto (+10%). Nello possono godere i residenti di un Paese o di una regione, considerati stesso periodo il reddito disponibile pro capite in Italia e in Veneto
nella veste di consumatori. Il reddito disponibile è infatti ciò che è cresciuto rispettivamente del +19 e del + 21,5 per cento.
rimane dopo che i consumatori hanno pagato le imposte e ricevuto Centro studi Unioncamere del Veneto


Regioni europee. Pil a parità di potere d'acquisto per abitante (valori in euro, PPS). Confronto con la regione Veneto. Anno 2007
Minimum value: 0.211 Maximum value: 2.746 CONTESTO ECONOMICO Tavola 11 - Tasso di occupazione 15-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009
L'obiettivo della Strategia di Lisbona, avviata nel 2000 in risposta alle sfide della globalizzazione e dell'invecchiamento della popolazione, era quello di far diventare l'UE entro il 2010 "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale, nel rispetto dell'ambiente"6. Alla base di questa iniziativa vi era la necessità che l'UE incrementasse la produttività e la competitività per far fronte all'agguerrita concorrenza mondiale, ai cambiamenti tecnologici e al vincolo demografico dell'invecchiamento. La strategia originaria del 2000 Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) si è però gradualmente rivelata eccessivamente complessa in termini di finalità e azioni e con una Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) ripartizione poco chiara delle responsabilità e dei compiti tra l'UE e gli Stati membri. A seguito di un riesame intermedio, la strategia è stata allora rilanciata Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e IstatTasso di occupazione 15-64 anni: rapporto tra il numero di persone occupate in età lavorativa (15-64 anni) e la popolazione della stessa fascia di età.
La Strategia di Lisbona aveva fissato l'obiettivo di aumentare il tasso di occupazione dell'Unione europea al 70% entro il 2010.
6 Consiglio dell'Unione Europea, Conclusioni della Presidenza al La Strategia Europa 2020, lanciata dalla Commissione europea a Marzo 2010, stabilisce invece come traguardo che il 75% delle Consiglio europeo di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000, Bruxelles, persone di età compresa tra 20 e 64 anni debba avere un lavoro. Come si legge la tavola: nel 2009 sia in Veneto che in UE27 la percentuale della popolazione occupata tra 15 e 64 anni era pari al 24.03.2000, SN 100/1/00 REV 1.
64,6% della popolazione in età lavorativa.
Centro studi Unioncamere del Veneto nel 20057 per meglio aiutare l'Europa a superare le sfide della crescita e dell'occupazione. Oggi, al termine Grafico 11 - Tasso di occupazione 15-64 anni. Anno 2009
del decennio, appare evidente come gli obiettivi di Lisbona, riguardanti l'occupazione, la coesione sociale, l'innovazione e la sostenibilità ambientale, siano risultati troppo ambiziosi in relazione alla situazione socioeconomica di molti Paesi membri e rispetto alla recente crisi economico-finanziaria. Tuttavia, come è stato sottolineato anche nell'ultimo documento di valutazione della Commissione europea8, è troppo semplicistico concludere che la Strategia di Lisbona sia fallita perché gli obiettivi non sono stati raggiunti. La finalità era infatti quella di migliorare il ritmo e la qualità delle riforme a livello nazionale ed europeo, e da questo punto di vista la strategia ha avuto globalmente un'influenza positiva. Analizzare questi dieci anni di programmazione non è però facile, perché occorre tenere conto di alcune importanti variabili, quali il ruolo svolto dal ciclo economico, dagli eventi esterni e dalle politiche pubbliche. La scadenza della 7 Commissione europea, Comunicazione della Commissione europea al Consiglio europeo di primavera, Lavorare insieme per la cresci- ta e l'occupazione. Il rilancio della strategia di Lisbona, Bruxelles, 2.2.2005, COM(2005) 24 definitivo.
8 Commissione europea, Documento di lavoro dei servizi della Com- missione. Documento di valutazione della strategia di Lisbona, Bru- Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat xelles, 2.2.2010, SEC(2010) 114 definitivo.
Strategia di Lisbona è giunta infatti in un momento Tavola 12 - Tasso di occupazione femminile 15-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009
in cui gli effetti della crisi economica si sono fatti pesantemente sentire in Europa e nel mondo. Per rilanciare l'economia europea la Commissione ha allora elaborato una nuova strategia decennale, Europa 20209, secondo cui "l'uscita dalla crisi dovrà consentire l'ingresso in una nuova economia di mercato sociale e sostenibile, un'economia più intelligente, più verde, che produca prosperità facendo leva sull'innovazione, su un uso migliore delle risorse e sulla conoscenza quale principale fattore"10.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, gli obiettivi fissati dal Consiglio di Lisbona prevedevano il raggiungimento, entro il 2010, di un tasso di occupazione totale pari al 70 per cento e di un tasso di occupazione femminile pari al 60 per cento. La Commissione europea con la strategia Europa 2020 ha poi stabilito per l'occupazione delle persone di età Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) compresa tra 20 e 64 anni un traguardo addirittura superiore e pari al 75 per cento. Tuttavia, la crisi Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) economica ha avuto pesanti ripercussioni sul mercato 9 A Marzo 2010 la Commissione europea ha proposto l'impostazione globale della strategia Europa 2020 al Consiglio europeo, che l'ha Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat sottoscritta il 25-26 marzo 2010 e adottata il 17 giugno 2010.
Tasso di occupazione femminile 15-64 anni: rapporto tra il numero di donne occupate in età lavorativa (15-64 anni) e la popolazione 10 Commissione europea, Comunicazione della Commissione europea, femminile della medesima fascia di età. La Strategia di Lisbona e il successivo Consiglio Europeo di Stoccolma avevano individuato Europa 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile valori obiettivo anche per il tasso di occupazione femminile: 60% entro il 2010.
Come si legge la tavola: nel 2009 in Veneto il tasso della popolazione femminile tra 15 e 64 anni con un'occupazione lavorativa era del e inclusiva, Bruxelles, 3.3.2010, COMM(2010) 2020 definitivo.
53,9%, rispetto a quello della media UE27 pari al 58,6%.
Centro studi Unioncamere del Veneto del lavoro e i fenomeni che riassumono le attuali condizioni dell'occupazione in UE sono: contrazione Grafico 12 - Tasso di occupazione femminile 15-64 anni.
Anno 2009
dei posti di lavoro, crescita della disoccupazione e aumento dell'inattività.
Il tasso di occupazione è il principale indicatore
per valutare l'evoluzione del mercato del lavoro in quanto indica la capacità dello stesso di utilizzare le risorse umane disponibili. Di fatto costituisce una misura del grado di coinvolgimento nel mercato del lavoro delle persone potenzialmente attive, poiché esclude i troppo giovani e gli anziani. Nel 2009 gli effetti della crisi sul mercato del lavoro sono stati particolarmente consistenti. Il tasso di occupazione dell'UE27, che nel 2000 era pari al 62,2 per cento, ha raggiunto il 64,6 per cento, scendendo tuttavia rispetto al 65,9 per cento del 2008 a causa del forte rallentamento dell'economia (Tav.11). Dai primi mesi del 2009 infatti un progressivo aggravamento del quadro occupazionale sta interessando tutta l'Unione europea. In particolare, nel 2009 il numero di occupati si è ridotto di quasi quattro milioni di persone (-1,7% rispetto al 2008).
Per quanto riguarda i singoli Paesi, nella media del 2009 gli occupati sono diminuiti del -6,8 per cento in Spagna, del -1,6 per cento in Italia e del -1,5 per cento Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat nel Regno Unito, mentre in Francia la contrazione è stata Tavola 13 - Tasso di occupazione 55-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009
meno marcata (-0,8%) e in Germania l'occupazione è rimasta pressoché stazionaria (-0,2%). In Italia nel 2009 il 57,5 per cento della popolazione nella fascia di età 15-64 anni risulta occupato. Tale valore è rimasto invariato rispetto al 2004, ma è aumentato di quasi +4 punti percentuali rispetto al 2000. Il tasso occupazionale italiano è risultato superiore solo a quello di Malta (54,9%) e Ungheria (55,4%), e inferiore a quello medio dell'UE27 di ben 7,1 punti percentuali. Guardando al Veneto, nel 2009 l'Istat ha rilevato un
numero di occupati pari a 2.211 mila, in calo del -2,2 per cento rispetto al 2008 (-47 mila unità). Si è quindi completamente annullata la crescita che si era osservata nel 2008 (+1,9%, +40 mila unità). La contrazione dei posti di lavoro ha avuto riflessi negativi sul tasso di occupazione: nel 2009 tale indicatore si è attestato al 64,6 per cento, lo stesso valore registrato nell'UE27, Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) ma quasi 2 punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente (Graf.11). I Paesi che hanno registrato un Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) tasso di occupazione superiore alla soglia del 70 per cento, prevista dalla Strategia di Lisbona, sono alcuni Paesi dell'UE15 (Germania, Austria, Svezia, Danimarca Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat e Paesi Bassi). Nel periodo 2000-2009 tale indicatore Tasso di occupazione 55-64 anni: rapporto tra il numero di persone occupate di età compresa tra 55 e 64 anni e la popolazione della stessa classe di età. Per il tasso di occupazione della popolazione di età 55-64 anni, il target di Lisbona previsto per il 2010 era del 50%.
in Italia è cresciuto di +3,8 punti percentuali contro i Come si legge la tavola: nel 2009 in Veneto il tasso di occupazione della popolazione di età compresa tra 55 e 64 anni era pari al 34,3%, in UE27 al 46%.
Centro studi Unioncamere del Veneto +2,4 punti della media europea. Per quanto riguarda
il Veneto, nel lungo periodo il tasso di occupazione
Grafico 13 - Tasso di occupazione 55-64 anni. Anno 2009
è cresciuto di +2,5 punti percentuali, in linea con la media degli Stati europei. L'attuale trasformazione demografica, dovuta al progressivo invecchiamento della popolazione e al conseguente calo della popolazione in età attiva rende necessario attrarre e mantenere sul mercato del lavoro il maggior numero di persone. In questa direzione, risulta fondamentale favorire la crescita occupazionale delle donne. Tra il 2000 e il 2008 il tasso di occupazione femminile in Italia è passato
dal 39,6 al 47,2 per cento, crescita che si è interrotta nel 2009 quando il tasso di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni è sceso al 46,4 per cento (Tav.12), a causa di una riduzione nel numero delle donne occupate pari al -1,1 per cento (-105 mila unità) rispetto al 2008. L'occupazione femminile è quindi l'anello debole del mercato del lavoro nazionale e regionale. Il valore di tale indicatore in Italia è decisamente lontano dal target stabilito a Lisbona (60%) e dalla media europea (58,6%) (Graf.12). Nella graduatoria europea l'Italia, con un basso tasso di occupazione femminile, figura nelle ultime posizioni, seguita solo Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat da Malta. Tale andamento è legato ad un significativo squilibro, esistente nel nostro Paese, dovuto alle Tavola 14 - Tasso di dissoccupazione. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009
prestazioni assistenziali e previdenziali a favore di una popolazione anziana. La scarsa offerta di servizi di assistenza all'infanzia non permettono un'adeguata conciliazione tra il tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia. Cresce leggermente invece la quota delle donne occupate tra i 15 e i 64 anni in Veneto, che nel 2009 è risultata pari al 53,9 per
cento della popolazione femminile nella stessa fascia d'età, quasi otto punti percentuali superiore alla media nazionale. I Paesi che superano la soglia del 60 per cento sono quattordici, tra cui anche alcuni Paesi di recente adesione11. Nel periodo 2000-2009 in Italia il tasso di occupazione femminile è cresciuto di 6,8 punti percentuali, un aumento superiore a quello registrato dalla media europea (+4,9 punti). L'indicatore è invece cresciuto più marcatamente per Spagna (+11,5 punti), Cipro (+9,5 punti) e Germania (+8,4 punti). In Veneto (IT)
Veneto nello stesso periodo il tasso di occupazione
Baden-Württemberg (DE) femminile è aumentato di +5,3 punti percentuali. Emilia-Romagna (IT) Per valutare la situazione del mercato del lavoro Île de France (FR) europeo e monitorare gli sforzi a favore delle riforme sociali, il tasso di occupazione 55-64 anni è
stato inserito tra gli indicatori strutturali e il suo Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat Tasso di disoccupazione: rapporto tra le persone in cerca di occupazione e il totale della forza lavoro. Misura la tensione sul mercato del lavoro dovuta ad un eccesso di offerta di lavoro (da parte dei lavoratori) rispetto alla domanda di lavoro (da parte delle imprese).
11 Estonia, Lettonia, Slovenia, Cipro e Lituania.
Come si legge la tavola: nel 2009 in Veneto il tasso di disoccupazione era pari al 4,8%, in UE27 all'8,9%.
Centro studi Unioncamere del Veneto incremento è stato stabilito come specifico obiettivo della Strategia di Lisbona, che ha posto il target Grafico 14 - Tasso di disoccupazione. Anno 2009
del 50 per cento da raggiungere entro il 2010. In generale, gli individui di età compresa tra i 55 e i 64 anni restano sottorappresentati nel mercato del lavoro europeo. Nonostante i progressi fatti per sviluppare il concetto di invecchiamento attivo e le riforme dei sistemi pensionistici, il mercato del lavoro in UE risulta infatti ancora molto segmentato: nel 2009 solo il 46 per cento della popolazione di questa fascia di età è risultato occupato in Europa contro il 64,6 per cento della popolazione in età lavorativa e il 78,2 per cento della fascia 25-54 anni. In particolare, anche l'Italia è uno dei Paesi in cui il divario tra tasso di occupazione della popolazione più vecchia e quello della popolazione nelle fasce di età centrali è piuttosto ampio (più di 36 punti percentuali nel 2009), a conferma della marginalizzazione di alcuni segmenti della popolazione. Tale risultato è dovuto principalmente a un sistema pensionistico che incentiva il ritiro anticipato e alla scarsa domanda di lavoro per gli anziani. I vertici della graduatoria europea, con un alto tasso di occupazione 55-64 anni, sono occupati dai Paesi del Nord Europa – Svezia, Estonia – mentre l'Italia si colloca in coda Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat alla classifica ma in posizione leggermente migliore rispetto a quella occupata per il tasso di occupazione Tavola 15 - Tasso di dispoccupazione giovanile (15-24 anni). Anni 2000, 2004 e 2008
totale e femminile. L'Italia con un tasso pari al 35,7 per cento è seguita solo da cinque Paesi membri (Graf.13). Tale dato è inferiore alla media europea (46%) ma non a quella del Veneto (34,3%). I divari tra i Paesi
europei sono molto ampi: il valore del Paese con il più alto tasso di occupazione 55-64 anni (la Svezia con il 70%) è più che doppio rispetto a quello del Paese con il tasso più basso (Malta con il 28,1%). Nel 2009 nella maggior parte dei Paesi membri tale indicatore è cresciuto rispetto all'anno precedente. Nel biennio 2008-2009 in Italia il tasso di occupazione nella fascia 55-64 anni è cresciuto di +1,3 punti percentuali, più marcatamente rispetto alla media UE27 (+0,4 punti) e a tutte le maggiori economie europee, fatta eccezione per la Germania (+2,4 punti). Tuttavia nel lungo periodo (2000-2009) l'Italia ha registrato un Veneto (IT)
incremento dell'indicatore meno significativo rispetto Baden-Württemberg (DE) a quello di molti altri Stati europei. In quasi dieci Emilia-Romagna (IT) anni il tasso di occupazione 55-64 anni italiano si è Île de France (FR) incrementato di +8 punti percentuali, contro i +25,3 punti della Bulgaria e i +9,1 punti della media europea. Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Nello stesso periodo il Veneto ha invece registrato
Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni): rapporto percentuale tra le persone in cerca di occupazione in età 15-24 anni e la forza una crescita del tasso leggermente superiore a quella lavoro della corrispondente classe di età. La Commissione europea individua nella categoria dei giovani un "soggetto vulnerabile" e sollecita la revisione delle politiche specifiche, raccomandando in particolare di rivedere quelle relative alla transizione scuola-lavoro. Come si legge la tavola: nel 2008 la disoccupazione della popolazione in età 15-24 anni in Italia (21,3%) era tra le più elevate a livello nazionale (+8,6 punti percentuali). europeo, inferiore nel 2008 solo a quella di Spagna (24,6%) e Grecia (22,1%). Nello stesso anno il tasso di disoccupazione giovanile in Veneto si attestava invece al 10,7% e in UE27 al 15,6%. Centro studi Unioncamere del Veneto In generale, occorre sottolineare che i dati sui livelli occupazionali dell'UE27 possono in parte risentire delle Grafico 15 - Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni).
Anno 2008
diverse normative sull'età pensionistica vigenti nei singoli Paesi europei. Inoltre, si osserva che in termini occupazionali solo alcune delle maggiori economie europee hanno raggiunto gli obiettivi di Lisbona: la Germania e il Regno Unito hanno soddisfatto tutte le soglie occupazionali stabilite dalla strategia europea, mentre la Francia solo il target dell'occupazione femminile. Per quanto riguarda il Veneto, la regione
risulta più vicina ai traguardi occupazionali di Lisbona rispetto all'Italia, fatta eccezione per il tasso di occupazione 55-64 anni il cui valore è leggermente Per misurare la dinamicità del mercato del lavoro e per valutare l'efficienza del sistema Paese è utile analizzare anche il tasso di disoccupazione. I segnali
della crisi infatti si possono cogliere, oltre che dalla caduta dell'occupazione, dall'aumento delle persone in cerca di lavoro. Nel 2009 il tasso di disoccupazione nell'UE27 ha raggiunto l'8,9 per cento, mentre un anno prima era pari al 7 per cento. In Italia il numero delle persone in cerca di occupazione nel 2009 ha superato le 100 mila unità, in crescita di oltre un terzo su base Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat annua (+26 mila unità). Tale dinamica ha fatto sì che nel 2009, per la prima volta dopo oltre un decennio, Tavola 16 - Tasso di dissoccupazione femminile. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009
la disoccupazione sia tornata ad aumentare: il tasso di disoccupazione italiano, che nel 2000 era pari al 10,6 per cento, è sceso all'8 per cento nel 2004 e al 6,7 per cento nel 2008 per poi crescere fino al 7,8 per cento nel 2009 (Tav.14). Dal 2002 l'Italia ha però presentato un tasso di disoccupazione più basso di quello medio dell'UE27, anche se con un livello di inattività più alto e in crescita. Tra il 2008 e il 2009 hanno invece registrato la crescita più marcata del tasso di disoccupazione i Paesi Baltici – Lettonia (+9,6 punti percentuali), Estonia (+8,3 punti) e Lituania (+7,9 punti) – e la Spagna (+6,7 punti). Per il Veneto tale indicatore è
tra i più bassi in Europa (Graf.14): nel 2009 il 4,8 per cento del totale della forza lavoro della regione era in cerca di occupazione, dato uguale a quello dell'Austria e superiore solo a quello dei Paesi Bassi (3,4%). I tre Paesi che dominano invece la graduatoria europea Veneto (IT)
con un alto tasso di disoccupazione sono Spagna Baden-Württemberg (DE) (18%), Lettonia (17,1%) ed Estonia (13,8%). Nel lungo periodo (2000-2009) i Paesi europei in cui Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) la disoccupazione è cresciuta marcatamente sono Irlanda, Portogallo e Spagna. In Italia invece il tasso di disoccupazione è diminuito di -2,8 punti percentuali Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat rispetto all'anno 2000 mentre quello europeo è Tasso di disoccupazione femminile: rapporto tra il numero di donne in cerca di lavoro e la forza lavoro femminile. Come si legge la tavola: nel 2009 in Veneto il tasso di disoccupazione femminile era pari al 6,4%, in UE27 all'8,8%.
Centro studi Unioncamere del Veneto rimasto pressoché stabile. Dal 2000 al 2009 il tasso di Grafico 16 - Tasso di disoccupazione femminile. Anno 2009
disoccupazione in Veneto si è incrementato di oltre
un punto percentuale. I Paesi che hanno registrato
le migliori performance in termini di assorbimento della forza lavoro sono stati alcuni Paesi di recente adesione, tra cui in primis Lituania, Slovacchia, Polonia, Estonia e Lettonia. In generale, le riforme strutturali riguardanti l'adozione dei principi comuni di flexicurity, approvati dal Consiglio europeo di Dicembre 200712, hanno avuto un impatto significativamente positivo nell'Unione europea: nel periodo antecedente la crisi il tasso di disoccupazione era diminuito (dal 9,2% nel 2004 al 7% nel 2008), mentre il tasso di occupazione era cresciuto (dal 63% nel 2004 al 65,9% nel 2008); e ciò non è spiegabile solo da fattori macroeconomici di natura ciclica. Tuttavia, secondo l'ultimo Rapporto della Commissione europea sulla Strategia di Lisbona, tra il 2009 e il 2010 ci saranno sette milioni di posti 12 I "principi comuni di flessicurezza" sono stati approvati dal Consiglio europeo del 14 Dicembre 2007. La flessicurezza rappresenta una nuova via di guardare alla flessibilità e alla sicurezza sul mercato del lavoro. Tale concetto riconosce che la globalizzazione e il progresso tecnologico stanno rapidamente cambiando i bisogni dei lavoratori e delle imprese. Le imprese sono infatti costantemente sotto pressione per adattare e sviluppare molto velocemente prodotti e servizi, mentre i lavoratori sono consapevoli del fatto che la ristrutturazione delle aziende non avviene per caso ma sta diventando un fatto della Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat vita quotidiana.
di lavoro in meno in Unione europea e il tasso di Tavola 17 - Tasso di dissoccupazione di lunga durata. Anni 2000, 2004, 2008 e
disoccupazione medio europeo raggiungerà il 10 per cento entro la fine del 2010. La disoccupazione giovanile (15-24 anni)
continua a rappresentare un serio e crescente problema nell'Unione europea. I giovani sono i più colpiti dalla crisi e in molti Paesi membri i tassi di disoccupazione sono più del doppio del tasso di disoccupazione del resto della forza lavoro. Nonostante alcuni progressi fatti sotto l'influenza della Strategia di Lisbona, in termini soprattutto di riduzione nel numero degli abbandoni scolastici e di incremento nel numero dei laureati, le misure specifiche adottate da molti Paesi hanno prodotto progressi limitati e concentrati solo in alcune aree geografiche. La Commissione europea ha identificato i giovani come "soggetti vulnerabili" e sollecita la revisione delle politiche specifiche, raccomandando in particolare di rivedere quelle relative alla transizione scuola-lavoro. La disoccupazione Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) giovanile è quindi una questione di importanza crescente all'interno delle problematiche occupazionali Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) europee. Nel 2008 il tasso di disoccupazione della popolazione in età 15-24 anni dell'Italia (21,3%) è tra i più elevati a livello europeo, inferiore solo a Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat quello della Spagna (24,6%) e della Grecia (22,1%) Tasso di disoccupazione di lunga durata: rapporto tra le persone in cerca di occupazione da più di un anno e il totale dei disoccupati. Come si legge la tavola: nel 2009 in Veneto il tasso di disoccupazione di lunga durata era pari al 26,6%, in UE27 al 33,2%.
Centro studi Unioncamere del Veneto (Graf.15). Esso è inoltre aumentato di un punto percentuale rispetto al 2007 ed è risultato più che triplo Grafico 17 - Tasso di disoccupazione di lunga durata.
Anno 2009
rispetto al tasso di disoccupazione totale. Paesi Bassi, Danimarca e Austria hanno invece registrato i tassi di disoccupazione giovanile più contenuti, che sono inferiori di oltre 7 punti percentuali al valore medio dell'UE27 (15,6%). Tra le maggiori economie europee, Regno Unito e Germania, con rispettivamente il 15 e il 10,5 per cento, sono gli unici Paesi a mostrare un valore dell'indicatore inferiore a quello medio europeo. Anche il tasso di disoccupazione giovanile del Veneto
è tra i più bassi a livello europeo (10,7%), inferiore sia alla media nazionale che quella dell'UE27. Nel lungo periodo (2000-2008) il tasso di disoccupazione giovanile è cresciuto in undici Paesi dell'Unione europea, tra cui ai vertici della graduatoria si collocano Lussemburgo (+11,5 punti percentuali), Svezia (+10,7 punti) e Portogallo (+7,6 punti). In questi ultimi anni anche in Veneto i giovani hanno mostrato difficoltà
nell'inserimento nel mercato del lavoro: tra il 2000 e il 2008 la quota di disoccupati tra i 15 e i 24 anni rispetto alla forza lavoro della corrispondente fascia d'età è cresciuta di +1,2 punti percentuali. Per l'Italia invece l'indicatore si è ridotto di quasi dieci punti percentuali. Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat Tale diminuzione è in gran parte da attribuire alla tendenza dei giovani a posticipare l'ingresso nel Tavola 18 - Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni. Anni 2000, 2004,
mercato del lavoro, determinata sia dalle difficoltà 2008 e 2009
dell'inserimento occupazionale sia dalla maggiore permanenza nel sistema formativo. Le contrazioni più significative del tasso di disoccupazione giovanile sono state invece registrate nei nuovi Stati membri, in particolare in Slovacchia (-17,9 punti percentuali), Polonia (-17,8 punti) e Lituania (-15,2 punti). Gli effetti della crisi economica sulla disoccupazione si sono fatti sentire significativamente anche sulla componente femminile. Nella media del 2009 e per il complesso dell'UE27 il tasso di disoccupazione
femminile si è attestato all'8,8 per cento, in crescita
di +1,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente. L'Italia si colloca tra i Paesi europei con il tasso di disoccupazione femminile più elevato (Graf.16). Nel corso del 2009 la risalita della disoccupazione Veneto (IT)
femminile nazionale non si è arrestata – il tasso per Baden-Württemberg (DE) l'Italia è infatti risultato pari al 9,3 per cento – ma Emilia-Romagna (IT) il Paese ha registrato in Europa uno degli incrementi Île de France (FR) più modesti nel lungo periodo. Sotto la media europea troviamo invece il Veneto, dove nel 2009
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat il 6,4 per cento della forza lavoro femminile figurava Tasso di attività della popolazione (15-64 anni): rapporto percentuale tra la forza lavoro nella fascia di età 15-64 anni e la popolazione della medesima fascia di età. La forza lavoro è definita come somma degli occupati e delle persone che cercano attivamente lavoro.
disoccupata. Tra il 2000 e il 2009 l'Italia ha registrato Il tasso di occupazione aumenta sia riducendo la disoccupazione sia aumentando la partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, che è misurata dal tasso di attività. Quest'ultimo indicatore è particolarmente importante per quei Paesi, come l'Italia, che una riduzione del tasso di disoccupazione femminile sono caratterizzati da un tasso di disoccupazione abbastanza contenuto ma anche da una bassa partecipazione al mercato del lavoro.
Come si legge la tavola: nel 2009 il Veneto ha registrato un tasso di attività pari al 67,9%, mentre l'UE27 pari al 71,1%.
Centro studi Unioncamere del Veneto pari a -5,2 punti percentuali contro una media europea Grafico 18 - Tasso di attività della popolazione
di -1 punto, mentre nello stesso periodo in Veneto
in età 15-64 anni. Anno 2009
tale indicatore è rimasto pressoché stabile. I Paesi che hanno registrato l'aumento più marcato nel tasso di disoccupazione femminile tra il 2000 e il 2009 sono stati Portogallo (+5,3 punti percentuali), Ungheria (+4,1 punti) e Irlanda (+3,8 punti). Sul versante opposto si collocano invece i nuovi Stati membri, in particolare Bulgaria (-9,6 punti) e Polonia (-9,4 punti). La persistenza degli individui nello stato di disoccupazione definisce la gravità sociale del problema occupazionale e fornisce un'indicazione circa il funzionamento del mercato del lavoro in un determinato Paese: un medesimo livello di disoccupazione, ma con diverse durate medie della stessa, comporta implicazioni sociali e di policy assai differenti. Le convenzioni internazionali definiscono un disoccupato di lunga durata come una persona in cerca di occupazione da almeno un anno. Tale dato, se rilevato dalle indagini armonizzate a livello europeo sulle forze lavoro e rapportato all'insieme dei disoccupati, definisce la quota di disoccupati di lunga durata sul totale dei disoccupati. Nel 2009 il 33,2 per cento dei disoccupati dell'Unione europea è risultato in Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat cerca di occupazione da almeno dodici mesi, mentre il tasso di disoccupazione di lunga durata dell'Italia
Tavola 19 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria
ammontava al 44,4 per cento, in diminuzione rispetto (Inc. % sul totale). Anni 2000, 2004 e 2008
all'anno precedente (45,7% nel 2008) (Tav.17). Nella graduatoria europea il nostro Paese si colloca quindi al di sopra della media europea insieme ad altri nove Paesi (Graf.17). Infatti, nonostante negli ultimi anni il tasso di disoccupazione nazionale di lunga durata sia notevolmente diminuito, in Italia il problema della persistenza della disoccupazione continua a essere particolarmente sentito. Nel 2009 il Paese con la quota più elevata di disoccupati di lunga durata rispetto al totale è stato la Slovacchia (54%), seguita dalla Germania (45,5%). Viceversa, in Danimarca circa un disoccupato su dieci vive questa condizione. Nel periodo 2000-2009 tra i Paesi membri dell'UE solo Lussemburgo (+0,7 punti) e Portogallo (+1,9 punti) hanno registrato un incremento nel tasso di Veneto (IT)
disoccupazione di lunga durata. L'Italia è invece tra i Baden-Württemberg (DE) Paesi europei che sono riusciti a ridurre notevolmente Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) il problema dei disoccupati di lunga durata, il tasso si è infatti ridotto di -17,4 punti percentuali tra il 2000 e il 2009 contro i -12,9 punti della media europea. In UE27 Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat spiccano tuttavia le performance della Slovenia e della Popolazione (25-64 anni) con istruzione terziaria (Inc. % sul totale): rapporto tra le persone di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria (ISCED 5 e 6) e la popolazione nella classe di età 25-64 anni.
L'indicatore indica la diffusione di competenze di alto livello anche se il confronto internazionale tra livelli di istruzione è reso difficile Lettonia, che nello stesso periodo hanno registrato una dalle forti differenze riscontrabili nei sistemi educativi nazionali.
La strategia Europa 2020, che sostituirà la strategia di Lisbona, stabilisce che il 40% dei giovani (25-34 anni) deve essere laureato. riduzione dell'indicatore di oltre 30 punti percentuali. Il Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto la percentuale della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria era pari al 12,9%, mentre nel 2004 al 10,1% (21,5% in UE27).
Centro studi Unioncamere del Veneto Veneto presenta invece un tasso di disoccupazione di
lunga durata che è largamente al di sotto della media
Grafico 19 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con
istruzione terziaria (Inc. % sul totale). Anno 2008
nazionale ed europea: nel 2009 nella regione il 26,6 per cento dei disoccupati era in cerca di lavoro da più di un anno. Nel lungo periodo (2000-2009) il tasso si è ridotto di -3,7 punti percentuali. L'obiettivo dell'incremento del tasso di occupazione globale nell'UE, posto dalla strategia di Lisbona (70%) e rivisto dalla strategia Europa 2020 (75%), può essere raggiunto sia riducendo la disoccupazione sia aumentando la partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, che è misurata dal tasso di
attività. Quest'ultimo indicatore, in particolare,
è specificatamente importante per quei Paesi, come l'Italia, che sono caratterizzati da un tasso di disoccupazione abbastanza contenuto ma anche da una bassa partecipazione al mercato del lavoro. Secondo le ultime previsioni della Commissione europea13, a causa dell'invecchiamento della popolazione e dell'ondata di pensionamenti dei figli del "baby boom", la popolazione attiva dell'UE inizierà a diminuire dal 2013-2014. Nel 2009 il tasso di attività nazionale è risultato pari al 62,4 per cento, in diminuzione di oltre 13 Commissione europea, Comunicazione della Commissione, Europa 2020. Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat inclusiva, Bruxelles, 3.3.2010, COMM(2010) 2020.
mezzo punto percentuale rispetto al 2008, mentre Tavola 20 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato alla
quello dell'UE27 è risultato pari al 71,1 per cento, in formazione permanente (Inc. % sul totale). Anni 2000, 2004 e 2008
lieve aumento rispetto all'anno precedente (Tav.18). In Europa il valore minimo è stato registrato per Malta (59,1%) e quello massimo per la Danimarca (80,7%) (Graf.18). L'Italia si colloca invece nella parte bassa della graduatoria: ultimo Paese fra le maggiori economie europee e ben al di sotto degli altri Paesi mediterranei – come Spagna e Grecia – precede in graduatoria solo Malta e Ungheria. Il Veneto, invece,
nel 2009 ha registrato un tasso di attività pari al 67,9 per cento, valore leggermente inferiore alla media europea ma superiore a quello nazionale e in flessione di un punto percentuale rispetto al 2008. Nel lungo periodo (2000-2009) i soli Paesi europei in cui il tasso di attività si è ridotto sono stati Romania (-5,3 punti percentuali), Slovacchia (-1,5 punti), Veneto (IT)
Lituania (-1,4 punti) Repubblica Ceca (-1,2 punti) Baden-Württemberg (DE) e Polonia (-1,1 punti). Nello stesso periodo in Italia Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) il rapporto della forza lavoro in età 15-64 anni sulla popolazione della medesima fascia d'età è cresciuto di +2,3 punti percentuali contro i +2,5 punti della media Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat europea, mentre in Veneto l'indicatore ha segnato un
Popolazione (25-64 anni) che ha partecipato alla formazione permanente (Inc. % sul totale): percentuale della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha risposto di aver partecipato a corsi di formazione ed istruzione nelle quattro settimane precedenti l'inchiesta. Il denominatore è dato dalla popolazione con età compresa tra 25 e 64 anni. Secondo la strategia di Lisbona, le attività di incremento di +3,4 punti percentuali.
lifelong learning dovevano interessare, entro il 2010, non meno del 12,5% in media della popolazione 25-64enne dell'intera Unione Per raggiungere gli obiettivi di Lisbona in materia Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto la percentuale della popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che, nelle 4 settimane antecedenti l'indagine, ha partecipato a corsi di istruzione o training era pari al 6,5%, mentre nel 2004 al 6,2%.
Centro studi Unioncamere del Veneto di crescita e occupazione, che sono stati rinnovati e Grafico 20 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha
aggiornati dalla nuova strategia Europa 2020, appare partecipato alla formazione permanente
sempre più necessario fornire incentivi e opportunità (Inc. % sul totale). Anno 2008
nel campo dell'istruzione e della formazione. Investire nel capitale umano lungo tutto il corso della vita è infatti lo strumento più efficace per creare nuovi e migliori posti di lavoro, nonché premessa per la ripresa economica. Per questo, il livello di istruzione della popolazione adulta è uno degli indicatori adottati dall'Unione europea per monitorare il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona sui livelli di conoscenza. Il confronto europeo tra i livelli di istruzione è tuttavia reso difficile dalle forti differenze riscontrabili nei singoli sistemi educativi nazionali. In Italia nel 2008 la percentuale della popolazione di età 25-64 anni
con istruzione terziaria14 corrispondeva al 14,4 per
14 Con istruzione terziaria si intende il conseguimento di titoli di studio che corrispondono ai livelli 5 e 6 dello standard ISCED, nato in seno all'UNESCO come strumento per fini statistici sui sistemi di istruzione, sia all'interno di singoli Stati che in ambito internazionale. Il livello 5 corrisponde al primo stadio dell'educazione terziaria e comprende corsi accademici – come nel sistema d'istruzione italiano la laurea e la laurea magistrale – oppure programmi preparatori alla ricerca o finalizzati all'accesso a professioni con abilità superiori (medicina, odontoiatria, architettura, ecc.) oppure programmi specifici occupazionali di carattere tecnico-pratico. Il livello 6 corrisponde invece al secondo stadio dell'istruzione terziaria ed è riservato a programmi terziari che portano al conseguimento di una qualifica di ricerca avanzata. Nel sistema d'istruzione italiano corrisponde al Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat dottorato di ricerca.
cento del totale della popolazione (Graf.19), tale valore colloca il percentuali. Nello stesso periodo anche in Veneto la quota di
nostro Paese in fondo alla graduatoria – in quart'ultima posizione – persone di età 25-64 anni con istruzione terziaria sulla popolazione insieme a Romania (12,8%), Malta (13,1%) e Portogallo (14,3%). della corrispondente fascia d'età ha registrato una crescita, pari a Del resto, in più della metà dei Paesi dell'UE27 la quota di adulti +6,4 punti percentuali.
che nel 2008 ha seguito un percorso di alta formazione è risultata Secondo le ultime stime della Commissione europea, oggi circa al di sotto del 30 per cento. La situazione europea risulta però nel 80 milioni di persone hanno competenze scarse e solo di base, suo complesso eterogenea: molti Paesi di recente adesione si sono inoltre entro il 2020 saranno creati 16 milioni di posti di lavoro distinti per bassi valori dell'indicatore, mentre le quote dei Paesi altamente qualificati e quelli scarsamente qualificati scenderanno a dell'UE a 15 sono state le più elevate. In particolare, ai vertici della 12 milioni. L'allungamento della vita lavorativa presuppone inoltre graduatoria troviamo Finlandia (36,6%), Cipro (34,5%) ed Estonia la possibilità, che è anche una necessità, di conseguire e sviluppare (34,3%). È anche opportuno tenere presente che in Italia gli effetti nuove conoscenze durante tutto l'arco della vita. L'acquisizione di della recente riforma universitaria faticano a essere visibili, mentre nuove competenze consente alla forza lavoro di adeguarsi alle mutate in altri Paesi europei, dove già da anni si sono messe in moto condizioni del mercato del lavoro attraverso un riorientamento delle manovre politiche, i giovani escono dal percorso scolastico in professionale, riduce la disoccupazione e aumenta la produttività grande anticipo rispetto agli studenti italiani. In Veneto la quota
del lavoro. Lungo questa direzione è quindi fondamentale puntare dei laureati è molto bassa (12,9%) rispetto alla generale situazione al capitale umano come risorsa strategica per lo sviluppo, perché europea e in linea con quella della Romania (12,8%) e di Malta solo investendo sulle persone, promuovendo un'istruzione di (13,1%). Nel lungo periodo (2000-2008) la percentuale nazionale elevata qualità lungo tutto l'arco della vita e agevolando l'accesso di persone che ha conseguito un titolo di istruzione terziaria ha ai sistemi educativi, è possibile assicurare il successo dell'Europa. mostrato un progressivo, sebbene contenuto, miglioramento e pari Tuttavia, sebbene nell'ultimo decennio nell'Unione europea sia stata a +7,3 punti percentuali. Tra tutti i Paesi dell'UE27 in termini di dedicata sempre maggiore attenzione alla questione educativa, alta formazione spicca l'andamento positivo dell'Irlanda, che nel esiste una forte disparità riguardo al tasso di partecipazione
periodo 2000-2008 ha registrato un incremento dell'indicatore di alla formazione permanente. Nella maggior parte degli Stati
+15,7 punti percentuali, mentre all'estremo opposto la Lituania membri tale indicatore è sotto la media europea (9,3%) e alla è stato l'unico Paese a registrare una decrescita di -11,4 punti soglia stabilita a Lisbona (12,5%). Ci sono tuttavia alcuni Paesi del Centro studi Unioncamere del Veneto Nord Europa (Finlandia, Svezia e Danimarca) che hanno registrato e i suoi principali attori globali – quali gli USA, il Giappone e i una percentuale di persone in età compresa tra i 25 e i 64 anni Paesi BRIC – per valutare i progressi dell'UE in termini relativi, che ha seguito un corso di formazione permanente superiore al ossia rispetto ai suoi principali partner commerciali o competitor. 20 per cento (Graf.20), in particolare nel 2008 in Danimarca tale Nonostante infatti i progressi registrati nel mercato del lavoro il percentuale è pari al 30,2 per cento. Superano il target di Lisbona tasso di occupazione in Unione europea, che nel 200815 era circa anche il Regno Unito (19,9%), i Paesi Bassi (17%), la Slovenia il 65,9 per cento per le persone di età compresa tra i 15 e i 64 (13,9%) e l'Austria (13,2%). L'Italia e il Veneto rimangono
anni, è risultato nettamente inferiore a quello degli Stati Uniti e del invece sotto la media europea di circa 3 punti percentuali, con Giappone (oltre il 70%). Inoltre, sempre nel 2008 solo il 45,6 per un tasso rispettivamente pari al 6,3 e 6,5 per cento. Nel lungo cento dei lavoratori più anziani (55-64 anni) era ancora in attività in periodo (2000-2008) la quota nazionale e regionale di persone che UE, contro più il 62,1 per cento degli Stati Uniti e il 66,3 per cento ha partecipato alla formazione permanente è aumentata di circa del Giappone. Per il futuro, se vuole far fronte all'invecchiamento due punti percentuali. L'indicatore è cresciuto più marcatamente della popolazione e all'aumento della concorrenza globale, l'Europa in Danimarca (+10,8 punti), Austria (+9 punti) e Slovenia (+6,5 deve quindi sfruttare appieno le potenzialità della sua forza lavoro, punti), mentre in Bulgaria e Ungheria è rimasto invariato. sostenendo l'accesso all'occupazione, agevolando l'ingresso Per concludere, appare chiaro a posteriori come la Strategia nel mercato del lavoro e la mobilità al suo interno soprattutto di Lisbona per avere successo avrebbe dovuto essere strutturata attraverso l'applicazione dei principi comuni di flexicurity, quali meglio, così da potersi concentrare su alcuni elementi che hanno validi strumenti per modernizzare il mercato del lavoro, adeguarlo invece avuto un ruolo fondamentale durante la recente fase alle trasformazioni provocate dalla globalizzazione e ridurre la congiunturale, come la supervisione dei mercati finanziari. La segmentazione dei mercati.
strategia si è inoltre focalizzata troppo sulla dimensione interna, mentre la crisi ha fatto emergere che l'economia globale è interdipendente e che gli effetti dei vari fenomeni si propagano velocemente a livello mondiale. Secondo l'ultimo documento di valutazione della Commissione europea, si sarebbe infatti potuto dare più risalto ai legami intrinseci esistenti tra l'economia dell'UE 15 Ultimo anno per cui sono disponibili dati di fonte Eurostat di confronto internazionale.
4. INNOVAZIONE E Tavola 21 - Spesa in R&S (in % sul PIL). Anni 2000, 2005 e 2007
La politica di ricerca e sviluppo (R&S) è stata una delle priorità della Strategia di Lisbona per consentire all'Unione europea di preservare il suo dinamismo economico e il proprio modello sociale. La ricerca, insieme all'istruzione e all'innovazione, costituisce anche il "triangolo della conoscenza", che è stato promosso per rafforzare la crescita e l'occupazione dell'Europa in un sistema globalizzato. Per preparare la transizione verso un'economia competitiva, dinamica e fondata sulla conoscenza è infatti fondamentale adattarsi continuamente alle evoluzioni della società Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) dell'informazione e incoraggiare iniziative in materia di ricerca e sviluppo. Secondo le ultime valutazioni della Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) Commissione europea, nell'ultimo decennio il divario di produttività dell'Europa rispetto ai nostri principali partner economici – Stati Uniti e Giappone in primis – Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat si è andato accentuando. Tale fenomeno è largamente Spesa per la R&S (ricerca e sviluppo) sul Pil: spesa in R&S svolta dai soggetti operanti all'interno di un singolo Paese in percentuale sul PIL. La strategia di Lisbona e il successivo Consiglio europeo di Stoccolma hanno individuato valori obiettivo per la percentuale del PIL dovuto alle differenze tra le imprese in termini di investita in R&S: 3% per il 2010. Tale obiettivo è stato poi riconfermato dalla strategia Europa 2020.
Come si legge la tavola: nel 2007 il Veneto ha dedicato alla R&S lo 0,8% del Pil, mentre l'UE27 l'1,9%. Centro studi Unioncamere del Veneto qualità del capitale fisico e umano, di progressi tecnologici e di nuove forme di organizzazione, a cui Grafico 21 - Spesa in R&S (in % sul Pil). Anno 2007
si aggiungono investimenti di minore entità nella R&S e nell'innovazione. Per questo, la Strategia Europa 2020, che sostituisce quella di Lisbona, ha stabilito tra i suoi obiettivi la crescita intelligente, che mira a sviluppare un'economia basata sulla conoscenza e sull'innovazione, quali motori per la futura crescita dell'Europa. Una maggior capacità di ricerca e sviluppo e di innovazione in tutti i settori dell'economia, associata ad un uso più efficiente delle risorse, migliora la competitività e favorisce la creazione di posti di lavoro, rafforzando la coesione economica, sociale e territoriale. Saper affrontare il futuro significa quindi riorientare la politica di R&S e di innovazione in funzione delle sfide che oggi si pongono alla nostra società, come il cambiamento climatico, l'uso efficiente delle risorse e dell'energia, la salute e il cambiamento L'obiettivo programmatico stabilito dalla Strategia di Lisbona in materia di R&S era quello di favorire gli investimenti per poter raggiungere il target del 3 per cento del Pil entro il 2010, a cui si aggiungeva il vincolo che i due terzi della spesa fossero sostenuti dalle Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat imprese. Tale traguardo è stato riconfermato dalla INNOVAZIONE E RICERCA strategia Europa 2020, che ha richiamato l'attenzione Tavola 22 - Brevetti presentati all'EPO (richieste per milione di abitanti). Anni
sull'esigenza di migliorare le condizioni per la R&S 2000, 2005 e 2006
privata nell'UE. Nel 200716 la spesa in R&S dell'UE27
ha assorbito l'1,9 per cento del Pil europeo (Tab.21). Confrontando tale valore con quello dei suoi principali competitor, esso risulta sensibilmente inferiore sia a quello degli Stati Uniti (2,6%) che del Giappone (3,4%). L'UE mostra quindi dinamiche poco sostenute soprattutto a causa dei bassi livelli di investimenti privati. Nel 2007 soltanto la Svezia e la Finlandia hanno superato la soglia di Lisbona del 3 per cento (Graf.21). Dall'analisi della serie storica emerge che la Svezia ha registrato una spesa in R&S con valori superiori al 3 per cento del Pil fin dai primi anni Novanta, mentre la Finlandia a partire dal 1999. In graduatoria questi due Paesi sono poi seguiti da Danimarca (2,6%), Austria e Germania (entrambe 2,5%). Del resto, i risultati fortemente positivi di questi Paesi sono determinati dalla consistente presenza di imprese operanti nei Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) settori a forte intensità di R&S17. Tali Paesi sono anche quelli che, con Belgio, Irlanda, Malta e Lussemburgo, Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) 16 Ultimo anno per cui sono disponibili dati di fonte Eurostat di confronto 17 Svezia: industria farmaceutica, automobilistica e delle Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat apparecchiature delle comunicazioni; Finlandia: apparecchiature delle telecomunicazioni; Germania: veicoli a motore; Danimarca: Brevetti presentati all'EPO per milione di abitanti: rapporto tra il numero complessivo di richieste di brevetto depositate all'EPO (European Patent Office) e la popolazione totale (espressa in milioni).
industria farmaceutica/bio-tecnologie e dei servizi Itc.
Come si legge la tavola: nel 2005 in Veneto i brevetti presentati all'EPO sono stati 131,6 per milione di abitanti, mentre nel 2000 erano 99,7.
Centro studi Unioncamere del Veneto hanno raggiunto il target dei due terzi della spesa in R&S finanziata dalle imprese. Tra le principali economie Grafico 22 - Brevetti presentati all'EPO
(richieste per milione di abitanti). Anno 2005
dell'Unione europea, l'Italia e la Spagna occupano le posizioni di coda: il nostro Paese, con un valore dell'indicatore pari all'1,2 per cento nel 2007 (lo stesso dato, anche se ancora provvisorio, è stato registrato per il 2008), appare ancora lontano dal raggiungimento dell'obiettivo di Lisbona. Il Veneto invece presenta
un valore inferiore a quello nazionale (0,8%). Nelle ultime posizioni della graduatoria europea si collocano i Paesi di recente adesione, tra cui Cipro, Slovacchia, Bulgaria e Romania, che nel 2007 hanno registrato un valore pari allo 0,5 per cento. Dall'analisi della serie storica si nota come per molti Stati gli investimenti in R&S stanno divenendo una priorità: nell'arco di poco meno di un decennio (2000-2007) nella maggior parte dei Paesi europei la percentuale di spesa in R&S sul Pil è risultata in crescita. Tuttavia, la generale performance è rimasta pressoché deludente, anche a causa della recente crisi economico-finanziaria, e la spesa in ricerca e sviluppo dell'UE27 tra il 2000 e il 2007 è rimasta complessivamente invariata. In Italia e in Veneto gli investimenti sono rimasti pressoché
stabili (+0,1 e +0,3 punti percentuali). Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat Considerando il numero di richieste di brevetti
INNOVAZIONE E RICERCA presentati all'EPO (European Patent Office) in
Tavola 23 - Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia
rapporto al totale della popolazione (espressa in (Inc. % sul totale occupati). Anni 1998, 2004 e 2008
milioni), che rappresenta una misura della creazione di conoscenza in tecnologie a rapido sviluppo e l'attività innovativa di un Paese, l'UE27 mostra una variabilità elevatissima, che rispecchia in buona parte una dicotomia tra i Paesi dell'Unione europea a 15 e quelli di recente ingresso. Nel 200518 la Romania ha presentato in media circa un brevetto per milione di abitanti contro i 283 della Germania (Graf.22). Sempre nel 2005 l'indice di intensità brevettuale per la media dell'Unione europea è risultato pari a circa 106 brevetti per milione di abitanti. Nell'ambito dell'UE15 emergono nettamente i Paesi scandinavi, quelli del Nord Europa e la Germania. L'Italia, con circa 82 brevetti per milione di abitanti, si colloca invece al di sotto della media europea subito dopo il Regno Unito (87,6 brevetti). Nello stesso Veneto (IT)
Baden-Württemberg (DE) anno in Veneto sono stati presentati 131,6 brevetti
ogni milione di abitanti, un valore superiore a quello Emilia-Romagna (IT) Île de France (FR) della media nazionale, della Francia e del Regno Unito. Nell'analisi di lungo periodo emerge invece un'anomalia: durante un quinquennio l'indicatore si è ridotto in Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati): rapporto tra gli occupati alcuni dei Paesi a maggiore intensità brevettuale ed nel comparto manifatturiero ad alta e medio alta tecnologia rispetto agli occupati totali. In riferimento alla classificazione internazionale NACE sono stati considerati i seguenti settori: chimica (DG24), macchine ed apparecchi meccanici (DK29), macchine per ufficio (DL30), macchine ed apparecchi elettrici (DL31), telecomunicazioni e relativi apparecchi (DL32), strumenti di precisione (DL33), autoveicoli (DM34), altri mezzi di trasporto (navali, aerospaziali ecc.) (DM35). 18 Ultimo anno per cui sono disponibili dati certi e completi di fonte L'indicatore fornisce informazioni circa il peso del comparto manifatturiero maggiormente interessato da attività innovative.
Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto gli occupati nel comparto manifatturiero ad alta e medio alta tecnologia erano il 10,5% Eurostat per questo indicatore.
degli occupati totali, nel 1998 erano il 9,7%.
Centro studi Unioncamere del Veneto è aumentato in quasi tutti gli altri, con l'effetto di mantenere sostanzialmente invariato l'indicatore a Grafico 23 - Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-
alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati).
livello comunitario. In particolare, Finlandia, Regno Anno 2008
Unito e Paesi Bassi hanno ridotto in media le loro richieste all'EPO rispetto al 2000 rispettivamente di circa 28, 14 e 9 unità. Sul versante opposto il Veneto
ha invece significativamente incrementato il numero di brevetti presentati (quasi +32 richieste per milione di abitanti). Anche l'Italia mostra una buona performance, richiedendo quasi 12 brevetti in più per milione di abitanti rispetto a cinque anni prima. Per sviluppare l'economia della conoscenza è necessario favorire anche l'aumento del contenuto tecnologica è infatti una componente indispensabile per la formazione del valore aggiunto nei settori high tech. Il numero di occupati nel settore
manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia
fornisce informazioni riguardo al peso del comparto manifatturiero maggiormente interessato da attività innovative nell'industria19. Dal confronto con i 19 Della classificazione internazionale NACE Rev.1.1 sono stati consi- derati i seguenti settori: chimica (DG24), macchine ed apparecchi meccanici (DK29), macchine per ufficio (DL30), macchine e apparec- chi elettrici (DL31), telecomunicazioni e relativi apparecchi (DL32), strumenti di precisione (DL33), autoveicoli (DM34), altri mezzi di Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat trasporto (DM35). INNOVAZIONE E RICERCA precedenti indicatori emerge che alcuni Paesi europei Tavola 24 - Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia (Inc. % sul totale
– Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia e occupati). Anni 1998, 2004 e 2008
Italia – che si trovavano nelle ultime posizioni della graduatoria per spesa in R&S sul Pil o per numero di brevetti registrano rilevanti percentuali di addetti nelle imprese manifatturiere ad alta tecnologia. In Italia tale quota sul totale degli occupati raggiunge nel 2008 il 7,3 per cento, collocando il nostro Paese in sesta posizione nella graduatoria europea. Il Veneto, con
un valore del 10,5 per cento, occupa la più elevata percentuale di occupati nel settore manifatturiero ad alto e medio-alto contenuto tecnologico, dopo la Repubblica Ceca e la Germania (Graf.23). Nell'analisi di lungo periodo (1998-2008) l'indicatore diminuisce in quasi tutti i Paesi dell'Unione europea, mentre in Italia rimane stabile (-0,3 punti percentuali). Il Veneto
invece, insieme ad altri sette Paesi membri20, registra Veneto (IT)
una crescita, pari a circa un punto percentuale. Da Baden-Württemberg (DE) questa analisi emerge quindi che, in generale, la Emilia-Romagna (IT) manifattura veneta si è sviluppata su prodotti di fascia Île de France (FR) media, caratterizzati da un'alta specializzazione e da elevate competenze tecniche ma non tecnologiche.
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Anche i servizi ad alta tecnologia forniscono Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati): rapporto tra gli occupati nel comparto dei servizi ad alta tecnologia e gli occupati totali. In riferimento alla classificazione internazionale NACE sono stati considerati i seguenti settori: poste e telecomunicazioni (I64), informatica e attività connesse (K72), ricerca e sviluppo (K73).
I servizi ad alta tecnologia, nella misura in cui sono diretti alle imprese dei diversi settori economici, forniscono strumenti attraverso cui 20 Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Estonia, Ungheria è possibile aumentare la produttività e supportare la diffusione dell'innovazione, in particolare quella basata sull'ICT.
Come si legge la tavola: nel 2008 in Veneto gli occupati nel comparto dei servizi ad alta tecnologia erano il 2,6% degli occupati totali, nel 1998 erano il 2,1%.
Centro studi Unioncamere del Veneto strumenti attraverso cui è possibile aumentare la produttività e supportare la diffusione dell'innovazione, Grafico 24 - Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia
(Inc. % sul totale occupati). Anno 2008
in particolare quella basata sull'ICT. Nel 2008 in
Italia gli occupati nel comparto dei servizi ad
alta tecnologia21 hanno raggiunto il 3,2 per cento
del totale occupati, valore ben lontano dalle quote registrate nei Paesi più avanzati dove vi è una generale tendenza allo spostamento delle attività dal comparto dell'industria a quello dei servizi (Graf.24). Ai vertici della graduatoria troviamo infatti la Svezia, che nel terziario ad alto contenuto tecnologico ha assorbito nel 2008 il 5,1 per cento del totale occupati, seguita dalla Finlandia (4,9%) e dai Paesi Bassi (4,3%). Il Veneto registra invece una performance
peggiore rispetto a quella nazionale: con un valore dell'indicatore pari al 2,6 per cento si posiziona in ventesima posizione al pari di Estonia, Lettonia, e Polonia. Nell'arco dell'ultimo decennio nel settore dei servizi ad alta tecnologia si evidenzia tuttavia una tendenza occupazionale decisamente migliore e più ottimista rispetto a quella del settore manifatturiero ad alto e medio-alto contenuto tecnologico: tra il 1998 e il 2008 quasi tutti i Paesi europei hanno registrato 21 Della classificazione internazionale NACE sono stati considerati i seguenti settori: poste e telecomunicazioni (I64), informatica e Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat attività connesse (K72), ricerca e sviluppo (K73).
INNOVAZIONE E RICERCA una crescita dell'indicatore fino a un massimo di un punto importanti segnali di dinamicità evidenziati nel campo della ricerca percentuale. Le uniche eccezioni sono rappresentate dall'Estonia, tecnologica, l'Italia rappresenta un tipico esempio di "innovazione la Slovacchia, la Lituania e la Repubblica Ceca, dove nel periodo senza ricerca", e il Veneto ne è il caso più emblematico. A tal
1998-2008 l'incidenza gli occupati dei servizi ad alta tecnologia proposito sarebbe quindi più utile individuare degli indicatori che sul totale occupati è rimasta stabile. Non hanno invece subìto vadano oltre la ricerca tecnologica in senso stretto per allargarsi al alcun cambiamento Romania e Irlanda: in questi Paesi le perdite concetto di innovazione e creatività. occupazionali del settore dei servizi ad alta tecnologia registrate
per l'anno 2004 sono state recuperate nel corso del 2008, quando
la quota ha raggiunto nuovamente il valore del 1998 (Tab.24).
Per quanto riguarda l'Italia e il Veneto, le assunzioni nel settore
terziario ad alta tecnologia sono rimaste stazionarie (l'indicatore è
aumentato di +0,5 punti percentuali).
In generale, questa analisi sulla ricerca e l'innovazione conferma la caratterizzazione innovativa e flessibile ma a bassa intensità
tecnologica del sistema produttivo italiano e veneto. Tuttavia, è
anche vero che gran parte della ricerca e dell'innovazione che viene
prodotta nel nostro territorio ha carattere informale e dunque può
sfuggire alle rilevazioni statistiche basate su indici oggettivi e con
definizioni rigorose e talvolta limitanti. Gli indicatori fin qui utilizzati
permettono infatti una comparazione oggettiva del fenomeno e
offrono una misura della competitività tecnologica e dell'innovazione,
ma non sono esaustivi. L'Italia e il Veneto, come altri Paesi dell'UE,
sono invece caratterizzati da imprese di piccole dimensioni e da una
specializzazione in settori a bassa tecnologia; l'attività innovativa
tende quindi ad essere sottostimata. Nonostante infatti recenti
Centro studi Unioncamere del Veneto


Brevetti presentati all'EPO (European Patent Office). Richieste per milione di abitanti. Confronto con la regione Veneto. Anno 2006
Minimum value: 0.0010 Maximum value: 5.689 INNOVAZIONE E RICERCA 5. IL VENETO E LE Grafico 25 - Densità abitativa (ab/kmq). Anno 2008
Île de France (FR) Baden-Württemberg (DE) I risultati del Veneto raggiunti in termini di innovazione e
sviluppo demografico, economico e occupazionale, analizzati fin qui, evidenziano come la regione sia una delle aree più forti e dinamiche nell'Unione europea. Di seguito viene presentato Emilia-Romagna (IT) un confronto tra il Veneto, due regioni italiane (Lombardia ed
Emilia-Romagna) e altre sei regioni europee (Baden-Württemberg, Bayern, Cataluña, Île de France, South East e Stockholm), che per Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat condizioni demografiche, economiche e sociali rappresentano le nostre competitor all'interno dell'Unione europea. Grafico 26 - Popolazione residente (Var. % 1998-2008)
In termini di popolazione residente, nel 2008 il Veneto
con quasi 5 milioni di abitanti è risultato tra le regioni meno popolose tra quelle prese in considerazione, è seguito infatti solo Emilia-Romagna (IT) da Emilia-Romagna e Stockholm. Il Bayern, l'Île de France e il Baden-Württemberg hanno invece totalizzato nello stesso anno una popolazione superiore ai 10 milioni (Tav.2). La variazione Île de France (FR) percentuale demografica dell'ultimo decennio, sebbene sia stata positiva in tutte le regioni europee del confronto, evidenzia una particolare tendenza: le regioni europee più popolose mostrano Baden-Württemberg (DE) una crescita demografica più lenta. Nell'ultimo decennio infatti la popolazione veneta è cresciuta più rapidamente (+9,4%) rispetto Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Centro studi Unioncamere del Veneto a quella delle due regioni tedesche, che hanno registrato un incremento demografico di poco superiore al +3 per cento ma Grafico 27 - Popolazione residente con età >=65 anni
(Inc. % sul totale). Anno 2008
inferiore alla media europea (+3,8%) e a quella dell'Île de France Emilia-Romagna (IT) (+7,3%) (Graf.26). Inoltre nel 2008 il Veneto, con 265,5 abitanti
per kmq, pur posizionandosi al quarto posto nella graduatoria dei
Paesi europei, è superato a livello regionale dalla maggior parte
dei territori considerati, anche se il valore dell'indicatore rimane largamente al di sopra della media europea (113,4 ab/kmq) Baden-Württemberg (DE) Nell'analisi della composizione demografica per fascia di età il Veneto si caratterizza per un'elevata percentuale di persone in
età pari o superiore ai 65 anni sul totale della popolazione: nel
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat 2008 il 19,7 per cento della popolazione residente nella regione è costituito da anziani. L'invecchiamento della popolazione è Grafico 28 - Tasso di natalità. Anni 1997 e 2007
un fenomeno che riguarda particolarmente il nostro Paese: in Île de France (FR) questo confronto regionale a livello europeo le tre regioni italiane considerate mostrano infatti i valori più elevati (Graf.27). Il Veneto
tuttavia ha evidenziato per il 2008 una percentuale leggermente inferiore rispetto a quella dell'Emilia-Romagna (22,5%) e della Lombardia (19,9%). Le regioni che hanno invece presentato una Emilia-Romagna (IT) quota inferiore alla media europea (17%) sono state la Cataluña (16,6%) e la contea di Stockholm (14,4%). Nel decennio 1998- Baden-Württemberg (DE) 2008 tale indicatore è cresciuto soprattutto nelle regioni tedesche (nel Baden-Württemberg di +4 punti percentuali e nel Bayern Fonte: elab. Unioncamre del Veneto su dati Eurostat e Istat di +3,6) e in Lombardia (+2,7). In Veneto, invece, la quota
IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE di persone con almeno 65 anni sul totale della popolazione è Grafico 29 - Pil a parità di potere d'acquisto per abitante
aumentata nel periodo considerato di +2,2 punti percentuali. Per (valori in euro, PPS). Anno 2007
quanto riguarda i giovani, in Veneto nel corso dell'ultimo decennio
Île de France (FR) la percentuale delle persone nella fascia di età 0-14 anni sul totale della popolazione è crescita di quasi un punto percentuale, in linea con la variazione delle altre due regioni italiane e di quella della Cataluña. Mentre le regioni tedesche prese in considerazione Baden-Württemberg (DE) Emilia-Romagna (IT) hanno registrato una flessione dell'indicatore di oltre due punti L'andamento della composizione demografica per fascia di età si riflette anche nel tasso di natalità: tra il 1997 e il 2007 tale
indicatore si è ridotto di oltre due punti percentuali per il Baden- Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Wüttemberg e per il Bayern, mentre in Veneto rispetto al 1997 il
numero di nati ogni mille abitanti è cresciuto di quasi un punto e
Grafico 30 - Pil in milioni di euro PPS. Anno 2007
in Emilia-Romagna di quasi due punti (Tav.4). Nel 2007 in Veneto
Île de France (FR) sono nati circa 10 bambini ogni mille abitanti, un valore che non si discosta molto da quello registrato dall'Emilia-Romagna e dalla Baden-Württemberg (DE) Lombardia. Superiore al 10 per mille è stato invece il tasso di natalità della Cataluña, della contea di Stockholm e dell'Île de France. Il Baden-Württemberg e il Bayern hanno invece registrato entrambi nel 2007 un tasso di natalità pari all'8,6 per mille (Graf.28). Del resto, l'andamento delle regioni tedesche conferma la generale Emilia-Romagna (IT) inflessione demografica che sta affliggendo la Germania. Nell'arco di un decennio (1997-2007) il tasso di mortalità si è
100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 ridotto in tutte le regioni europee del confronto, anche se nel 2007 Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Centro studi Unioncamere del Veneto le regioni italiane hanno registrato i valori più elevati per questo Grafico 31 - Reddito disponibile per abitante (valori in euro, PPCS). Anno 2006
indicatore. In particolare, in Veneto sono stati registrati 9,1 decessi
ogni mille abitanti. Tuttavia, progressi nelle condizioni economico-
Île de France (FR) sociali di un Paese e migliori stili di vita possono incrementare la Baden-Württemberg (DE) vita media degli individui di una determinata area geografica. In Emilia-Romagna (IT) termini di speranza di vita alla nascita nel 2008 in Veneto le
donne (85 anni) hanno registrato una vita media più lunga rispetto agli uomini (79,2 anni), in linea con la tendenza osservata nelle altre regioni europee del confronto.
In riferimento al Pil pro capite in parità di potere d'acquisto
(PPA), si era già evidenziato come nel 2007 il Veneto, con più di
30 mila euro per abitante, fosse per ricchezza simile all'Austria, Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat alla Svezia e alla Danimarca (Graf.7). Dal confronto regionale
europeo emerge invece che nel 2007 il Pil pro capite del Veneto
Grafico 32 - Tasso di occupazione 15-64 anni. Anno 2008
misurato in PPA, seppur superiore alla media nazionale (25.800 euro per abitante) ed europea (circa 25 mila euro), è inferiore a quello di tutte le altre regioni europee analizzate (Graf.29). Con Baden-Württemberg (DE) una differenza di oltre 10 mila euro pro capite superano la nostra regione l'Île de France (42 mila euro) e la contea di Stockholm (41 Emilia-Romagna (IT) mila). Inoltre, considerando la variazione percentuale del Pil pro capite tra il 1997 e il 2007, le regioni italiane hanno sperimentato Île de France (FR) la crescita economica più contenuta (pari a circa il +30%) rispetto alle altre regioni europee del confronto, che hanno invece accresciuto più marcatamente la loro ricchezza. In particolare, merita attenzione la variazione percentuale del Pil pro capite della Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE Calaluña, che nel decennio è aumentato di circa il +65 per cento, Grafico 33 - Tasso di occupazione femminile 15-64 anni.
la crescita maggiore osservata tra le regioni del confronto e più Anno 2008
che doppia rispetto a quella del Veneto.
In termini di reddito prodotto espresso in standard di potere
d'acquisto, nel confronto con i Paesi dell'UE27 il Veneto ha
Baden-Württemberg (DE) evidenziato un valore di poco inferiore a quella di Finlandia ed Île de France (FR) Irlanda e superiore a ben nove Stati membri. Tuttavia nel confronto con le principali regioni europee competitor la nostra regione, Emilia-Romagna (IT) con 145,5 miliardi di euro a prezzi correnti, è seguito solo dalla contea di Stockholm e dall'Emilia-Romagna (Graf.30). Nel 2007 l'Île de France ha invece registrato un valore aggiunto più che triplo rispetto a quello del Veneto e pari a 488,6 miliardi di euro,
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat seguito dalle regioni tedesche (il Bayern con circa 424 miliardi di euro e il Baden-Württemberg con 350 miliardi).
Grafico 34 - Tasso di occupazione 55-64 anni. Anno 2008
La stessa situazione viene evidenziata dal confronto con il reddito disponibile pro capite: nel 2006 con più di 16 mila
euro per abitante la Cataluña, la contea di Stockholm e il Veneto
Baden-Württemberg (DE) hanno mostrato i valori più bassi tra le regioni europee considerate, mentre l'Île de France si conferma la regione europea più ricca (oltre 20 mila euro per abitante) (Graf.31). Nel periodo 2000-2006 Île de France (FR) l'Île de France è risultata anche la regione europea tra quelle di Emilia-Romagna (IT) confronto in cui il reddito disponibile per abitante è cresciuto in maniera più sostenuta (+23,6%). Per esaminare la situazione del Veneto nel contesto regionale
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat europeo è inoltre necessario valutare i progressi compiuti dalla Centro studi Unioncamere del Veneto regione rispetto agli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona. Grafico 35 - Tasso di disoccupazione. Anno 2008
Sebbene infatti l'Italia, come molti altri Paesi in Unione europea, sia ancora piuttosto lontana dai target di Lisbona, all'interno dei confini nazionali il Veneto risulta vicino ai traguardi fissati per il
Île de France (FR) Nel 2008 il tasso di occupazione del Veneto, pari al 66,4 per
cento, è risultato superiore alla media europea (65,9%), come per tutte le altre regioni europee qui considerate, ma ha registrato il Baden-Württemberg (DE) valore più basso del confronto (Graf.32). Dall'analisi emerge inoltre che solo cinque regioni superano la soglia del 70 per cento stabilita a Lisbona e rinnovata al 75 per cento dalla strategia Emilia-Romagna (IT) Europa 2020. In particolare, ai vertici di questa comparazione regionale europea Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat troviamo la contea di Stockholm, la cui popolazione nel 2008 è risultata occupata per il 77 per cento, il South East con il 76 per Grafico 36 - Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni).
cento, le due regioni tedesche con circa il 75 per cento ed infine Anno 2008
l'Emilia-Romagna, che con un tasso di occupazione pari al 70,2 per Île de France (FR) cento è riuscita a centrare l'obiettivo di Lisbona. Rispetto al 2000 le uniche regioni europee del confronto che hanno registrato una flessione del tasso di occupazione sono state il South East (-1,2 punti percentuali tra il 2000 e il 2008) e la contea di Stockholm Emilia-Romagna (IT) (-0,9 punti) (Tav.11). Sul versante opposto, Lombardia e Cataluña, con un tasso occupazionale nel 2008 pari rispettivamente al 67 e Baden-Württemberg (DE) 69,9 per cento, hanno mostrato l'incremento più significativo del confronto e pari per entrambe a +5,9 punti percentuali rispetto al 2000. Anche il Veneto, a differenza della deludente performance
Fonte : elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE del 2008, ha registrato nel periodo considerato una sostenuta Grafico 37 - Tasso di disoccupazione femminile. Anno 2008
crescita dell'indicatore: il tasso di occupazione è infatti cresciuto di +4,3 punti percentuali.
Nonostante la maggior partecipazione femminile al mercato del Île de France (FR) lavoro di questi ultimi anni, nel 2008 la percentuale di donne
occupate in Veneto sul totale della popolazione femminile è stata
soltanto del 55,5 per cento, lontana dalla media europea (59%) e dall'obiettivo di Lisbona (60%), che è stato invece conseguito Baden-Württemberg (DE) dall'Emilia-Romagna (62,1%) (Graf.33). Per quanto riguarda invece le regioni estere esaminate, nel 2008 tutte hanno superato la media Emilia-Romagna (IT) europea e la soglia del 60 per cento. In particolare, la contea di Stockholm ha registrato un tasso di occupazione femminile pari Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat al 75,1 per cento. Rispetto al 2000, l'indicatore è diminuito nella contea di Stockholm (-3 punti percentuali) ed è rimasto stabile Grafico 38 - Tasso di disoccupazione di lunga durata.
nel South East. In tutte le altre regioni del confronto si è invece Anno 2008
verificato un incremento, più marcato in Cataluña (+10,8 punti) Île de France (FR) e Lombardia (+8,4 punti). Il Veneto, nonostante nel 2008 abbia
Baden-Württemberg (DE) registrato un basso tasso di occupazione femminile, ha evidenziato un aumento dell'indicatore di quasi +7 punti percentuali rispetto al 2000 (Tav.12). Emilia-Romagna (IT) Per quanto riguarda il tasso di occupazione nella fascia
di età 55-64 anni la contea di Stockholm, il South East e le
regioni tedesche mostrano i valori più elevati fra le regioni europee considerate, come del resto per tutti gli altri indicatori occupazionali, e, insieme alla Cataluña, superano anche la soglia dell'obiettivo di Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Centro studi Unioncamere del Veneto Lisbona del 50 per cento. Nel 2008 in Veneto il 32,2 per cento
Grafico 39 - Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni.
delle persone con età compresa tra i 55 e i 64 anni era occupato, Anno 2008
valore superiore solo alla Lombardia, lontano dalla media europea (45,6%) e dall'obiettivo di Lisbona. Rispetto al 2000 il Veneto ha
tuttavia registrato un incremento di +6,5 punti percentuali nella quota di persone occupate in età avanzata (Tav.13). Le altre regioni Baden-Württemberg (DE) italiane e alcune di quelle estere hanno invece sperimentato una crescita più sostenuta. In particolare nel Baden-Württemberg e nel Île de France (FR) Bayern il tasso di occupazione nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni Emilia-Romagna (IT) è cresciuto di circa +16 punti percentuali rispetto al 2000. Nonostante le deboli performance occupazionali, il tasso di
disoccupazione del Veneto è risultato costantemente al di sotto
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat del livello italiano e uno dei più bassi in ambito europeo. Nel 2008 il 3,5 per cento della forza lavoro era in cerca di occupazione, valore in Grafico 40 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con
istruzione terziaria (Inc. % sul totale). Anno 2008
linea con quello registrato in Emilia-Romagna (3,2%) e in Lombardia (3,7%) (Graf.35). La Cataluña e l'Île de France si posizionano invece oltre la media europea (7%), registrando per l'anno 2008 un tasso Île de France (FR) di disoccupazione pari rispettivamente al 9 e 7,2 per cento. Rispetto al 2000 in tutte le nove regioni europee considerate la quota dei Baden-Württemberg (DE) disoccupati sulla forza lavoro è leggermente aumentata o rimasta stabile. Nella contea di Stockholm si è registrata la crescita più Emilia-Romagna (IT) marcata (+2 punti percentuali). Anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) del
Veneto è tra i più bassi a livello europeo (Graf.36): nel 2008 la
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat regione ha segnato una disoccupazione per i giovani pari al 10,7 IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE per cento, valore inferiore alla media europea (15,6%). Il Bayern Grafico 41 - Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha
e il Baden-Württemberg sono riusciti ad assorbire nel mercato del partecipato alla formazione permanente
(Inc. % sul totale). Anno 2008
lavoro ancora più giovani ed il loro tasso di disoccupazione si è attestato nel 2008 a circa il 6 per cento. Valori superiori al 18 per cento sono stati invece conseguiti dalla Cataluña, dall'Île de France Baden-Württemberg (DE) e dalla contea di Stockholm. Nel periodo 2000-2008 il Veneto
ha registrato un aumento del tasso di disoccupazione giovanile pari a +1,2 punti percentuali, mentre nelle altre regioni italiane Île de France (FR) del confronto l'indicatore è leggermente diminuito (Lombardia Emilia-Romagna (IT) -0,6 punti percentuali, Emilia-Romagna -1 punti). La contea di Stockholm ha invece sperimentato le difficoltà maggiori in termini di inclusione lavorativa degli individui tra i 15 e i 24 anni: nel 2008 il Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat tasso è aumentato di quasi +12 punti percentuali rispetto al 2000. Nel 2008 il Veneto ha registrato una bassa percentuale
Grafico 42 - Spesa in R&S (in % sul Pil). Anno 2005
di donne disoccupate pari al 5,2 per cento della forza lavoro
femminile, valore inferiore a quello dell'Île de France (6,5%) e Baden-Württemberg (DE) in linea con la contea di Stockholm (5,3%), mentre tra le regioni Île de France (FR) europee oggetto del confronto solo la Cataluña (9%) ha superato la media europea (7,5%) (Graf.37). Nel 2008 il South East, con il 4,1 per cento della forza lavoro femminile in stato di disoccupazione, ha registrato un valore analogo a quello dell'Emilia-Romagna (4,3%). Emilia-Romagna (IT) Nel periodo 2000-2008 quasi tutte le regioni considerate hanno visto una diminuzione del tasso di disoccupazione femminile, in particolare il Veneto ha registrato il calo più modesto e pari a
circa un punto percentuale (Tav.16).
Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat Centro studi Unioncamere del Veneto Nel 2008 il tasso di disoccupazione di lunga durata del
Grafico 43 - Brevetti presentati all'EPO
Veneto, pari al 31,4 per cento, è risultato inferiore alla media
(richieste per milione di abitanti). Anno 2005
europea (37,2%), ma non il più basso del confronto. Nella contea Baden-Württemberg (DE) di Stockholm la percentuale di disoccupati da più di dodici mesi sul totale delle persone in cerca di occupazione si è attestata al 14,2 per cento, in Cataluña al 16,9 per cento e in South East al Île de France (FR) 17,6 per cento (Graf.38). Il Bayern, l'Île de France e il Baden- Emilia-Romagna (IT) Württemberg hanno invece registrato per l'anno 2008 livelli di disoccupazione di lunga durata superiori al 40 per cento. Nel periodo 2000-2008 il Veneto figura tra quelle regioni che non
sono riuscite a contrastare la disoccupazione di lunga durata: la regione, insieme all'Emilia-Romagna e all'Île de France, ha Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat e Istat infatti registrato un aumento del tasso. La Cataluña invece ha sperimentato nel corso degli ultimi anni la riduzione più Grafico 44 - Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-
alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008
significativa (-27,4 punti percentuali).
Nel 2008 il Veneto ha registrato un basso tasso di attività
Baden-Württemberg (DE) (68,9%), collocandosi al di sotto della media europea (70,9%) (Graf.39). Dall'analisi fin qui svolta si evince quindi che la nostra Emilia-Romagna (IT) regione è caratterizzata da un basso tasso di disoccupazione ma anche da una debole partecipazione al mercato del lavoro. Seguono le altre regioni italiane del confronto, mentre tra le regioni estere Stockholm con l'81,3 per cento, il South East con il 79,4 per cento Île de France (FR) e il Bayern con il 78,4 per cento raggiungono i valori più elevati. Tra il 2000 e il 2008 il tasso di attività del South East è rimasto pressoché stazionario (-0,6 punti percentuali), mentre nello stesso Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE periodo il Veneto, la Cataluña, il Bayern e il Baden-Württemberg
Grafico 45 - Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia
hanno registrato una crescita modesta. (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008
La conoscenza è lo strumento attraverso cui la Strategia di Lisbona (prima) ed Europa 2020 (oggi) mirano a creare nuovi e migliori posti di lavoro e ad aumentare la produttività del lavoro Île de France (FR) per una crescita economica più competitiva e sostenibile. A tal fine la percentuale di popolazione tra i 25 e i 64 anni con
istruzione terziaria sul totale della popolazione della medesima
Baden-Württemberg (DE) fascia di età si rileva un indicatore utile per individuare la diffusione di competenze di alto livello all'interno di un territorio. Nel 2008 Emilia-Romagna (IT) il Veneto è risultato la regione europea del confronto con la più
bassa incidenza di persone laureate (12,9%) (Graf.40). Valori non Fonte: elab. Unioncamere del Veneto su dati Eurostat molto differenti sono stati individuati anche per le altre regioni italiane del confronto: nel 2008 in Lombardia e in Emilia-Romagna contea di Stockholm la quota di persone con formazione terziaria circa il 15-16 per cento della popolazione aveva concluso un è aumentata solo di +1,7 punti percentuali. percorso di alta formazione. A registrare i valori più elevati del La percentuale di popolazione (25-64 anni) che ha
confronto sono state invece le regioni del Nord Europa, Stockholm partecipato alla formazione permanente è un altro
e South East, con rispettivamente il 40,2 e il 34,5 per cento della indicatore utilizzato dalla Commissione europea per misurare popolazione che ha conseguito un titolo di istruzione terziaria, e il livello di conoscenza degli adulti. L'istruzione durante tutto il l'Île de France (38,3%). Le regioni che partivano da un basso corso della vita è un mezzo attraverso cui gli adulti riqualificano livello di partecipazione a corsi di alta formazione hanno però le proprie competenze e aumentano la propria produttività per vissuto recentemente gli incrementi più sostenuti: tra il 2000 e riorientarsi professionalmente su un mercato del lavoro in costante il 2008 l'indicatore in Emilia-Romagna e in Lombardia è cresciuto mutamento. La Strategia di Lisbona aveva stabilito che entro il di circa +8 punti percentuali, seguono il South East (+6,8 punti) 2010 il 12,5 per cento della popolazione in età tra i 25 e i 64 e il Veneto (+6,4 punti). Viceversa, nello stesso periodo nella
anni doveva essere coinvolta in un corso di studio o di formazione Centro studi Unioncamere del Veneto professionale. Tuttavia, in termini di apprendimento lungo tutto il Veneto è la regione che investe meno in R&S rispetto alle altre
corso della vita le regioni italiane del confronto registrano valori regioni europee del confronto e la sua percentuale di spesa sul Pil è inferiori sia alla media europea (9,3%) sia alla soglia di Lisbona addirittura inferiore all'1 per cento. Seguono le altre regioni italiane (Graf.41). In particolare, nel 2008 in Veneto solo il 6,5 per cento
che, insieme alla Cataluña, detengono comunque una percentuale della popolazione tra i 25 e i 64 anni di età ha partecipato a corsi di spesa inferiore alla media europea (1,8%) e anche all'obiettivo di formazione ed istruzione nelle quattro settimane precedenti di Lisbona. Nel 200522 il South East e il Bayern hanno superato la rilevazione. Dall'analisi emerge inoltre un marcato distacco la spesa in R&S sul Pil effettuata in media dagli Stati membri, tra le percentuali della contea di Stockholm e del South East e mentre Stockholm, il Baden-Württemberg e l'Île de France hanno quelle delle altre regioni del confronto: nel 2008 le prime hanno raggiunto e oltrepassato il target del 3 per cento. L'analisi del medio infatti sperimentato alti tassi di partecipazione alla formazione periodo (2000-2005) rileva invece che in Veneto la percentuale
permanente e pari rispettivamente al 21,8 e 21,4 per cento. di spesa in R&S sul Pil regionale è rimasta stazionaria (+0,1 punti Stockholm e il South East superano quindi di gran lunga sia la percentuali). La performance più significativa è stata quella del media europea che il target di Lisbona e registrano una differenza Baden-Württemberg, la cui spesa in R&S sul Pil è aumentata di rispetto alle altre regioni di più di 12 punti percentuali. L'analisi +0,4 punti percentuali rispetto al 2000. del medio periodo evidenzia tuttavia che queste due regioni sono Il numero di richieste di brevetti ad alta tecnologia
quelle che hanno conosciuto l'aumento meno accentuato di tale depositate all'EPO per milione di abitanti fornisce una misura
indicatore. Il Veneto è invece caratterizzato sia da un basso livello
del grado di conoscenza tecnologica. Attraverso questo indicatore di partecipazione alla formazione permanente che da una modesta si evidenzia un profondo differenziale tra le regioni prese in crescita dell'indicatore nel periodo 2000-2008. considerazione: la Cataluña ha presentato nel 2005 circa 71 richieste Dal 2000 la Commissione europea monitora i progressi ottenuti ogni milione di abitanti contro i 566,5 del Baden-Württemberg dai vari Stati membri nell'aumentare la competitività attraverso la (Graf.43). Tuttavia, nel corso del 2005 in media in Unione europea ricerca e l'innovazione. Uno degli strumenti d'analisi utilizzato è sono state depositati all'EPO 106 brevetti ogni milione di abitanti. Il la percentuale di spesa in R&S sul Pil. La Strategia di Lisbona
Veneto dimostra invece una modesta propensione alla creazione
aveva stabilito il target del 3 per cento da raggiungere entro il 22 Ultimo anno per cui sono disponibili dati regionali completi a livello europeo per 2010, che è stato riconfermato dalla strategia Europa 2020. Il questo indicatore.
IL VENETO E LE REGIONI EUROPEE di alta tecnologia: nello stesso anno la regione ha presentato circa La percentuale di addetti nei servizi ad alto contenuto
132 brevetti ogni milione di abitanti, uno dei valori più bassi del tecnologico sul totale occupati del Veneto è risultata meno
confronto regionale europeo, pur superando la media europea. rilevante rispetto a quella per le imprese ad alta e medio-alta Tuttavia, nel periodo 2000-2005 il Veneto ha incrementato il
tecnologia. Infatti, nel 2008 solo il 2,6 per cento degli occupati numero di richieste all'EPO di circa +32 unità, segue il Baden- veneti lavorava nei servizi high tech, segue l'Emilia-Romagna con Württemberg con 71,5 brevetti in più depositati nell'arco di un il 2,3 per cento. Sul versante opposto, la contea di Stockholm ha quinquennio. Cinque regioni del confronto hanno invece registrato presentato nel 2008 un'incidenza più che tripla rispetto alla nostra una flessione dell'indicatore, in particolare la diminuzione più regione e l'incremento maggiore del periodo 1998-2008, pari a marcata è stata quella della contea di Stockholm (-50 brevetti ogni +1,3 punti percentuali. Nell'arco dell'ultimo decennio il Veneto si
milione di abitanti tra il 2000 e il 2005).
è invece caratterizzato per una modesta crescita della quota degli L'innovazione tecnologica finalizzata al settore produttivo occupati nei servizi ad alto contenuto tecnologico (+0,5 punti). manifatturiero e dei servizi è una componente indispensabile per la Tra le regioni italiane quella che evidenzia la miglior performance formazione di valore aggiunto nei comparti high tech dell'industria e è tuttavia la Lombardia, il cui indicatore è cresciuto di un punto del settore terziario. In particolare, in riferimento all'occupazione
percentuale tra il 1998 e il 2008.
del settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia
nel 2008 il Veneto e le altre regioni italiane considerate hanno
mostrato una situazione migliore rispetto ai precedenti indicatori
di tecnologia. Tali regioni hanno registrato una percentuale degli
occupati impiegati nei comparti manifatturieri ad alto contenuto
tecnologico sul totale di oltre il 10 per cento, precedute dal Baden-
Württemberg (18,2%) e dal Bayern (13,4%) (Graf.44). Tra il 1998
e il 2008 il Veneto è tuttavia la regione del confronto che ha
sperimentato la crescita più sostenuta di tale indicatore e pari a
quasi un punto percentuale.
Centro studi Unioncamere del Veneto Elenco delle 1. Popolazione
Tavola 1. Superficie, popolazione residente e densità abitativa. Anni 1998 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Tavola 2. Popolazione residente (in migliaia). Anni 1998, 2003 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11Tavola 3. Popolazione residente per età (Inc. % sul totale). Anni 1998 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13Tavola 4. Tasso di natalità e di mortalità. Anni 1997, 2007 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15Tavola 5. Speranza di vita alla nascita. Anni 1998 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17Tavola 6. Incidenza della popolazione straniera (valori percentuali). Anni 1997, 2003 e 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 2. Contesto economico
Tavola 7. Pil a parità di potere d'acquisto per abitante (valori in euro, PPS). Anni 1997, 2004 e 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . 21Tavola 8. Pil in milioni di euro PPS. Anni 1997, 2004 e 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23Tavola 9. Tasso di crescita del Pil (valori percentuali su valori concatenati con anno di riferimento 2000). Tavola 10. Reddito disponibile per abitante (valori in euro, PPCS). Anni 1996, 2000 e 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27 Tavola 11. Tasso di occupazione 15-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31Tavola 12. Tasso di occupazione femminile 15-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33Tavola 13. Tasso di occupazione 55-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35Tavola 14. Tasso di disoccupazione. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37Tavola 15. Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni). Anni 2000, 2004 e 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39Tavola 16. Tasso di disoccupazione femminile. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41Tavola 17. Tasso di disoccupazione di lunga durata. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43Tavola 18. Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni. Anni 2000, 2004, 2008 e 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45Tavola 19. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria (Inc. % sul totale). Anni 2000, 2004 e 2008 . . . . . . . . 47Tavola 20. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato alla formazione permanente (Inc. % sul totale). Anni 2000, 2004 e 2008 . 49 4. Innovazione e ricerca
Tavola 21. Spesa in R&S (in % sul Pil). Anni 2000, 2005 e 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53Tavola 22. Brevetti presentati all'EPO (richieste per milione di abitanti). Anni 2000, 2005 e 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . 55Tavola 23. Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anni 1998, 2004 e 2008 . . . . . 57Tavola 24. Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anni 1998, 2004 e 2008 . . . . . . . . . . 59 Centro studi Unioncamere del Veneto 1. Popolazione
2. Contesto economico
Grafico 7. Pil a parità di potere d'acquisto per abitante (valori in euro, PPS). Anno 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22Grafico 8. Pil in milioni di euro PPS. Anno 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24Grafico 9. Tasso di crescita del Pil (valori % su valori concatenati con anno di riferimento 2000). Anno 2009. . . . . . . . . . . . . . 26Grafico 10. Reddito disponibile per abitante (valori in euro, PPCS). Anno 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28 Grafico 11. Tasso di occupazione 15-64 anni. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32Grafico 12. Tasso di occupazione femminile 15-64 anni. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34Grafico 13. Tasso di occupazione 55-64 anni. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36Grafico 14. Tasso di disoccupazione. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38Grafico 15. Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40Grafico 16. Tasso di disoccupazione femminile. Anno 2009. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42Grafico 17. Tasso di disoccupazione di lunga durata. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44Grafico 18. Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni. Anno 2009 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46Grafico 19. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria (Inc. % sul totale). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . 48Grafico 20. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato alla formazione permanente (Inc. % sul totale). Anno 2008 . . . . . 50 4. Innovazione e ricerca
Grafico 21. Spesa in R&S (in % sul Pil). Anno 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 54Grafico 22. Brevetti presentati all'EPO (richieste per milione di abitanti). Anno 2005 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 56Grafico 23. Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008 . . . . . . . . . 58Grafico 24. Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . 60 5. Il Veneto e le regioni europee
Grafico 25. Densità abitativa (ab/Kmq). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63Grafico 26. Popolazione residente (Var. % 1998-2008) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 63Grafico 27. Popolazione residente con età >= 65 anni (Inc. % sul totale). Anno 2008. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64Grafico 28. Tasso di natalità. Anni 1997 e 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 64Grafico 29. Pil a parità di potere d'acquisto per abitante (valori in euro, PPS). Anno 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65Grafico 30. Pil in milioni di euro PPS. Anno 2007 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 65Grafico 31. Reddito disponibile per abitante (valori in euro, PPCS). Anno 2006 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66Grafico 32. Tasso di occupazione 15-64 anni. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 66Grafico 33. Tasso di occupazione femminile 15-64 anni. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67Grafico 34. Tasso di occupazione 55-64 anni. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67Grafico 35. Tasso di disoccupazione. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68Grafico 36. Tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68Grafico 37. Tasso di disoccupazione femminile. Anno 2008. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69Grafico 38. Tasso di disoccupazione di lunga durata. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 69Grafico 39. Tasso di attività della popolazione in età 15-64 anni. Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 70Grafico 40. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni con istruzione terziaria (Inc. % sul totale). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . 70Grafico 41. Popolazione di età compresa tra 25 e 64 anni che ha partecipato alla formazione permanente (Inc. % sul totale). Anno 2008 . . . . . 71Grafico 42. Spesa in R&S (in % sul Pil). Anno 2005 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 71Grafico 43. Brevetti presentati all'EPO (richieste per milione di abitanti). Anno 2005 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 72Grafico 44. Occupazione nel settore manifatturiero ad alta e medio-alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008 . . . . . . . . . 72Grafico 45. Occupazione nel settore dei servizi ad alta tecnologia (Inc. % sul totale occupati). Anno 2008 . . . . . . . . . . . . . . . 73 Centro studi Unioncamere del Veneto Siti Internet consultati
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Il Veneto in Europa
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WALTER HALLSTEIN-INSTITUT FÜR EUROPÄISCHES VERFASSUNGSRECHT HUMBOLDT-UNIVERSITÄT ZU BERLIN WHI – Materials 2/03 RALF KANITZ/PHILIPP STEINBERG (HRSG.) NEUE RECHTSPRECHUNG DER EUROPÄISCHEN GERICHTE (EUGH, EUG) EXAMENSRELEVANTE ENTSCHEIDUNGEN KOMPAKT DARGESTELLT, KOMMENTIERT UND RECHTLICH EINGEORDNET Ralf Kanitz/Philipp Steinberg (Hrsg.), Neue Rechtsprechung der Europäischen Gerichte (EuGH, EuG). Examensrelevante Entscheidungen kompakt, Berlin, April 2003 Kontakt: Walter Hallstein-Institut für europäisches Verfassungsrecht Juristische Fakultät Humboldt-Universität zu Berlin Unter den Linden 6 D 10099 Berlin Tel.: ++49 (0) 30 2093 3440 Fax: ++49 (0) 30 2093 3449 www.whi-berlin.de Email: ralf.kanitz@web.de und psteinberg@rz.hu-berlin.de

High diversity of hepatitis c viral quasispecies is associated with early virological response in patients undergoing antiviral therapy

High Diversity of Hepatitis C Viral Quasispecies Is Associated with Early Virological Response in Patients Undergoing Antiviral Therapy Xiaofeng Fan,1,2 Qing Mao,3,4 Donghui Zhou,1,5 Yang Lu,1 Jianwei Xing,1 Yanjuan Xu,1 Stuart C. Ray,3 and Adrian M. Di Bisceglie1,2 Differential response patterns to optimal antiviral therapy, peginterferon alpha plus ribavi-rin, are well documented in patients with chronic hepatitis C virus (HCV) infection. Amongmany factors that may affect therapeutic efficiency, HCV quasispecies (QS) characteristicshave been a major focus of previous studies, yielding conflicting results. To obtain a com-prehensive understanding of the role of HCV QS in antiviral therapy, we performed thelargest-ever HCV QS analysis in 153 patients infected with HCV genotype 1 strains. A totalof 4,314 viral clones spanning hypervarible region 1 were produced from these patientsduring the first 12 weeks of therapy, followed by detailed genetic analyses. Our data show anexponential distribution pattern of intrapatient QS diversity in this study population inwhich most patients (63%) had small QS diversity with genetic distance (d) less than 0.2. Thegroup of patients with genetic distance located in the decay region (d>0.53) had a signifi-cantly higher early virologic response (EVR) rate (89.5%), which contributed substantiallyto the overall association between EVR and increased baseline QS diversity. In addition, EVRwas linked to a clustered evolutionary pattern in terms of QS dynamic changes. Conclusion:EVR is associated with elevated HCV QS diversity and complexity, especially in patients withsignificantly higher HCV genetic heterogeneity.(HEPATOLOGY 2009;50:1765-1772.)